E’ Aivazovsky il più grande pittore del mare di tutti i tempi?

Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, 1817-1900, il più grande pittore del mare di tutti i tempi. Secondo molti critici è così. Eppure, nonostante il suo viaggio in Italia (indispensabile nella sua epoca) il prolifico pittore armeno di Feodosia è relativamente poco conosciuto da noi. Ecco 20 suoi capolavori per comprendere la sua gloria. Aivazovsky è di poco successivo al celebre inglese William Turner (1775-1851) di solito conosciuto come il maestro della luce e del mare. Turner e Aivazovsky si sfiorano in Italia e sebbene non ci sia prova di un loro incontro, esiste prova del fatto che Turner abbia visto del lavori di Aivazovsky, descritti in una lettera ad un amico come “meravigliosamente belli” e incorniciati da un “è più bravo di me“.

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2 commenti

  1. Gentile Signor Bontempelli,

    non ho purtroppo una risposta al quesito da Lei sollevato.
    Sicuramente non potremo trovarne una univoca, un Assoluto a proclamare Ajvazovskij il più grande pittore del mare di tutti i tempi. Verosimile, non certo.
    Il Relativo, il mio personale senso estetico, porterebbe a esprimermi, rimanendo nel dualismo proposto, a favore di William Turner, apprezzando la pittura permeata dal grande amore verso gli antichi maestri, la radicalità del colore e la dirompente energia della luce. Attraverso pennellate leggere ed evanescenti che tradiscono un certo gusto per il fantastico ed il surreale, il mare, il paesaggio, è raffigurato da Turner come non fosse ripreso dalla realtà ma “si materializzasse romanticamente attraverso la nebbia dei ricordi” e la nota poetica è dirompente nella sua discrezione. Quì la grandezza dell’Inglese
    Più che sui due grandi Maestri chiamati in causa, vorrei però indugiare (un saluto?) sul bellissimo dipinto che per mesi ha aperto la pagina di Sailing Revolution.
    Premetto che, purtroppo, la prova d’Autore a carboncino, proposta in vece dell’opera finale, poca giustizia rendeva al capolavoro di Edward Hopper. Personalmente ho sempre guardato oltre, vedendo comunque l’olio su tela anche dove non c’era.
    Ground Swell, del 1939, è, ad avviso di un realista appassionato di impressionismo, il più bel quadro di mare mai dipinto e sin da subito, lo ho trovato una scelta genialmente adatta ai contenuti del Vostro blog.
    Nonostante una tavolozza ricca di luce e nitidissima e la apparente serenità del soggetto, echeggia la solitudine. Le figure sono su una barca ma slegate completamente tra loro, l’una dall’altra, non sembra esserci un governo una direzione nel navigare. Dis-ingaggio. La preoccupazione si avverte nel loro silenzio, gli sguardi rivolti verso un unico punto.
    L’unica vera azione è quella della campana posta al centro del dipinto. Vera protagonista che, dal rollio della piccola boa nera e minacciosa, sta suonando in questo pomeriggio di risacca.
    La declinazione perfetta della situazione e del contesto storico attuale, il simbolismo a rappresentare l’incertezza.
    Groundswell ha anche, in lingua Inglese, il significato di ondata con accezione figurativa e dunque di moto del popolo, reazione del pubblico. Mirevole sottigliezza l’accoppiamento dell’opera con questo blog, a richiamare il perseguimento di ideali alti e rivoluzionari. In senso positivo, il richiamo all’attenzione. Nell’Amore per il mare e per la Vela, seguendo il Vostro blog, Hopper ci mancherà.

    1. Per gli amanti di Edward Hopper e in particolare di (uno dei suoi capolavori) Ground Swell e sul significato di quella boa al centro del dipinto raccomando questa splendida lezione (qui) che tra l’altro ha il merito di ricordare (9’50”) l’indubbia relazione con Breezing Up di Winsolw Homer. Spero ti piacerà.

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