La potenza di un attimo

A Kiel, l’unico porto al mondo che abbia mai ospitato due olimpiadi, il mare è grigio, scuro e poco profondo. Se non gli si dovesse il rispetto necessario a tutti i mari del pianeta, potremmo dire, sintetizzando e banalizzando, che è antipatico. Se sei un velista, prima o poi farai una regata da quelle parti. Farai i conti, durante le giornate d’estate che a quella latitudine non finiscono mai, con un cielo mutevole come un caleidoscopio e con l’odore della terra, meglio della campagna, che arriva trasportato dal vento, quasi mai dolce. Il vento di Kiel non ti accarezza mai, piuttosto ti prende a schiaffi. O li prendi come schiaffi di un padre che ti vuole bene ma anche ti vuole crescere ruvidamente, come adesso non è più di moda, oppure ti arrabbi, ti arrabbi tanto. Vincere una regata a Kiel non è da tutti, anzi è per pochissimi. Quei pochissimi disposti a ricevere schiaffi dal vento senza abbassare lo sguardo, anzi offrendo l’altra guancia. Ci vogliono un mucchio di schiaffi del vento per formare un campione. Una serie infinita di delusioni, di bordeggi sbagliati, di virate e strambate venute male. Di colpi di freddo, tanto freddo,  di incomprensioni con l’allenatore, con il nostromo del circolo. C’è tutto questo e molto altro ancora nell’urlo liberatorio con le braccia al cielo (lo vedete qui sopra) con il quale Francesco Marrai celebra la conquista del primo posto nella Kieler Woche, la settimana di Kiel alla fine di una medal race rocambolesca nella quale era entrato quarto in classifica uscendone vincitore. Colpi di scena, recuperi, sorpassi. Tutti gli ingredienti con i quali vengono condite le regate più belle. Con i quali gli attimi di una regata diventano ricordi indelebili che dureranno una vita. Grazie di averli condivisi, Francesco. E complimenti.

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Cinico Sailing: Be Wild sarà lei!

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Cinico Sailing: Comunicazione stile Mei Patacca

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Cinico Sailing: TP 104

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Un tragico errore

Prendiamo atto che l’associazione denominata Fraglia della Vela di Riva del Garda è in guerra con la vela italiana. Prendiamo atto che il suo presidente Giancarlo Mirandola dice una cosa e ne fa un’altra. Prendiamo atto che il presidente della FIV Francesco Ettorre non è al momento in grado di fermare la slavina di melma che, ingrassandosi sempre più, sta ricoprendo la vela italiana. Ecco, preso atto di tutto questo, viene da domandarci: che fare? Riflettere sugli errori commessi è sempre buona abitudine. Ma solo se serve ad evitarne di successivi. E’ una lezione che alla Fraglia trentina sembrano invece ignorare. L’ultima puntata di cui siamo testimoni è una bizzarra iniziativa dell’avvocato della Fraglia Francesco Zarbo che si è preso la briga di scrivere alla Procura Generale dello Sport presso il CONI in merito alla lettera della bambina Carlotta Cingolani pubblicato su questo sito (per chi l’avesse persa, è qui). L’iniziativa è stata rimbalzata alla Procura Federale che ha aperto delle indagini preliminari che prevedono, come da lettera qui in alto, intanto la convocazione a Genova della signora della Valle, madre di Carlotta. Perché abbiamo definito bizzarra l’iniziativa del legale della Fraglia di scrivere alla Procura Generale dello Sport? Perché costui non dovrebbe ignorare che prima di scrivere a quell’indirizzo è necessario scrivere alla Procura Federale e solo dopo, semmai, inoltrare la lettera al CONI. Ma lasciate perdere le procedure e le prassi legali. Torniamo alla sostanza. La sostanza è una lettera sconvolgente scritta da una bambina che urla al mondo il proprio peggior incubo: aver frequentato la scuola di vela della Fraglia, essere venuta a contatto con il mondo della Fraglia. Un mondo di parolacce, di prevaricazioni, di sputi in faccia. Noi pensiamo invece che in un mondo giusto, un mondo che ha a cuore i diritti dei minori, quella lettera dovrebbe portare alla chiusura della scuola della Fraglia, la demolizione fisica del circolo e la costruzione di un parco giochi al suo posto. Quella lettera che l’avvocato della Fraglia ha l’ardire di portare all’attenzione del CONI è sconvolgente ed è l’atto di accusa più potente che sia mai stato scritto verso una istituzione velica da quando esiste la Federazione Italiana Vela. Risulta altrettanto sconvolgente che, a fronte di quella lettera che ripubblichiamo, il presidente Ettorre sia andato a Riva del Garda con l’intenzione di placare gli animi e ne sia uscito peggio di un nulla di fatto, cioè con una foto in compagnia dei ragazzini della locale scuola di vela (proprio quella!) strumentalizzata dalla stessa Fraglia. Nessun gesto distensivo è uscito dalla Fraglia dopo la sua visita. Nessuna richiesta di pacificazione. Niente di niente. Due sentenze consecutive della Giustizia Federale non hanno prodotto nessuna revisione delle posizioni del club trentino. Ora siamo alle denunce al CONI. La Fraglia è chiaramente fuori controllo. E l’ultima puntata è lontana dall’essere scritta.

Intanto, per non dimenticare da che parte è il marcio, la denuncia di Carlotta:

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Cinico Sailing: 470, 470, 470… che combini?

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FIV: le motivazioni con le quali la Corte Federale d’Appello ha respinto il ricorso della Fraglia

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Cinico Sailing: Navigatore a chi?

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Una foto equivocabile, equivocata, equivocante

Il quotidiano L’Adige questa mattina riporta, con una certa evidenza, la foto della visita che il presidente FIV Francesco Ettorre ha fatto domenica scorsa alla Fraglia della Vela di Riva del Garda. Secondo il quotidiano il presidente “ha voluto rendersi conto di persona del clima che si respira alla Fraglia (..) e si è reso conto della situazione tranquilla che si vive nel sodalizio velico nonostante le recenti questioni che hanno riguardato il lavoro di allenamento dei più giovani.” Interessante. A noi veramente risultava che le ragioni della visita del presidente al club trentino fossero tutt’altre. Cioè che il Presidente cercasse di riportare il presidente Mirandola ad un comportamento più ragionevole nei confronti della signora Barbara della Valle, dopo che ben due gradi della giustizia federale hanno indicato il comportamento dell’allenatore Santiago Lopez scorretto e oggettivamente colpevole il circolo medesimo. Non solo, lo stesso club ha fatto sapere che attende di conoscere le motivazioni con le quali è stato respinto il suo appello, per valutare la possibilità di un ulteriore ricorso. Al CONI, si presume. Il clima della visita è stato allietato, si fa per dire, dalla presenza della Polizia di Stato. Chiamata perché qualcuno dei presenti all’incontro con il Presidente Ettorre, non è ancora chiaro chi, ha ritenuto che ci fossero dei potenziali rischi di ordine pubblico.

La Polizia in Fraglia durante l’incontro con il presidente FIV. Chiamata da chi?

Il rischio, per chiarezza e completezza di informazione, era rappresentato dal fatto che la signora della Valle e la signora Lutterotti (la signora che ha firmato l’altro esposto alla Procura Federale e della Repubblica denunciando comportamenti ritenuti impropri dello stesso allenatore Lopez) fossero insieme al bar. Le due signore si erano illuse che la visita del presidente FIV portasse ad un chiarimento generale, ad un appianamento e ricomposizione delle divergenze. Niente di tutto questo. La loro presenza ad un tavolo della Fraglia, sorseggiando un caffè, è stata interpretata come una potenziale minaccia all’ordine pubblico. Possono essere due signore giudicate in tal modo? Possono essere umiliate a tal punto da essere considerate una minaccia? La Polizia, intervenuta, non ha potuto che verificare con una semplice occhiata della realtà delle cose. Noi prendiamo atto che due signore sedute al bar, in questo incredibile circolo trentino possono essere esposte ad una vergogna simile. Del resto che si sia perso il senso della misura da quelle parti è riscontrabile da un altro sgradevolissimo incidente capitato nei giorni scorsi. Quando il pulmino della signora della Valle è stato vandalizzato in un parcheggio. Indagini sono in corso dai Carabinieri per individuare i colpevoli. Al momento è impossibile stabilire un nesso tra il gesto vandalico e la Fraglia. Lo registriamo solo come indice del clima che si respira a Riva del Garda in questo periodo. Un clima che deve essere rasserenato, ma che non potrà mai esserlo sino a quando la Fraglia non prende atto della due sentenze che già la riconoscono colpevole. In quanto al presidente Ettorre, farsi fotografare con i ragazzini di una scuola vela il cui istruttore principale è tecnicamente sospeso da una sentenza della sua federazione ribadita in appello, ci sembra molto discutibile. Dopo la sua partenza nessun segnale di pace è partito dalla Fraglia verso la signora della Valle che ha dovuto persino ingoiare la vergogna della chiamata della Polizia. La pace si allontana. Altre denunce pendono, altre torti debbono essere necessariamente riparati. Altre pagine tristi per la vela italiana devono essere scritte. La signora della Valle e la signora Lutterotti attendono le scuse di tutti, altro che foto sui giornali, altro che situazione tranquilla.

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La FIV e la comunicazione, un rapporto difficile

In questi giorni si fa un gran parlare in rete delle decisione presa dalla FIV di bloccare, sulla pagina Facebook Amici della vela, la possibilità di condividere post. La pagina, con oltre 11 mila iscritti, era diventata un punto di riferimento per la vela italiana. Ne ha dato notizia Carlo Della Casa, impiegato federale, che ne era amministratore, con un post nella stessa pagina. Questo:Il gruppo, che fino a qualche mese si chiamava “Amici della FIV” veniva tra l’altro utilizzato praticamente da tutti i media nazionali (compreso questo) per dare voce e visibilità alla propria attività. La decisione di bloccare la possibilità di postare sulla pagina naturalmente non può essere attribuita a Della Casa, con tutto il rispetto di costui, dobbiamo attribuirla ben più in alto. O al responsabile federale del settore comunicazione Alessandro Mei (aka Mei Patacca) se non addirittura al presidente in persona, Francesco Ettorre. Una decisione incomprensibile, comunque la si guardi. Cominciamo dal merito. L’amministratore scrive di aver preso la decisione di bloccare la possibilità di pubblicare post da parte dei membri a causa di commenti offensivi e diffamatori.  Non vengono fornite ulteriori spiegazioni. Non sappiamo chi ha offeso e diffamato chi. Si resta nel vago. Colpendo nel mucchio. Facebook fornisce la possibilità all’amministratore di bloccare un utente (in questo caso un membro del gruppo) a sua discrezione. Dunque la prima obiezione logica al provvedimento è: perché non bloccare il/i responsabile/i delle eventuali diffamazioni? Oltre il merito c’è l’opportunità. L’idea stessa che la Federazione mostra di avere nei confronti della comunicazione. La FIV teme la libera circolazione di idee? La risposta sembra essere, ed è molto triste persino pensarlo, si.  Alla luce di quanto accaduto, forse la pagina andrebbe ribattezzata “Amici della vela che piace alla FIV“. Ma questo è probabilmente un problema superato. Il declino della pagina, privata della possibilità di interventi esterni, è inevitabile. E allora subentra un altro aspetto. Che senso ha dilapidare un patrimonio simile? Si tratta di puro, autentico autolesionismo. Altre pagine subentreranno, tutto va molto veloce sul web. Su questa, come capita in queste ore si leggeranno solo notizie del tipo “il presidente Mattarella in visita al CONI“. Interessante, avvincente, vero? E’ impossibile poi non notare un’altra inquietante coincidenza. Mentre la FIV decideva di mettere la museruola alla propria pagina Facebook era in corso a Santander, in Spagna, la finale della Coppa del Mondo di classi olimpiche. Che il nuovo ufficio stampa ha coperto poco e male. Non solo, a pochi giorni della vittoria del bando del concorso per lo stesso ufficio, un membro dello staff ha già rassegnato le dimissioni. Dettagli? Forse. Certo è che sulla comunicazione della FIV tira una gran butta aria.

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Per qualcuno certe vittorie sono diverse da altre…

La Gazzetta dello sport di oggi:

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I giudici italiani che fanno carriera alle spalle dei velisti italiani

E’ successo di nuovo. Alla World Cup Series Final in corso di svolgimento a Santander la laserista Silvia Zennaro, si sta coprendo di gloria realizzando forse la migliore performance della sua carriera. Succede nonostante che, nella giornata di venerdì, abbia ricevuto due bandiere gialle. Per una spiacevole coincidenza entrambe inflitte dal solo giudice italiano presente. Chiariamo: un giudice in mare che infligge una bandiera gialla è affiancato da un altro giudice di un altro paese che quella penalità deve condividere, altrimenti il provvedimento si blocca lì, sul gommone. Dunque non possiamo sapere se l’infrazione ci fosse davvero, si è trattato di un eccesso di zelo, di un provvedimento esagerato oppure di qualcosa che poteva essere evitato. O, peggio ancora, di una dimostrazione del provincialismo che troppo spesso i giudici italiani dimostrano in campo internazionale. Forse non è il caso di Santander, ma noi lo prendiamo ugualmente a pretesto per sollevare un problema che cova da troppo tempo sotto la cenere della vela italiana. Cioè il problema dei giudici di casa nostra che per farsi apprezzare dagli stranieri sono straordinariamente severi con i concorrenti loro connazionali. Ogni velista italiano ha un ricordo personale in tal senso. Sono decine e decine i casi che si raccontano. Chi scrive condivide il proprio. Alle olimpiadi cinesi del 2008, il giudice italiano Alfredo Ricci mi raccomandò, a me e a tutta la squadra italiana, di non salutarlo durante il periodo delle regate. Ne chiesi stupefatto la ragione e mi spiegò che avrebbe dato una sensazione di intimità con i suoi connazionali inconciliabile con il suo ruolo al di sopra delle parti. Ho sempre ritenuto quella frase la più stupida che abbia mai ascoltato in tutta la mia carriera velica. Da allora però ho avuto parecchie testimonianze del fatto che quell’atteggiamento non sia isolato. Divorato da una ambizione professionale fuori dal comune, Ricci ha proseguito la sua carriera formidabile, inarrestabile nonostante qualche errore clamoroso. Continuando a non avere alcun contatto con i velisti italiani. Ricci sente di non dover niente alla vela italiana ed evidentemente questo è stato preso come esempio da altri giudici desiderosi di ripercorrere le sue orme. Come se il settore dei giudici fosse estraneo al movimento velico nazionale e procedesse su una strada parallela. Perché poniamo pure che Silvia Zennaro a Santander abbia davvero commesso delle infrazioni. E poniamo che lei, come la media dei velisti italiani, sia impreparato nei confronti del regolamento di regata. Se così fosse, se così è, dovrebbero essere proprio i giudici a dare per primi il loro contributo per ridurre questo deficit. Ma quale è la situazione degli arbitri italiani? Grave, se non addirittura gravissima. Non esiste un formatore di arbitri, Flavio Marendon che aveva ricevuto l’incarico rimasto a lungo vacante, è purtroppo mancato appena poche settimane aver iniziato a lavorare. All’orizzonte non c’è segno di un sostituto. Peccato. Quello che possiamo fare, intanto, è denunciare, testimoniare tutti quando abbiamo l’impressione che un giudice italiano sia eccessivamente severo nei confronti degli atleti italiani in campo internazionale. Aiuterebbe a ridurre il fenomeno. Nonostante Alfredo Ricci.

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