AICO: Associazione Italiana Calunniatori Organizzati

AICO. Associazione Italiana Classi Optimist oppure Associazione Italiana Calunniatori Organizzati? La domanda è lecita dopo aver ascoltato la testimonianza di un lettore che ha sentito che le sue orecchie un consigliere di questa organizzazione sostenere che Barbara della Valle sia una pregiudicata con tre condanne penali alle spalle. Peccato che sia completamente falso. Chi è Barbara della Valle? La madre di Carlotta Cingolani, la bambina autrice della lettera pubblicata ieri su questo blog che ha fatto indignare l’Italia intera. Tentare di minare la credibilità della signora della Valle è un atto vile e di raro squallore. La connessione tra la classe Optimist e la Fraglia Vela di Riva è come noto ben salda e consolidata attraverso la figura di Norberto Foletti, da anni segretario della classe italiana Optimist e per anni consigliere Fraglia. In questa storia non ci sono dubbi e incertezze su chi sia la vittima e chi il (i) carnefice. La vittima è una mamma che ha visto trattare la figlia in modo inqualificabile. E che continua ad essere al centro di una campagna di denigrazione altrettanto inqualificabile. Di questa storia si sta occupando la Procura Federale e la Procura della Repubblica. Che un consigliere AICO parli così a sproposito è preoccupante per il livello di degrado raggiunto da questa classe. Ci auguriamo che la classe porga al più presto le sue scuse. Senza se, senza ma.

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Ho passato la vita a credere che Carlo Croce fosse un signore elegante ed ora mi sento uno stupido

Carlo Croce (ala Charlie Cross)Ho passato la vita a credere che Carlo Croce fosse un signore elegante ed ora mi sento uno stupido. La sua iniziativa di raccogliere firme per convocare una assemblea straordinaria dei soci dello Yacht Club Italiano il cui scopo ultimo è inficiare l’elezione di Nico Reggio a presidente, penso che sia il gesto più volgare a cui abbia mai assistito nella mia vita velica. Di più, la più rozza, insensata iniziativa velica di cui sia mai stato testimone. Non si tratta di saper o meno perdere, siamo molto oltre questo. Siamo alla completa assenza del senso del ridicolo. C’è tutto un mondo che ride più su della sopraelevata che schiaccia quel circolo verso il mare. Mi hanno insegnato che niente è più grave dell’assenza del senso del ridicolo. Ebbene, questo signore sembra esserne immune. Sapevo già di aver frequentato delle scuole molto diverse da quelle di Charlie Cross (aka Carlo Croce), adesso ho la sensazione di aver vissuto su un pianeta diverso. Come fa Charlie a non vedere, capire, sentire, che quello stesso senso del ridicolo del quale è privo, in conpenso lo sta travolgendo? Non bisogna essere necessariamente dei soci dello YCI per sapere che quel circolo nelle ultime settimane ha voltato pagina, aperto ad un nuovo orizzonte che prescinde dalle paturnie di un anziano dirigente incapace per tutta la sua vita di dirimere una sola diatriba, per quanto minima e poi, di colpo, artefice di una guerra per bande. Che razza di metamorfosi è questa? Non mi viene in mente niente di diverso da un principe che si trasforma in rospo. Uno al quale scompare il blazer sempre impeccabile e rimane in canottiera sporca di sugo. Charlie Cross non è più e non sarà mai più il presidente dello YCI, a Genova lo sanno tutti, anche le bitte. Perché non farsene una ragione? C’è chi impiega una vita a crearsi un nome, una posizione, una credibilità. C’è poi chi quel nome se lo trova nella culla senza alcun merito. Brillando di credibilità, autorevolezza, riflessa, tanto grande è il genitore. E’ la differenza che passa tra una stella e un pianeta, no? Lei non ha brillato di luce propria e quella del suo nome non arriva a illuminare il pianeta rancoroso dove si è cacciato. In quanto al nome, c’è invece chi non fa niente per meritarselo e poi, al momento della pensione decide che è il momento di smascherare l’equivoco. Resta il fatto che tutti quelli che hanno creduto in lei come dirigente velico, caro signor Cross, oggi si sentono offesi, frustrati, indignati. O semplicemente cretini, come me.

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E venne il momento delle querele

Ciccione di merda, coglione, sei più lento della merda che esce dal culo, sei una merda, stronzo, testa di cazzo, coglione di merda, piccola merda. No, non è una esercitazione di turpiloquio. Si tratta semplicemente di un estratto dell’atto di denuncia presentato alla procura della Repubblica presso il Tribunale di Rovereto dalla mamma di un allievo della classe Optimist della scuola velica della Fraglia Vela di Riva del Garda. Si tratta solo, secondo il denunciante (peraltro fornito di testimoni) di alcuni dei gentili epiteti rivolti a un bambino di 10 anni durante l’attività didattica di quella scuola da parte dell’allenatore del circolo trentino Santiago Lopez. Lo stesso allenatore, si legge sempre nella denuncia, “è arrivato financo a “prendere” i capezzoli di mio figlio minore  tra le dita e “stringerli” talmente con forza e voluta cattiveria fino a farlo piangere dal dolore”. Il bambino in questione ha raccontato piangendo ai genitori dell’accaduto quando venuto a sapere del deferimento dell’allenatore da parte del Procuratore Federale. Da qui la denuncia che coinvolge anche Marcello Meringolo, all’epoca dei fatti direttore tecnico della Fraglia Vela di Riva e, naturalmente, il suo presidente, Giancarlo Mirandola. E’ l’ennesimo mare di fango che viene riversato sulla vela italiana a causa di uno stile, se così vogliamo chiamarlo, che la Fraglia Vela di Riva del Garda ha fatto proprio. E dal quale non sembra capace di recedere. Attendiamo con estrema fiducia gli esiti delle indagini che la procura della Repubblica di Rovereto vorrà intraprendere. Nel frattempo qualcosa deve essere fatto, la vela italiana non può rimanere passiva di fronte a questo scempio. La vela italiana non è rappresentata dalla Fraglia Vela di Riva del Garda. Tutti i genitori devono sapere che nelle centinaia di scuole di vela della penisola si adottano ben altri sistemi educativi. Ci auguriamo che le tutte le classi che hanno in programma regate nel circolo trentino pretendano spiegazioni e prese di posizioni, oppure scelgano altre destinazioni per la loro attività. Questa Fraglia, la Fraglia di Giancarlo Mirandola, rappresenta un serio problema per la vela italiana. Il tempo dell’indignazione è passato. E’ arrivato quello dei provvedimenti.

Fraglia di Riva
La Fraglia Vela di Riva del Garda

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Lettera senza parole

Quella che pubblichiamo qui sotto con il consenso dei genitori è una lettera sconvolgente. Scritta dalla bambina vittima dell’incidente che ha dato vita alla nota vicenda che ha portato sotto i riflettori la Fraglia della Vela di Riva del Garda. Questa lettera non ha bisogno di commenti. Questa è la Fraglia della Vela di Riva. Questi sono i suoi allenatori. Un club che tollera comportamenti del genere non può restare affiliato alla Federazione.

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Dilettanti allo sbaraglio

Il responsabile del settore stampa propaganda FIV Mei Patacca
Alessandro Mei Patacca

La notizia dell’attribuzione dell’ufficio stampa federale ad un gruppo di professionisti completamente digiuni di classi olimpiche è un colpo ferale alla vela nazionale. Dimostra, in un colpo solo, che le speranze di una federazione che agisca per il bene dell’attività olimpica sono sepolte per altri 4 anni. E anche che i dirigenti della FIV sono politicamente dei totali incapaci. Le classi olimpiche sono il core business federale e meriterebbero ben altra considerazione. I vincitori del bando per l’ufficio stampa hanno curriculum professionale rispettabile, ma nel quale non vi è alcuna traccia di classi olimpiche. Perché allora hanno vinto? La prima ragione risiede nell’offerta economica. Il bando di gara prevedeva un esborso massimo da parte della FIV di 100 mila euro + IVA. I vincitori hanno presentato una proposta al ribasso di 70 mila euro. Questo risparmio evidentemente è stato considerato dalla FIV, in particolare dal responsabile del settore stampa e propaganda federale Alessandro Mei “Patacca”, assai più importante del fatto che gli aspiranti al ruolo, ognuno di loro, fossero totalmente digiuni di classi olimpiche. Non è una opinione. Sono fatti. Del gruppo vincitore del bando fanno parte, per la parte giornalistica, Barbara Sanicola e Giulio Masperi. La prima negli ultimi 20 anni si è occupata della comunicazione della nota stella delle derive Giovanni Soldini. Il secondo è un collaboratore de La Gazzetta dello Sport del settore motori che in vita sua ha scritto un solo articolo di vela, non di classi olimpiche. L’ineffabile Mei Patacca, già messosi in luce per aver portato i campionati classi olimpiche in un porto da dove le derive non possono uscire con mare formato e spacciandole per un successo, evidentemente ha le proprie idee. Che cozzano con la logica e gli interessi federali. La domanda che sorge spontanea è dunque: perché il presidente Francesco Ettorre gli ha affidato quel settore? E la successiva conseguente, può Ettorre guidare la Federazione o lui stesso rappresenta un problema?

Il presidente FIV
Francesco Ettorre

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Cinico Sailing: Incredibile ma FIV

Questo pomeriggio i telefoni dei giornalisti della nautica hanno squillato insistentemente. Le telefonate cominciavano sempre nello stesso modo: “sei seduto?”. Una precauzione elementare prima del resto: “L’agenzia Immagina è il nuovo ufficio stampa federale”. Roba da addetti ai lavori, certo. Il punto è che la stessa agenzia, per anni ufficio stampa dello Yacht Club Italiano, non ha nessuna, ma proprio nessuna conoscenza delle classi olimpiche. Sarà stata scelta per questo?

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Cosa vi fa venire in mente Breezing up?

Pochi quadri come il dipinto a olio Breezing Up (1876) dell’americano Winslow Homer hanno avuto un ruolo altrettanto importante nella percezione visiva dello sport della vela. Il capolavoro di Homer (1836, Boston, Massachusetts1910, Scarborough, Maine) arriva parecchie decine di anni prima delle fotografie che spiegheranno finalmente la bellezza del navigare su una piccola barca veloce raccontandole a chi resta a terra. La sua intensità, la sua drammaticità e il suo divertimento. Breezing Up, rinforzo di vento è ancora oggi un punto di riferimento visivo. Quasi intatto. Pochi fotografi sanno dipingere così eppure Breezing Up sembra “scattato” ieri pomeriggio  e non dipinto 141 anni fa tanto è intatta la gioia, la partecipazione dinamica al navigare. La scena. Il vento comincia ad essere impegnativo sulla rotta del ritorno dopo una giornata di pesca poco al largo del Massachusetts. Luce e vento quasi coincidono in direzione come caricandosi a vicenda. Le ombre si allungano. Il più spavaldo è il timoniere, appollaiato a poppa, poggia, con la prolunga fatta di corda, con una mano sola. Sforzo più intenso è certo quello del compagno alla scotta. Il non operoso è il terzo, ma ha tutta l’aria di godere del momento. E’ il più piccolo. Poi a prua, sdraiato con i piedi puntati sulla bugna e la schiena sopravvento, il quarto dell’equipaggio. Breezing up è un quadro amatissimo in America, una perfetta “fotografia” della capacità di quel popolo di godersi la vita. Un simbolo.  La gioia, il divertimento, parliamo di vela, è quello di oggi. Solo che questo arriva dal 1876. Un mondo che non conosceva praticamente niente di quello che oggi riteniamo assolutamente indispensabile per uscire in barca a vela. Dal neoprene, alle giacche a vento, passando per gli occhiali da sole e chissà quanto altro vi viene in mente. Ma questa è un’altra storia.

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E’ Aivazovsky il più grande pittore del mare di tutti i tempi?

Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, 1817-1900, il più grande pittore del mare di tutti i tempi. Secondo molti critici è così. Eppure, nonostante il suo viaggio in Italia (indispensabile nella sua epoca) il prolifico pittore armeno di Feodosia è relativamente poco conosciuto da noi. Ecco 20 suoi capolavori per comprendere la sua gloria. Aivazovsky è di poco successivo al celebre inglese William Turner (1775-1851) di solito conosciuto come il maestro della luce e del mare. Turner e Aivazovsky si sfiorano in Italia e sebbene non ci sia prova di un loro incontro, esiste prova del fatto che Turner abbia visto del lavori di Aivazovsky, descritti in una lettera ad un amico come “meravigliosamente belli” e incorniciati da un “è più bravo di me“.

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Oltre le regole c’è la Fraglia

Non sono ancora le 9 del mattino a Cervia, dove questa mattina è in programma la Spring Cup, regata di Optimist. Il piazzale comincia ad affollarsi di velisti e allenatori. Tra loro, come da foto,  anche Santiago Lopez, il tecnico della Fraglia della Vela di Riva del Garda recentemente sospeso dal Tribunale Federale per comportamenti impropri. Dobbiamo presumere che, avendo presentato ricorso alla sentenza, la Fraglia del presidente Giancarlo Mirandola ritenga la condanna sospesa. E tecnicamente ha forse ragione. C’è però qualcosa d’altro oltre ai tecnicismi della burocrazia. Si chiamano buon senso e opportunità. La FIV predica per un abbassamento dei toni. Il messaggio sembra irricevibile dalla Fraglia che schiera il suo tecnico in una manifestazione ufficiale. Le scuse evidentemente non solo possono attendere, ma forse non sono neppure prese in considerazione. Il messaggio ai propri soci è netto e chiaro: tiriamo dritto, non ci pieghiamo. Lo stesso messaggio deve arrivare anche ai soci junior. Non importa che il nostro allenatore sia sotto provvedimento disciplinare, la Fraglia ha le proprie regole e non risponde a nessuno. Possono essere dei minori affidati ad un circolo di questo tipo? Non abbiamo mai visto nella storia della vela italiana un club in aperta sfida al potere centrale quanto la Fraglia della Vela di Riva. Ci domandiamo dunque se questa Fraglia possa ancora far parte del movimento velico italiano.

Nella gallery l’allenatore della Fraglia Riva, Santiago Lopez questa mattina a Cervia con la squadra ufficiale del circolo:

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Brandelli di Fraglia

C’è un match in corso nella vela italiana. Uno scontro senza precedenti tra uno dei più titolati club velici e un suo allenatore con una bambina. Non è un errore di battitura, la sproporzione dei protagonisti è davvero in questi termini: una timoniera di Optimist e un sodalizio velico famosissimo. Il titolo di questa storia incredibile è: Fraglia della vela di Riva del Garda contro buon senso e resto del mondo. Dove eravamo rimasti? Ad una sentenza del tribunale federale. Cioè il provvedimento disciplinare nei confronti dell’allenatore del club trentino Santiago Lopez, sospeso per 20 giorni e per altri 10 dalla sua attività di allenatore. E a 4000 (quattromila) euro di sanzione disciplinare pecuniaria alla Fraglia medesima per responsabilità oggettiva. Questo succedeva il 21 aprile, il documento originale, lo trovate qui.

Che cosa è successo da allora? Immediatamente dopo gli avvocati della Fraglia trentina hanno fatto sapere di ritenere la sentenza ingiusta e di essere pronti, una volta lette le motivazioni della sentenza, a presentare ricorso. Le motivazioni sono rese pubbliche qualche giorno dopo e una settimana dopo pare proprio che gli avvocati della Fraglia mantengano le loro intenzioni, presentando ricorso.

Carlotta Cingolani con Ettorre.
Carlotta Cingolani con il presidente FIV Francesco Ettorre.

La notizia è sorprendente perché è uno schiaffo al tentativo di mediazione nel quale si adoperato il presidente federale Francesco Ettorre. Costui lo scorso 28 aprile ha ricevuto a Genova prima Carlotta e Giorgia Cingolani poi, successivamente, Giancarlo Mirandola, presidente della Fraglia Vela di Riva del GardaCarlotta Cingolani è la giovane “optimista” al centro dell’incidente che ha determinato l’azione disciplinare nei confronti del suo allenatore e del suo circolo. Giorgia, la sorella maggiore, ha recentemente conquistato il secondo posto al campionato europeo Laser 4.7 in Spagna. Ma è anche testimone diretta e vittima dell’assurdo clima di tensione vissuto nella vela trentina. Secondo quanto ci risulta, nell’occasione Ettorre prima si è bonariamente intrattenuto con la famiglia Cingolani, poi, successivamente, ha strigliato il presidente Mirandola invitandolo a presentare le sue scuse. Scuse sue e dell’allenatore Lopez. Affettusoso e quasi paterno prima con le “ragazze”, duro e severo con il dirigente poi. Non ci è voluto un sociologo per interpretare le mosse del presidente FIV. E infatti un primo incontro tra Mirandola e Barbara della Valle, madre di Carlotta e Giorgia, è avvenuto nei giorni scorsi a Riva del Garda. Mirandola si è dichiarato disponibile a presentare le scuse ufficiali del suo club. In quanto a quelle di Lopez, Mirandola si è spinto sino a garantirle, pena il licenziamento dell’allenatore dalla Fraglia. Mentre avviava la trattativa caldamente sollecitata da Ettorre, però Mirandola riteneva opportuno anche presentare ricorso alla FIV per la sanzione inflitta. Questo perché evidentemente Mirandola ritiene ingiusta la condanna. Il che è perfettamente legittimo. Un comportamento forse comprensibile da un punto di vista tecnico legale. Ma indubbiamente lontano parecchi anni luce dalla strada di rasserenamento degli animi invocata dalla FIV. Del quale l’intrattanersi in serenità delle ragazze Cingolani con presidente, era un segno tangibile. Di fatto una mina potente alla credibilità del presidente Ettorre che non sembra in grado di ricondurre al buon senso un club affiliato. E che apre le porte ad una polemica ancora tutta da scrivere. Pendono sul tavolo del procuratore federale altri 2 punti del caso Cingolani/Fraglia/Lopez precedentemente stralciati. Oltre naturalmente ad un nuovo esposto di un’altra genitrice: un formidabile ulteriore atto di accusa verso il modo di operare degli allenatori del club trentino. Ecco cosa certamente non evita il ricorso della Fraglia. Come fa Mirandola a non vederlo? Si tratta di tutta pessima pubblicità per la vela italiana. Con la quale il presidente, anzi i presidenti, non sembrano essere capaci di fare i conti. Si tratta, tra l’altro, volendo agire alla radice del problema, di ridisegnare completamente il profilo dell’istruttore di vela Optimist. La federazione intende sfruttare l’occasione per aprire un seminario sull’argomento? Che razza di argomenti ha adoperato Ettorre con Mirandola se questi, tornato a casa, ha deciso di ricorrere contro la sentenza federale? Ha Ettorre la personalità sufficiente per guidare la vela italiana? A questo punto è lecito chiederselo.

 

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