E’ fissata per il prossimo 6 febbraio l’udienza della Corte Federale di appello. Udienza resa necessaria dal contemporaneo appello del Procuratore Federale e dell’avvocato della Fraglia Vela di Riva alla sentenza del Tribunale Federale resa nota nelle sue motivazioni lo scorso 11 dicembre. Le motivazioni della sentenza sono visibili qui Più specificatamente la Fraglia ricorre contro la deplorazione scritta che il Tribunale gli ha inflitto e il Procuratore nei confronti del proscioglimento di Santiago Lopez, istruttore della medesima Fraglia. Si tratta di due visioni opposte, su una sentenza che ha fatto molto discutere dato che delinea i comportamenti ammissibili in una scuola di vela. La nostra posizione è nota e facilmente rintracciabile nei numerosi articoli scritti sull’argomento. Rimaniamo alla finestra in attesa di questa nuova imminente puntata. Decisiva. Nel frattempo, come è noto, la FIV ha scelto, discutibilmente, di non commentare ufficialmente la sentenza ma, contestualmente, si è dotata di un Codice Etico che da quest’anno viene esteso automaticamente a tutti i tesserati (sinora veniva sottoscritto soltanto dai componenti delle squadre nazionali olimpiche). Nelle prossime ore il Codice verrà diffuso on line. La novità è un significativo passo in avanti su quali comportamenti la FIV si aspetta dai propri tesserati, un arma preziosa per sedare e dipanare assai meglio in futuro casi simili a quello in questione. Tuttavia, la pur encomiabile iniziativa del Consiglio Federale, è del tutto vana di fronte all’ostinatezza con la quale la Fraglia ha affrontato e affronta la vicenda. Non importa che la cattiva pubblicità derivata vada ben oltre i confini di Riva del Garda. Di tutto questo, alla locale Fraglia, resa semicieca dal suo provincialismo, sembra non importare niente a nessuno. Fatti loro? Non proprio. La Fraglia di Riva è libera di prendere a picconate la propria reputazione, ciò che le dovrebbe essere impedito è di estendere il danno all’intero movimento velico nazionale, cosa che invece sta accandendo da mesi.

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Il presidente FIV Francesco Ettorre è un uomo dinamico. Macina chilometri da un capo all’altro dell’Italia senza risparmiarsi. Per questo non ci ha sorpreso, nei giorni scorsi, vederlo prendere la parola nel corso dell’Assemblea Straordinaria della classe Optimist tenuta a Napoli in concomitanza con una importante regata. Ci pareva una importante occasione perfetta per chiarire la posizione della FIV in merito alle linee guida da tenere nelle scuole di vela, dopo che una sentenza del Tribunale Federale che ha assolto un istruttore dai modi come minimo rudi. Il Presidente ha ritenuto non fosse il caso di intervenire e così rimaniamo in attesa. L’ argomento, quello dei doveri/diritti degli allenatori dei giovanissimi è troppo importante per far finta di nulla e continueremo a sollecitare il Presidente su questo punto cruciale. Mandereste vostro figlio in una scuola di vela dove gli allenatori si comportano molto duramente e si usa un linguaggio triviale? Lei, Presidente, lo farebbe? La sua presenza a Napoli, silente sull’argomento, serve solo a rafforzare l’attuale gestione della classe Optimist. E, visto che non ha una preparazione tecnico agonistica (nel mondo velico si è occupato di tutt’altro) Presidente, si è accorto che risolto il problema della classe Laser, resta quello dell’Optimist, il problema centrale della vela italiana? Si chiama autoreferenzialità. La classe Optimist italiana produce campioncini che assai raramente o mai approdano, rimanendo in testa alla flotta, nelle classi olimpiche. Siccome il problema drammatico della vela italiana è che non produce medaglie olimpiche, si tratta di scegliere. Meglio lasciare le cose come stanno ed essere incapaci di conquistare medaglie olimpiche o avere il coraggio di intervenire alla radice del problema? E’ il quesito tecnico fondamentale che Ettorre si è trovato sul tavolo lasciatogli in eredità dal predecessore Charlie Cross. Per affrontarlo servivano e servono spalle molte larghe. Ettorre ha dimostrato di averle domando la questione Laser. Giocava fuori casa, un po’ alla sbaraglio. Qui, con gli Optimist, è ben diverso. Ci sono equilibri più delicati. La lunghissima permanenza del cavaliere Norberto Foletti al vertice della classe Optimist italiana ricorda molto quella di Macrino Macrì con Assolaser. Foletti è stato a lungo dirigente della Fraglia Vela di Riva. Ma non ha mosso un dito per salvare la reputazione del suo circolo travolto dalle accuse di bullismo al suo allenatore. Avrà avuto le sue buone ragioni. Che non coincidono con quelle della vela italiana. E quando ci siede troppo a lungo sulla stessa poltrona si finisce per far confusione tra se stessi e ciò che si rappresenta, fraintendendo alla radice il senso del volontariato sportivo. Il signor Foletti va ringraziato e accompagnato alla porta. Per la semplice ragione che la classe Optimist italiana in questi anni ha ingrassato a dismisura se stessa, ma ha fallito miseramente nella sua missione di fornire qualità alla vela olimpica italiana. Non siamo nel campo delle opinioni. Sono le medaglie olimpiche che misurano la bontà di un movimento velico. Il nostro è uno degli ultimi in campo mondiale. Un dirigente coscienzioso dovrebbe prendere il toro per le corna. Non farsi vedere ad un’assemblea contribuendo a diffondere il messaggio che tutto va bene. Non è così.

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Se Giorgia Cingolani fosse un Laser, sarebbe più ascoltata? Lo chiediamo provocatoriamente al presidente federale Francesco Ettorre brillante risolutore della diatriba sul caso Laser, ma non ancora in grado di fare lo stesso con la quindicenne Giorgia. Già, Ettorre incassa l’indubbio successo nel caso che da anni tiene in scacco l’intero movimento velico italiano, quello della classe Laser.ILCA ha finalmente provveduto a revocare il proprio riconoscimento ad Assolaser e si accinge ad autorizzare l’attività di AICL. E’ giusto attribuire alla guida della FIV il pieno merito della risoluzione finale. Ettorre è riuscito con determinazione dove il suo predecessore Carlo Croce aveva miseramente fallito, riportando in modo chiaro, netto, inequivocabile, la Federazione saldamente alla guida delle associazioni di classe. Ettorre ha reso possibile, ha fatto, ciò che Charlie Cross alla guida contemporaneamente di FIV e World Sailing, aveva fatto sembrare irrealizzabile. In termini politici è una vittoria enorme che in questi giorni il presidente può assoporare, ma non gustare sino in fondo. Lo scintillante successo nella vicenda Laser è infatti in parte offuscato, come una nube dispettosa che intralcia un’ alba perfetta, da l’eco, tutt’altro che spento, di altra questione, quella legata all’ultima sentenza del Tribunale Federale, ancora sul caso Fraglia Vela di Riva del Garda. Nessuno della FIV, non il presidente, non coloro che a vario titolo si occupano di vela giovanile (Alessandra Sensini in testa) ha ancora sentito il bisogno di prendere posizione rispetto ad una sentenza che nei fatti tratteggia un modello didattico che definire “ruvido” è forse eufemistico. Come non era difficile immaginare questo silenzio non ha prodotto buoni frutti. Sui social media in queste ore il dibattito è accesissimo. Gli amministratori della pagina Facebook Amici della Vela 2.0, al culmine di una delle molte discussioni infuocate, hanno deciso di bannare proprio la quindicenne Giorgia Cingolani, figlia di Barbara della Valle, la genitrice che ha sollevato il coperchio sui discutibili metodi educativi messi in atto nella scuola Optimist della Fraglia della Vela di Riva del Garda e, a sua volta, bannata dalla pagina. Per gli amministratori della pagina madre e figlia non si attenevano alle linee guida della pagina, non nella sostanza dei loro interventi, ma nella forma di alcuni. Difficile non ammettere che la critica avesse un fondamento. Eppure resta ben fondato il dubbio che altre strade per ottenere lo stesso scopo, magari più mirate (censurando specificatamente i passaggi oltre il consentito non completamente le persone) sarebbero risultate più efficaci. Così facendo si fa (si è fatta) una pericolosa confusione tra vittima e carnefice. Giorgia Cingolani è la testimone di un modello sbagliato (che uno dei club velici più importanti d’Italia mette in atto da anni), però ha un cattivo carattere. E quello di sua madre è pure peggio. No. No. Giorgia Cingolani è una vittima. Punto a capo. Barbara della Valle è la genitrice che ha sfidato uno dei circoli più potenti d’Italia perchè ha visto le sue figlie a disagio dopo aver frequentato una scuola vela organizzata in nome e per conto della Federazione Italiana Vela. Questo passaggio è fondamentale. La pagina Amici della Vela 2.0 rappresenta una delle comunità veliche più numerose sul più popolare dei social media. Ce ne siamo occupati in passato (vedi qui), ora ci interessa rilevare che a seguito della decisione di bannare Giorgia Cingolani, circa il 3% degli appartenenti al gruppo hanno deciso di lasciare il gruppo medesimo in segno di disapprovazione e/o solidarietà nei confronti della quindicenne. Una reazione forte. Decisa. Sulla quale forse gli amministratori di Amici della Vela 2.0 avvieranno una riflessione. O forse no. In fondo non ci riguarda. Quello che più preme è che sia la FIV, il suo presidente, a non ignorare questi messaggi. Che urlano di una speciale sensibilità sull’argomento che è semplicemente folle ignorare. Il problema del modello educativo da proporre nelle scuole vela federali così come è tratteggiato dalla sentenza che assolve Santiago Lopez, allenatore della Fraglia di Riva, deve essere discusso adesso. Lo slancio del sucesso nella vicenda Laser possa essere d’inerzia. Giorgia e Barbara sono logorroiche, insopportabili, pedanti. E fanno un mucchio di errori, generose come sono. Ma sono le vittime ed è impossibile non stare dalla loro parte.Oltre che a voler loro bene.

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C’è una velista adolescente che in questi giorni sta facendo parlare molto di se. Non per le sue imprese in regata, il Laser 4.7 è la sua barca, che pur sono notevoli non solo in campo nazionale, ma per ben altro. Il suo nome è Giorgia Cingolani. Ed è l’autrice di una denuncia sconvolgente che se avete dimenticato (risale al luglio scorso), vi consigliamo di rivedere qui. Questa denuncia, insieme a quella della madre di Giorgia, Barbara della Valle (la potete rivedere qui) e di un’altra mamma, Monica Lutterotti (la cui testimonianza potete rivedere qui) hanno portato al procedimento contro la Fraglia Vela di Riva del Garda e del suo allenatore Santiago Lopez. Come è noto quel procedimento si è concluso (le motivazioni della sentenza le trovate qui) con il proscioglimento di Lopez e una deplorazione scritta nei confronti del club velico di Riva del Garda. Le motivazioni hanno suscitato molte perplessità e parecchi malumori nei confronti di quali la presidenza FIV ha fatto sostanzialmente orecchie da mercante. Perchè se è certamente vero che le sentenze si rispettano, queste devono poter essere discusse specie come quando, come in questo caso, investono uno dei cardini del nostro sport, la sua porta d’ingresso principale, quella verso gli adolescenti. Il presidente Ettorre e il responsabile della vela giovanile Sensini devono uscire dalla banalità di “rispettiamo l’autonomia del Tribunale Federale” per affermare con chiarezza a quale modello di vela giovanile pensano. Quello eufemisticamente ruvido, definito dalle motivazioni della sentenza che sdogana il linguaggio triviale consentito all’istruttore Lopez, oppure un altro. Ma quale altro? Mentre aspettiamo una presa di posizione che tarda ad arrivare, la credibilità dell’intero impianto della vela giovanile italiana mostra tutte le sue crepe. Perchè l’intreccio che vede opposta la piccola/grande Giorgia Cingolani, sua sorella Carlotta e sua madre da un lato e la Fraglia Vela di Riva d’altra è lungi dall’essere finito. Non è concluso per la semplicissima ragione che i bambini, gli adolescenti sono strutturalmente incapaci di accettare le bugie. E nella sua giovanissima carriera di velista di gran talento, Giorgia Cingolani di bugie ne ha già viste troppe. Noi come lei siamo attoniti di fronte all’atteggiamento del suo vecchio circolo. Lo abbiamo scritto più volte, lo ripetiemo ancora in questo mondo di sordi: un club velico, a maggior ragione uno dei più importanti d’Italia e d’Europa, non può entrare in guerra con un bambino e con i suoi genitori. Se lo fa, non ha capito il proprio ruolo e il senso della propria esistenza. Un semplice incidente di percorso è diventato un caso nazionale per l’incapacità di un circolo di ammettere i propri errori, in principio piccoli, poi sempre più grandi in un crescendo travolgente. Incapace di vedere oltre il proprio naso il presidente della Fraglia Giancarlo Mirandola ha trascinato il suo circolo al minimo storico della sua popolarità, subendo una deplorazione scritta da parte del Tribunale Federale che è uno schiaffo a cinque dita al suo orgoglio e alla sua storia. Tutto questo pur di non ammettere che il suo allenatore Lopez si era comportato in modo incontrovertibilmente inadeguato. Già, si trattava di essere umili per un istante e riconoscere un errore. Ma essere umili, anche solo temporaneamente, non è proprio la migliore delle qualità del presidente Mirandola. Il presidente Ettorre avrebbe potuto indurre Mirandola ad evitare tutto questo. Ma non ne è stato capace. Il fatto che ci abbia provato a lungo parla in modo preoccupante dei suoi limiti come mediatore. Nella storia della FIV non c’era mai stato un circolo con un atteggiamento altrettanto ribelle rispetto al centro. E il precedente è pericoloso. Molto pericoloso. Così come lo è continuare a minimizzare la rabbia di Giorgia. Giorgia Cingolani ha scritto questa lettera al Procuratore Federale:

 

Denuncia di Giorgia Cingolani su Santiago Lopez

Procuratore sono Giorgia Cingolani e ho saputo che lei ha archiviato il procedimento su Santiago per quello che è successo a Malta l’anno scorso perché lui ha detto che non ha fatto assistenza ai tre della fraglia che regatavano e questo non è vero perché io ero in acqua e Santiago seguiva i tre in acqua e a terra. In acqua stava sul gommone di Cervia con l’istruttore Nicola Bissi. Santiago seguiva i 3 come sempre durante le regate, faceva i breafing e regolava le loro vele. Ricordo anche che durante il penultimo giorno in acqua ho protestato un ragazzino di Santiago, Alex de Murtas, e Santiago poi ha parlato con il mio allenatore Antonio Tamburin per chiedergli se io avevo poi fatto la protesta a terra. Questo glielo può confermare anche Antonio Tamburin. Tutto quello che sta succedendo non è bello e non mi piace perché io dico la verità.
Come tesserata FIV ho imparato che se vengo a conoscenza di qualcosa che è un illecito ho l’obbligo di denunciare e quindi io voglio denunciare che Santiago ha dichiarato il falso sia per il fatto di Malta ma anche per quello che ha dichiarato sull’episodio della palestra perché sono stata io ad accompagnare mia sorella in palestra il 7 febbraio e l’ho lasciata a Santiago che l’ha fatta entrare poi quando me ne sono andata la cacciata dalla palestra. Io voglio denunciare queste cose e voglio essere sentita.
Giorgia Cingolani
Chi si prende la responsabilità di dire a Giorgia che le sue speranze per una vela più pulita sono mal riposte? Vuol farlo lei presidente Ettorre?
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Il fatto che la FIV non abbia ritenuto opportuno aggiornarci dopo il suo Consiglio Federale in merito alla situazione della classe Laser non significa ovviamente che niente sia successo. L’ultima puntata ufficiale risale allo scorso 5 dicembre, quando si sono incontrati a Genova con il presidente Francesco Ettorre il rappresentante ILCA e i vertici di AICL. All’incontro era invitata anche Assolaser, che ha ritenuto non intervenire. Oggi sappiamo perchè. Non che il particolare sia sostanzialmente rilevamente: dalla riunione in questione è uscita la richiesta ufficiale della FIV a ILCA di disconescere Assolaser e riconoscere AICL. Cosa peraltro non ancora accaduta. Un passo alla volta. La novità di questa sera è il comunicato che Assolaser ha emesso dopo la propria assemblea tenutasi nel pomeriggio a Milano. Il comunicato è questo:

Da tempo abbiamo abbandonato la logica come strumento per decifrare i comportamenti di Assolaser in questi ultimi anni. Questo comunicato è concentrato di tutti i suoi difetti. Certo colpisce l’ardire nel definire AICLassociazione pirata” e molto altro. Ma colpisce molto di più che, pur definendola “remota e infaustaAssolaser per la prima volta ammette la possibilità che ILCA possa revocargli il riconoscimento come distretto. Siamo dunque ai titoli di coda. La FIV resta in attesa di comunciazioni da ILCA circa quel passaggio per la prima volta ammesso persino da Assolaser. Ci risulta che la FIV abbia già sollecitato ILCA che continua nella sua incomprensibile melina. Peccato non saperlo direttamente dalla FIV. Peccato che la FIV stessa al termine di un Consiglio Federale protrattosi per due giorni non abbia ritenuto necessario aggiornare la situazione. Trasparenza è una bella parola che i politici, anche quelli sportivi, usano spesso prima di essere eletti. E poi dimenticano nel corso del mandato.

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E’ previsto per domani a Roma il Consiglio Federale FIV. Non conosciamo ufficialmente l’ordine del giorno, ma saremmo molto sorpresi che non riguardasse le conseguenze della ormai famosa motivazione della sentenza su l’ultima puntata del caso Fraglia Vela Riva/Lopez vs Della Valle/Lutterotti e la situazione nella classe Laser. Cominciamo da quest’ultima. Domani saranno passati 10 giorni dall’ultimo incontro a Genova tra il presidente Francesco Ettorre e il delegato ILCA Jeff Martin. Incontro concluso con la richiesta ufficiale della FIV di disconescere Asssolaser e riconoscere AICL, richiesta alla quale ILCA si era impegnata di rispondere entro pochi giorni. I pochi giorni sono abbondantemente passati e della risposta non c’è traccia. Che succede adesso? Siamo ansiosi di saperlo e chiediamo che dal Consiglio Federale esca una posizione chiara in tal senso. Anche se sembra difficile crederlo, la situazione innescata dalla motivazione all’ultima sentenza del Tribunale Federale è ancora più complessa. In ballo c’è l’intera reputazione delle scuole di vela italiane. Come dimostra la lettera che abbiamo appena ricevuto:E’ indispensabile che il presidente Francesco Ettorre e la responsabile della vela giovanile Alessandra Sensini forniscano risposte univoche. Altrimenti possiamo aspettarci una cosa sola: che gli iscritti alle scuole vela, minate nella loro credibilità, del prossimo anno calino drasticamente. E’ questo che vuole la FIV? Domani lo sapremo.

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Troviamo di un raro squallore che Alessandra Sensini, responsabile della vela giovanile, trovi il tempo e il modo di farsi un selfie con la brava Giorgia Speciale in testa alla classifica ai mondiali giovanili in corso in Cina. Ci pare infatti al limite dell’offensivo nei confronti di tutti i ragazzi della vela italiana che immeritatamente in questo caso la Sensini rappresenta, trovare il tempo per queste facezie, ma non trovarlo per esprimere un parere sulla sentenza che nei giorni scorsi ha scosso alle fondamenta al vela giovanile. Non è la prima volta che la Sensini mostra una rara insensibilità verso i problemi che la circondano. Due anni fa con lo stesso ruolo si trovò in Malesia mentre il mondo intero della vela veniva travolto dallo scandalo dell’esclusione degli atleti israeliani dalla competizione. Anche in quel caso, questo politico specializzato nel puntualizzare i propri diritti, ma cieca e sorda quando si tratta di agire nell’ambito dei propri doveri, fece scena muta. Altre federazioni più illuminate presero posizione, l’Italia purtroppo no. In quella occasione la Sensini fu pessima, facendo vergognare l’intero movimento nazionale. Stavolta ha fatto persino di peggio. Pare straordinaria la velocità con la quale la signora del windsurf italiano, la più grande windsurfista di tutti i tempi, è stata capace di dilapidare tutta la sua credibilità conquistata lungo una carriera memorabile, quasi leggendaria. Ma la verità è che la Sensini che vinceva, anzi stravinceva in acqua, come politica è men che mediocre. Da super star a super pippa, questo è successo se si osservano i fatti. Il capo della vela giovanile italiana ha il dovere di parlare della sentenza emessa dal tribunale federale che sancisce un nuovo modello educativo. Se non lo fa, tragga le conseguenze necessarie e se ne vada.

 

 

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Perdonate il titolo. Purtroppo è strettamente necessario. E se pensate che sia offensivo siete fuori strada. Già. Per il Tribunale Federale, lo spiega esso stesso motivando la sentenza che vedeva opposti due genitori di due optimisti (Barbara della Valle e Monica Lutterotti) e la Fraglia della Vela di Riva con il suo allenatore Santiago Lopez, la frase “sei lento come la merda che esce dal culo” rivolta ai ragazzini “non può essere ritenuta offensiva per il contesto e le modalità specifiche”. Dunque, sostenere che il Tribunale sia stato lento a diffondere una sentenza depositata il 7 dicembre, ma resa pubblica solo l’11 alle 15, non è offensivo, viste le modalità specifiche. E’ solo un pretesto. Ben più importante è che per il Tribunale Federale le scuole di vela italiane sono una specie di sintesi tra un camp per marines e un angiporto, dove gli insulti sono creativi, pur restando volgarissimi. Ora è in qualche modo reso ufficiale, messo nero su bianco. Viene certificato uno stile, un atteggiamento che praticamente in ogni altro settore della nostra società sarebbe definito oltre il limite del bullismo. Che ne pensano il presidente Francesco Ettorre e Alessandra Sensini, a capo del settore giovanile? Avranno la sensibilità per spendere due parole sull’argomento? Le scuole di vela “macho per macho“, dove i piccoli decenni sono strapazzati a male parole, sono il modello che anche loro hanno in mente? Pensano anche loro che SLCLMCEDC (acronimo dell’immortale scemenza detta da Lopez) sia un modo sensato per approcciare un minore? Pensiamo sia indispensabile che chiariscano il punto. Sul tavolo, per arrivare a questa sentenza, ci sono due testimonianze video scioccanti su atteggiamenti dell’allenatore che vanno ben oltre la frase ingiustamente famosa. Per il Tribunale Federale quei video, i loro contenuti, simili alle deposizioni rese davanti al Procuratore Federale, sono in qualche modo confutati da altre testimonianze rese durante l’istruttoria. La naturale conseguenza di questo ragionamento è che i contenuti di quei video sono almeno parzialmente falsi e gli autori di quelle testimonianze almeno parzialmente bugiardi. Davvero? Nelle motivazioni della sentenza si legge che non è dimostrata la condotta illecita dell’allenatore e per questo viene prosciolto. Qualcosa non funziona. La testimonianza accorata e accurata di una minore è stata confutata. Bella responsabilità. E anche un segnale inquietante. Altri watt, altra potenza alla luce sinistra che sembra illuminare adesso, grazie a questa sentenza, la vela giovanile italiana. Dobbiamo necessariamente riparlarne. Se comunque l’allenatore è stato prosciolto, non così il club che organizzava la scuola vela “macho per macho“. Alla Fraglia Vela di Riva tocca una deplorazione scritta, che non appare semplice da decifrare. Non siamo stati capaci di reperire un precedente simile. Solo questo significa che al club trentino tocca l’onore, si fa per dire, della prima volta. Nessun circolo velico italiano può vantare una vergogna simile sul proprio diario di bordo e speriamo vivamente che la circorstanza induca il presidente Giancarlo Mirandola a riflettere. Voleva la gloria, l’ha avuta: nessun dirigente velico prima di lui ha ricevuto una sanzione simile disintegrando la reputazione del proprio circolo. Di peggio può solo affondarlo definitivamente ed è sorprendente che nessuno di quelle parti si renda conto di quanto siamo vicini a tanto. O meglio, veramente qualcosa di peggio c’è ed è non credere alla testimonianza di una bambina. A proposito. Fossimo i suoi genitori la cosa non finirebbe qui. I machi non ci sono mai piaciuti.

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L’attesa motivazione della sentenza del procedimento nei confronti di Santiago Lopez e Fraglia Vela Riva è finalmente arrivata. La trovate cliccando qui. I commenti a dopo.

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