FIV come Federazione Italiana Vela? La tentazione semmai, in questi giorni, è di concedersi un grido: FIV, Fuori I Vili. Come minimo è una delle reazioni possibili alla lettura del documento con il quale il Procuratore Federale (l’avvocato romano Giancarlo Sabbadini) comunica alla Procura Generale dello Sport l’intenzione di archiviare le indagini a carico del tesserato Santiago Lopez. Ricordate? Si tratta di uno dei numerosi procedimenti collegati alla vicenda che ha visto protagonisti la Fraglia della Vela di Riva del Garda (Lopez è un suo istruttore) e della signora Barbara della Valle in quanto genitrice di due sorelle, Giorgia e Carlotta Cingolani. Entrambe, all’epoca, frequentatrici della squadra Optimist del medesimo club. Del fatto, conclusosi nella sua parte principale per quanto riguarda la Giustizia Sportiva con la doppia assoluzione della Fraglia della Vela e del suo istruttore, ci siamo più volte e a lungo occupati in passato e basterà avere la pazienza di scorrere attraverso i post precedenti per ripercorrere tutti i particolari. Questa volta si tratta di altro. Ecco qua:

 

Incredibile, vero? Il proscioglimento in questione (le sottolineature sono nostre) appare indubbiamente coerente con quello principale. Però. Però. Le parole hanno un senso. Santiago Lopez, sito web della Fraglia della Vela alla mano, attualmente uno degli istruttori della scuola della vela di quel circolo, è definito dal Procuratore Federale Sabbadini, come “autore di dichiarazioni inveritiere” (cioè bugiardo), di condotta “moralmente riprovevole“. Non pago, Sabbadini aggiunge che Lopez, pur muovendosi all’interno del proprio libero diritto di difesa, appaia come “del tutto privo di senso di proibità sportiva“. Probo è un aggettivo desueto, ma privo di ambiguità, vuol dire onesto. La logica del diritto consente al Procuratore Generale di arrivare al proscioglimento e ne prendiamo atto. Non ci interessa la parte legale della vicenda. O meglio, ci interessa molto meno delle sue conseguenze. C’è un istruttore, in una scuola di vela in un circolo affiliato alla FIV, che pur essendo definito dal Procuratore Generale della Federazione stessa, “bugiardo, autore di condotte moralmente riprovevoli e del tutto privo di senso di proibità sportiva” è libero di continuare a intrattenere bambini che si avvicinano alla vela. Ieri, oggi e domani. Che sia legale lo abbiamo appurato. Appurato con un senso di profondo disagio. Siamo lieti di non essere avvocati, lasciamo a loro l’ardire, di fronte ad un indagato che mente, di dover concludere di doverlo prosciogliere. Non è evidente che debbano essere urgentemente cambiate le norme? Non solo, dobbiamo anche domandarci quanto tutto questo sia opportuno. Per la Fraglia della Vela di Riva del Garda evidentemente si, lo è. Per la Federazione Italiana Vela che lo tollera senza intrervenire, anche. Il suo presidente Francesco Ettorre ha, sulla vicenda, da tempo scelto un pavido silenzio. In verità sopraggiunto dopo uno sgangherato e, nei fatti, del tutto inutile tentativo di mediare la situazione. Evidentemente questa è ancora la sua linea, visto che il documento è datato 28 marzo scorso e, da allora, non ci risultano interventi di alcun tipo. Implicitamente Ettorre ammette, ed è molto grave, il proprio difetto di giurisdizione nei confronti del club trentino che, del resto, ha sistematicamente ignorato la sua mediazione, sino a quando c’è stata. La Fraglia fa quello che crede, anche quando il suo comportamento, come in questo caso, è da molti, oltre i confini della sua provincia, ritenuto dannoso per l’immagine della vela nazionale nel suo complesso. Il suo presidente, Giancarlo Mirandola, artefice della difesa ad ogni costo del proprio istruttore, responsabile almeno al 50% di tutto quanto accaduto, è stato recentemente persino rieletto per un nuovo mandato alla guida del Circolo. Un segnale forte di continuità. La Fraglia tira dritto. Del resto, con questa presidenza FIV se lo può permettere. E’ impossibile non ricordare che la Fraglia della Vela, con il patrocinio della FIV, con la sponsorizzazione di Kinder + Sport, organizza la più importante regata di Optimist al mondo. E’ opportuno che continui a farlo visto che nella sua struttura, al vertice del settore giovanile c’è un allenatore con le caratteristiche certificate di Santiago Lopez? Più in generale, la visione della vela giovanile della Fraglia è compatibile con quella della FIV? Lo chiediamo al presidente “dimezzato”, Francesco Ettorre. Signor presidente, sono queste le scuole di vela alle quali dobbiamo iscrivere i nostri figli? Signor Presidente, lei manderebbe suo figlio a scuola vela da Santiago Lopez?

 

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Sono passati alcuni giorni da quando la laserista sedicenne Giorgia Cingolani ha manifestato il proprio disagio alle regate nazionali di Napoli. “Tornare a terra e trovare i ragazzi della Fraglia pronti a prendermi in giro, senza ritegno, davanti a tutti è stato triste. Molto triste“. Queste le sue parole, come riportato su Gazzetta.it, le potete rileggere qui. Qualuno ha dato seguito a quelle parole? Secondo quanto ci è stato possibile ricostruire solo in parte. Il presidente federale Ettorre ha chiesto spiegazioni all’allenatore di Giorgia che, non essendo presente al momento dell’ “incidente” ha suggerito di rivolgersi direttamente a lei, alla ragazza. Questo contatto però non c’è stato, nonostante che il presidente, modificando il proprio programma originale, abbia deciso di andare proprio a Napoli, dove ha presenziato alla premiazione. Nonostante che tra i premiati ci fosse anche Giorgia, presidente e atleta non hanno incrociato gli occhi. Il presidente sostiene di essere stato fortemente scoraggiato ad avvicinarsi dalla madre della ragazza, Barbara della Valle, nota a tutta la comunità velica per la sua incessante attività sui social media. La signora della Valle nega di essersi opposta a tale incontro e pare impossibile venirne fuori. Doveva salutare per prima Giorgia per mostrare rispetto, se non alla persona, all’istituzione che Ettorre rappresenta, oppure doveva salutare prima il presidente per mostrare la sensibilità dovuta ad una minore che denuncia un disagio? Mentre scegliete la risposta che meglio si adatta alla vostra, di sensibilità, sappiate che il presidente sostiene adesso che incontrerà Giorgia alla sua prossima regata Laser, tra due settimane. Troppo tardi? Giorgia Cingolani ha già subito l’onta di essere stata considerata una “teste non credibile” dal sistema della giustiza federale. Credete che un adolescente sia così interessato alla sottile differenza che passa tra “bugiardo” e “teste non credibile“? La risposta sta nel come i ragazzini della Fraglia si sono rivolti a Giorgia, chiamandola “spia“. Già, questi sono i raffinati signorini e signorini che escono dalla scuola di vela della Fraglia della Vela di Riva del Garda, dove, sentenze federali alla mano, ai meno svegli si dice amabilmente che “sono lenti come la merda che esce del culo“. Allora perchè stupirsi? La Fraglia Vela di Riva è ormai una entità completamente indipendente dalla Federazione Italiana Vela. Quest’ultima sembra aver abdicato dall’idea di riportarla alla ragione. In un mondo normale se una 16enne denuncia un atto di bullismo come quello subito da Giorgia, si fermano i giochi, si accerta immediatamente la verità e si prendono dei provvedimenti. Nessuna giustificazione può interferire con l’accertamento della verità. Invece qui vince il silenzio. Ma non contate sul nostro. E visto che non lo ha fatto nessuno, intanto: scusa Giorgia.

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Le motivazioni del doppio proscioglimento della Fraglia Vela di Riva e del suo allenatore Santiago Lopez (vedi il post precedente qui per il testo completo) sono destinate ad aprire un profondo dibattito nella vela italiana. Quella nel suo complesso da un lato, quella del club trentino dall’altro. Già, sembra proprio questa la voragine che si apre. I due proscioglimenti seguono evidentemente strade indipendenti. E da tali li affrontiamo.

Proscioglimento Fraglia Riva. Secondo la Corte Federale di Appellole problematiche relative alla regolazione interna della vita dell’affiliato esulano dall’ambito di competenza federale“. La tesi è interessante. Peccato che questo articolo 4, comma 7 dello Statuto FIV, indicato dalla Corte non sia stato tenuto in considerazione né dal Procuratore Federale in fase di indagine, né dal Tribunale Federale ai fini della prima sentenza. Ora che la Corte Federale di Appello smentisca le due principali entità che gestiscono la Giustizia Federale forse è affascinante per chi vuol vederci un segno di estrema autonomia tra gli organi. In effetti, guardando meglio, è solo un segno di estrema confusione. Ed è impossibile restire alla tentatazione, in queste circostanze, di vederlo come un pretesto. Specie in un contesto storico nel quale la FIV si è appena dotata di un Codice Etico che è vero che è stato introdotto successivamente ai fatti in questione, ma avrebbe quanto meno potuto indurre i Giudici della Corte a non togliersi lo “sfizio” di contraddire Procuratore e Tribunale Federale su un argomento sensibile come questo che gravita intorno al problema del bullismo.

Proscioglimento Santiago Lopez. Il Tribunale Federale di appello ha sancito che la velista Giorgia Cingolani non è credibile. Giudicate voi. Questo è il verbale della sua deposizione:

La Corte Federale di Appello si è presa la straordinaria responsabilità di ritenere che questa deposizione non avesse alcuna conseguenza disciplinare. Del resto che Giorgia Cingolani fosse in qualche modo nel mirino dell’autorità sportiva emerge chiaramente anche da questo altro documento, che riguarda una intervista che la stessa velista aveva rilasciato a Gazzetta.it. L’intervista ha per contenuto sostanzialmente gli stessi avvenimenti della deposizione. La potete rivedere qui

Quello che appare incredibile, in questa richiesta di archiviazione, è la considerazione finale. Giorgia viene dipinta come influenzata “dalla capacità pesuasiva del giornalista” (sic!) ma, considerando la sua vittoria nel campionato mondiale Laser di categoria, si propone l’archiviazione. Che sia possibile collegare il risultato sportivo alla decisione di procedere o meno nei confronti di un potenziale illecito disciplinare è davvero sorprendente. Che razza di modello educativo ha in mente il Procuratore Federale Giancarlo Sabbadini per la vela italiana? Quello che ne esce qui, ovvero: “chi va forte, può dire le bugie” fa venire i brividi. Stesse brividi avvertibili nelle acrobazie verbali dei documenti riportati. Squarciamo questa ipocrisia. Se Giorgia Cingolani, sprovveduta 16enne dipinta in balia della madre, non dice la verità, vuol dire che è una bugiarda. Eppure Giorgia cita fatti precisi, circostanze dove è testimone diretta. Una bugiarda che vince una regata, per quanto importante, merita indulgenza? E meritano indulgenza quei “gentiluomini” della squadra velica della Fraglia che hanno accolto ieri a Napoli, a margine della nazionale Laser, Giorgia con sfottò e prese in giro? Noi crediamo di no.

 

 

 

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Ecco le incredibili motivazioni della sentenza con la quala la Corte Federale di Appello ha assolto la Fraglia Vela di Riva. Che ne pensate?

 

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La Corte Federale di Appello della Federazione Italiana Vela ha emesso ieri il proprio verdetto in merito alla vicenda che ha visto protagonista la Fraglia Vela di Riva del Garda, un suo allenatore e alcuni minori, vicenda della quale tanto ci siamo occupati in passato.Eccolo:

Ricordiamo che la Corte Federale di Appello interveniva su richiesta sia del Procuratore Federale, tanto dell’avvocato della Fraglia, entrambi insoddisfatti della prima sentenza sulla vicenda. Il primo specificatamente del proscioglimento dell’istruttore Santiago Lopez. Il secondo della deplorazione scritta inflitta al club trentino. La decisione di ieri respinge l’istanza del Procuratore Federale e accoglie invece quella dell’avvocato del circolo. Aspettiamo le motivazioni per una migliore comprensione della sentenza che lascia il mondo velico sconcertato. Dimostrando prima di tutto che la FIV sia nel caos. Difficile, se non impossibile, rintracciare una anche minima coerenza tra la decisione di dotarsi di un avanzatissimo codice etico che richiama tutti i tesserati ad alti ideali, quando poi viene respinta una istanza del Procuratore Federale che proprio a questi si richiamava. Lo spettacolo offerto è desolante. Il presidente Ettorre sino ad oggi nella vicenda si è coperto di ridicolo insieme al vice presidente del CONI e responsabile della vela giovanile Alessandra Sensini. Mascherandosi vigliaccamente dietro il susseguirsi delle varie sentenze hanno omesso di prendere posizione. E avrebbe dovuto avere l’elementare dovere di farlo, visto che c’è in ballo l’intera credibilità del sistema anche se qualcuno continua a minimizzare scambiando il tutto per una specie di isteria da social network. Come un politico, anzi due, dello scorso secolo, Ettorre e Sensini si sono limitati ad aspettare che il clamore sulla vicenda scemasse non rendendosi conto che così facendo non solo disintegravano la loro credibilità di manager (il che in fondo è un problema solo della loro sconfinata vanità), ma anche, cosa assai più grave, l’intero movimento. Eppure, da politici che si riempiono la bocca di ideali, Ettorre e Sensini hanno il dovere di dirci tra un club arrogante, un allenatore che sbraita volgarità e una ragazzina che subisce, da che parte stanno. In attesa delle motivazioni della sentenza.

 

 


 

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Le regate internazionali di Genova del febbraio del 1925, rappresentano un momento cruciale nella storia della vela moderna. Sono quelle dell’invenzione del Genoa Jib. Nonostante sia passato oltre un lustro, siamo di fatto al riavvio dell’attività velica dopo la prima guerra mondiale. Nella regata, organizzata dal Regio Yacht Club Italiano viene messa in palio la Coppa Italia, all’epoca il più importante trofeo velico italiano, se la disputano due 8 Metri SI: nel ruolo di sfidante il francese Aile IV e il difensore Cheta con Francesco Giovanelli al timone. Il challenger è una vera propria celebrità, Aile IV appartiene a madame Virginie Heriot, (nella foto) che vincerà sempre negli 8 Metri SI, la medaglia d’oro tre anni dopo, nel 1928, all’Olimpiade di Amsterdam. Virginie (il suo nome completo era Virginie Claire Désirée Marie) all’epoca aveva 35 anni. Ricchissima, indipendente, capricciosa. Pazza per la vela. Una donna armatrice era una unicità straordinaria allora e in parte anche adesso. A quei tempi bastava eccome per catalizzare l’attenzione del pubblico. Di quelle regate di quasi un secolo fa restano le brillanti cronache divertite del cronista del quotidiano di Genova, oggi come allora il Secolo XIX. Quella apparsa sul giornale del 7 febbraio 1925 è passata alla storia perchè contiene il primissimo accenno ad una novità vista in mare per la prima volta definito “fiocco pallone“. La cronaca della regata è straordinariamente particolareggiata. Come assai raramente capita di vedere sui giornali di oggi. Nel 1925 invece la curiosità dei lettori genovesi era tale da scendere nel dettaglio, “bordata dopo bordata“, “strambamento dopo strambamento” (testuali), onda dopo onda, raffica dopo raffica. Vien da pensare che in un secolo scarso qualcosa si sia perso nella percezione della vela da parte del grande pubblico. Quello di Genova, era probabilmente allora ancora più vicino allo sport della vela di quanto non lo sia oggi. Sui quotidiani degli ultimi decenni non si leggono cronache di regate tanto precise, evidentemente si ritenevano i lettori di allora in grado di apprezzarle. Certo è che si  evinca ancora dalle copie sbiadite dal tempo del quotidiano il senso di quella regata. Aile IV era nettamente più veloce in tutte le condizioni, Cheta però era partita meglio. Poi, alla fine del  nono capoverso della prima colonna irrompe lui, il fiocco pallone:

 

 

Alla boa di ponente Cheta può ancora mantenere un vantaggio di 8 secondi su Aile IV. Ma appena virato sulla bolina Aile IV continua ad avvicinarsi facendo una ottima prua e dopo qualche bordata sorpassa l’avversario che alla boa di levante ha uno svantaggio di 11 secondi, dovuto anche al fatto che Cheta ha mantenuto per quasi tutto il lato di bolina il fiocco pallone“.

Il senso è: nonostante fosse generalmente più lento, Cheta di bolina riusciva a difendersi grazie alla novità sulla prua. Peraltro ancora priva di un nome. Il fiocco pallone nasceva infatti per le andature al lasco. Fu subito elaborato da un velaio e marinaio professionista genovese, Raimondo Panario e dal suo collaboratore Francesco Tagliafico. Dopo qualche prova, la nuova vela viene cucita nell’inverno del 1925. La primavera successiva, alle regate internazionali di Genova del febbraio 1926, dove sono arrivati equipaggi danesi, olandesi e inglesi oltre ai soliti francesi, Panario e Tagliafico presentano nel corredo di vele del 6 Metri SI Cora IV un grande fiocco piatto per la bolina, è il Genoa jib (fiocco) numero zero. Cora IV (nella foto sotto il titolo) domina le regate. Da quel momento nasce ufficialmente il Genoa Jib. Il suo successo è immediato. Di porto in porto. Di regata in regata. Nel 1936, alle olimpiadi di Kiel, il marchese Leone Reggio vince la medaglia d’oro con il suo 8 Metri SI Italia con un genoa jib cucito da un velaio inglese nel suo corredo. Un anno dopo il formidabile Ranger Jclass che trionfa nella coppa America a Newport è dotato a sua volta di un genoa jib. Il mondo era conquistato, in appena poco più di 10 anni da quell’articolo sul Secolo che aveva anticipato tutto. Giovanella, Panario, Laugeri e Tagliafico. Quattro marinai a cui è toccata la gloria inarrivabiledi portare la loro città in quasi tutte le regate del globo. Genova prima. E tutto il mondo dietro.

L’ aria di chi l’ha appena combinata grossa… Il leggendario equipaggio del 6 Metri Cora IV, vincitori della settimana internazionale di Genova del 1926 col primo Genoa Jib. Da sinistra Raimondo Panario, Edoardo Laugeri, Francesco Tagliafico

Alle Olimpiadi del 1936 la flotta degli 8 Metri in partenza mostra inequivocabilmente l’affermazione del Genoa Jib.

Italia, campione olimpico 8 Metri 1936. La prima olimpiade con il Genoa Jib porta la medaglia d’oro un equipaggio genovese. Italia (il cui equipaggio completo era composto da Leone Reggio -timoniere- Bruno Bianchi, Luigi De Manicor, Domenico Mordini, Enrico Massimo Poggi, Luigi Mino Poggi) vinse con questi piazzamenti: 2-5-6-1-3-3-2. All’ultima regata 4 equipaggi sono ancora in lizza per la medaglia d’oro. A 200 metri dal traguardo l’equipaggio tedesco conduce la prova decisiva e ha la vittoria in tasca. Una zona di bonaccia lo frena, Italia che segue lo aggira e conquista il successo.

 

Genoa Jib sul J Class Ranger durante la coppa America 1937.

 


 

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18 anni fa, giusto in questi giorni ad Auckland, in Nuova Zelanda, Luna Rossa batteva nella finale della Louis Vuitton cup AmericaOne di Paul Cayard. Un 5 a 4 memorabile non solo perchè per la prima volta nella storia della regata un timoniere non anglosassone conquistava il diritto di correre per la coppa America, ma anche per molto altro. Uno spettacolo indimenticabile, un agonismo acceso, una messa in scena dello sport della vela (in televisione) che non aveva precedenti. Una vetta di intensità non più raggiunta. Talmente elevata di costringerci ad un costante confrontro che ha il difetto di lasciarci costantemente insoddisfatti. Anche perchè Luna Rossa non è stata più capace di tornare tanto in alto. 18 anni dopo quello strepitoso debutto, tante avventure dopo, nessuna altrettanto brillante, il patrimonio di entusiasmo conquistato dal team voluto da Patrizio Bertelli è sostanzialmente intatto. Passare indenni attraverso le burrasche e le sconfitte è un privilegio di pochissimi, quasi nessuno nello sport è stato capace di fare altrettanto. In 18 anni l’amore spontaneo e smisurato nei confronti di Luna Rossa si è trasformato. Al debutto, Francesco De Angelis era il timoniere e lo skipper. Sempre in barca, ma nei pressi dell’albero, c’era allora Max Sirena, che oggi è lo skipper. Dal maneggiar le drizze a maneggiar contratti, attività tra le più significative per lo skipper moderno di coppa America, è una bella traversata che Max Mermaid il velista con ha per nome una leggenda del mare, ha sin qui condotto con mano sicura. Che venga dal basso, dalla sentina, piace a tutti. E ricordar ci è dolce.

Le tessere del mosaico che compone la faccia di Max Mermaid rappresentano momenti della storia della coppa America

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Il brillante secondo posto di Flavia Tartaglini nella classe RS:X salva la faccia della foltissima rappresentativa italiana a Miami, nella prova di World Cup. La squadra ufficiale prevedeva una flotta di ben 34 velisti, 6 allenatori, un fisioterapista, un team manager e il direttore tecnico per 7 classi su 10. Questa affollata spedizione ha partorito il criceto di un podio (RS:X W) e due presenze in medal race (ancora RS:X W  e 470 W). Ci sarebbe, anzi c’è, un’altra buona prestazione, quella di BressaniZorzi sul Nacra. Ma l’equipaggio era presente da indipendente, a proprie spese, orgogliosamente al di fuori di quello che per dimensioni può essere rappresentato come il carrozzone federale. A metà del quadriennio olimpico il modesto risultato del team ufficiale italiano in Florida suona come un pericoloso campanello di allarme che non può essere ignorato. I numeri sono inequivocabili.


La tabella mostra i due migliori risultati ottenuti dagli italiani a Miami. Se la definiamo, tutto sommato, una bella riga di merdesimi, si offende qualcuno? Nonostante le migliori intenzioni pare impossibile vedere il bicchiere mezzo pieno per un movimento che viene da due olimpiadi (2012, 2016) senza medaglie. A metà del cammino verso Tokio non ci sono certezze, solo speranze. Speranze che la Tartaglini regga, così come il Nacra, adesso che il gioco si fa più duro. Intanto registriamo la sproporzione tra l’investimento fatto per mandare 17 barche, 9 tavole e il relativo seguito dall’altra parte dell’oceano e i risultati ottenuti. Quale altra nazione aveva una squadra altrettanto folta? Qui la sproporzione è stridente. Le tre classi (Nacra, 49erFX e Finn) non presenti in Florida poi, mica erano ferme. Per loro il tassametro del pubblico finanziamento girava altrove. Numeri alla mano siamo una nazione di ultra retroguardia del medagliere olimpico velico. Però abbiamo i mezzi di una superpotenza. Spendiamo e spandiamo. Sono soldi pubblici, è troppo raccomandare sobrietà in attesa di tempi migliori? Probabilmente no. Solo l’Italia ricorre massicciamente ai Corpi Militari per la formazione delle proprie squadre. A Miami erano la stragrande maggioranza della nostra spedizione. E’ una peculiarità tutta nostra. Soldi pubblici in cambio di niente. Pardon, niente medaglie, ma decine e decine di stipendiati. Una seria riflessione sul rapporto costo/beneficio si impone. Ne riparliamo presto.

 

 

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E’ fissata per il prossimo 6 febbraio l’udienza della Corte Federale di appello. Udienza resa necessaria dal contemporaneo appello del Procuratore Federale e dell’avvocato della Fraglia Vela di Riva alla sentenza del Tribunale Federale resa nota nelle sue motivazioni lo scorso 11 dicembre. Le motivazioni della sentenza sono visibili qui Più specificatamente la Fraglia ricorre contro la deplorazione scritta che il Tribunale gli ha inflitto e il Procuratore nei confronti del proscioglimento di Santiago Lopez, istruttore della medesima Fraglia. Si tratta di due visioni opposte, su una sentenza che ha fatto molto discutere dato che delinea i comportamenti ammissibili in una scuola di vela. La nostra posizione è nota e facilmente rintracciabile nei numerosi articoli scritti sull’argomento. Rimaniamo alla finestra in attesa di questa nuova imminente puntata. Decisiva. Nel frattempo, come è noto, la FIV ha scelto, discutibilmente, di non commentare ufficialmente la sentenza ma, contestualmente, si è dotata di un Codice Etico che da quest’anno viene esteso automaticamente a tutti i tesserati (sinora veniva sottoscritto soltanto dai componenti delle squadre nazionali olimpiche). Nelle prossime ore il Codice verrà diffuso on line. La novità è un significativo passo in avanti su quali comportamenti la FIV si aspetta dai propri tesserati, un arma preziosa per sedare e dipanare assai meglio in futuro casi simili a quello in questione. Tuttavia, la pur encomiabile iniziativa del Consiglio Federale, è del tutto vana di fronte all’ostinatezza con la quale la Fraglia ha affrontato e affronta la vicenda. Non importa che la cattiva pubblicità derivata vada ben oltre i confini di Riva del Garda. Di tutto questo, alla locale Fraglia, resa semicieca dal suo provincialismo, sembra non importare niente a nessuno. Fatti loro? Non proprio. La Fraglia di Riva è libera di prendere a picconate la propria reputazione, ciò che le dovrebbe essere impedito è di estendere il danno all’intero movimento velico nazionale, cosa che invece sta accandendo da mesi.

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Il presidente FIV Francesco Ettorre è un uomo dinamico. Macina chilometri da un capo all’altro dell’Italia senza risparmiarsi. Per questo non ci ha sorpreso, nei giorni scorsi, vederlo prendere la parola nel corso dell’Assemblea Straordinaria della classe Optimist tenuta a Napoli in concomitanza con una importante regata. Ci pareva una importante occasione perfetta per chiarire la posizione della FIV in merito alle linee guida da tenere nelle scuole di vela, dopo che una sentenza del Tribunale Federale che ha assolto un istruttore dai modi come minimo rudi. Il Presidente ha ritenuto non fosse il caso di intervenire e così rimaniamo in attesa. L’ argomento, quello dei doveri/diritti degli allenatori dei giovanissimi è troppo importante per far finta di nulla e continueremo a sollecitare il Presidente su questo punto cruciale. Mandereste vostro figlio in una scuola di vela dove gli allenatori si comportano molto duramente e si usa un linguaggio triviale? Lei, Presidente, lo farebbe? La sua presenza a Napoli, silente sull’argomento, serve solo a rafforzare l’attuale gestione della classe Optimist. E, visto che non ha una preparazione tecnico agonistica (nel mondo velico si è occupato di tutt’altro) Presidente, si è accorto che risolto il problema della classe Laser, resta quello dell’Optimist, il problema centrale della vela italiana? Si chiama autoreferenzialità. La classe Optimist italiana produce campioncini che assai raramente o mai approdano, rimanendo in testa alla flotta, nelle classi olimpiche. Siccome il problema drammatico della vela italiana è che non produce medaglie olimpiche, si tratta di scegliere. Meglio lasciare le cose come stanno ed essere incapaci di conquistare medaglie olimpiche o avere il coraggio di intervenire alla radice del problema? E’ il quesito tecnico fondamentale che Ettorre si è trovato sul tavolo lasciatogli in eredità dal predecessore Charlie Cross. Per affrontarlo servivano e servono spalle molte larghe. Ettorre ha dimostrato di averle domando la questione Laser. Giocava fuori casa, un po’ alla sbaraglio. Qui, con gli Optimist, è ben diverso. Ci sono equilibri più delicati. La lunghissima permanenza del cavaliere Norberto Foletti al vertice della classe Optimist italiana ricorda molto quella di Macrino Macrì con Assolaser. Foletti è stato a lungo dirigente della Fraglia Vela di Riva. Ma non ha mosso un dito per salvare la reputazione del suo circolo travolto dalle accuse di bullismo al suo allenatore. Avrà avuto le sue buone ragioni. Che non coincidono con quelle della vela italiana. E quando ci siede troppo a lungo sulla stessa poltrona si finisce per far confusione tra se stessi e ciò che si rappresenta, fraintendendo alla radice il senso del volontariato sportivo. Il signor Foletti va ringraziato e accompagnato alla porta. Per la semplice ragione che la classe Optimist italiana in questi anni ha ingrassato a dismisura se stessa, ma ha fallito miseramente nella sua missione di fornire qualità alla vela olimpica italiana. Non siamo nel campo delle opinioni. Sono le medaglie olimpiche che misurano la bontà di un movimento velico. Il nostro è uno degli ultimi in campo mondiale. Un dirigente coscienzioso dovrebbe prendere il toro per le corna. Non farsi vedere ad un’assemblea contribuendo a diffondere il messaggio che tutto va bene. Non è così.

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Se Giorgia Cingolani fosse un Laser, sarebbe più ascoltata? Lo chiediamo provocatoriamente al presidente federale Francesco Ettorre brillante risolutore della diatriba sul caso Laser, ma non ancora in grado di fare lo stesso con la quindicenne Giorgia. Già, Ettorre incassa l’indubbio successo nel caso che da anni tiene in scacco l’intero movimento velico italiano, quello della classe Laser.ILCA ha finalmente provveduto a revocare il proprio riconoscimento ad Assolaser e si accinge ad autorizzare l’attività di AICL. E’ giusto attribuire alla guida della FIV il pieno merito della risoluzione finale. Ettorre è riuscito con determinazione dove il suo predecessore Carlo Croce aveva miseramente fallito, riportando in modo chiaro, netto, inequivocabile, la Federazione saldamente alla guida delle associazioni di classe. Ettorre ha reso possibile, ha fatto, ciò che Charlie Cross alla guida contemporaneamente di FIV e World Sailing, aveva fatto sembrare irrealizzabile. In termini politici è una vittoria enorme che in questi giorni il presidente può assoporare, ma non gustare sino in fondo. Lo scintillante successo nella vicenda Laser è infatti in parte offuscato, come una nube dispettosa che intralcia un’ alba perfetta, da l’eco, tutt’altro che spento, di altra questione, quella legata all’ultima sentenza del Tribunale Federale, ancora sul caso Fraglia Vela di Riva del Garda. Nessuno della FIV, non il presidente, non coloro che a vario titolo si occupano di vela giovanile (Alessandra Sensini in testa) ha ancora sentito il bisogno di prendere posizione rispetto ad una sentenza che nei fatti tratteggia un modello didattico che definire “ruvido” è forse eufemistico. Come non era difficile immaginare questo silenzio non ha prodotto buoni frutti. Sui social media in queste ore il dibattito è accesissimo. Gli amministratori della pagina Facebook Amici della Vela 2.0, al culmine di una delle molte discussioni infuocate, hanno deciso di bannare proprio la quindicenne Giorgia Cingolani, figlia di Barbara della Valle, la genitrice che ha sollevato il coperchio sui discutibili metodi educativi messi in atto nella scuola Optimist della Fraglia della Vela di Riva del Garda e, a sua volta, bannata dalla pagina. Per gli amministratori della pagina madre e figlia non si attenevano alle linee guida della pagina, non nella sostanza dei loro interventi, ma nella forma di alcuni. Difficile non ammettere che la critica avesse un fondamento. Eppure resta ben fondato il dubbio che altre strade per ottenere lo stesso scopo, magari più mirate (censurando specificatamente i passaggi oltre il consentito non completamente le persone) sarebbero risultate più efficaci. Così facendo si fa (si è fatta) una pericolosa confusione tra vittima e carnefice. Giorgia Cingolani è la testimone di un modello sbagliato (che uno dei club velici più importanti d’Italia mette in atto da anni), però ha un cattivo carattere. E quello di sua madre è pure peggio. No. No. Giorgia Cingolani è una vittima. Punto a capo. Barbara della Valle è la genitrice che ha sfidato uno dei circoli più potenti d’Italia perchè ha visto le sue figlie a disagio dopo aver frequentato una scuola vela organizzata in nome e per conto della Federazione Italiana Vela. Questo passaggio è fondamentale. La pagina Amici della Vela 2.0 rappresenta una delle comunità veliche più numerose sul più popolare dei social media. Ce ne siamo occupati in passato (vedi qui), ora ci interessa rilevare che a seguito della decisione di bannare Giorgia Cingolani, circa il 3% degli appartenenti al gruppo hanno deciso di lasciare il gruppo medesimo in segno di disapprovazione e/o solidarietà nei confronti della quindicenne. Una reazione forte. Decisa. Sulla quale forse gli amministratori di Amici della Vela 2.0 avvieranno una riflessione. O forse no. In fondo non ci riguarda. Quello che più preme è che sia la FIV, il suo presidente, a non ignorare questi messaggi. Che urlano di una speciale sensibilità sull’argomento che è semplicemente folle ignorare. Il problema del modello educativo da proporre nelle scuole vela federali così come è tratteggiato dalla sentenza che assolve Santiago Lopez, allenatore della Fraglia di Riva, deve essere discusso adesso. Lo slancio del sucesso nella vicenda Laser possa essere d’inerzia. Giorgia e Barbara sono logorroiche, insopportabili, pedanti. E fanno un mucchio di errori, generose come sono. Ma sono le vittime ed è impossibile non stare dalla loro parte.Oltre che a voler loro bene.

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