Perchè Giancarlo Mirandola non si dimette?

Vedremo alla fine chi ha ragione e chi ha torto” ripeteva, con la protervia che lo ha tristemente caratterizzato in tutta questa storia, ancora pochi giorni fa il presidente della Fraglia Vela di Riva al quotidiano l’Adige. Adesso lo sappiamo anche ufficialmente: Giancarlo Mirandola e il suo club hanno torto. L’idea di presentare ricorso contro la prima sentenza del Tribunale Federale si è dimostrata pessima. Al pari del profilo tenuto in queste settimane, spavaldo, sprezzante. La Fraglia e il suo Presidente hanno preso in giro tutti. Convocati dal presidente FIV Francesco Ettorre hanno finto di essere contriti e di voler seguire il saggio consiglio che gli arrivava da Genova: scuse pubbliche, risarcimento dei danni materiali e una pietra sopra la più squallida vicenda della vela italiana da molti anni a questa parte. Invece no. Con una mano cercavano un tentativo di mediazione, con l’altra presentavano ricorso. Lo schema sembra ripetersi ancora una volta, con modalità appena differenti. A poca distanza dalla conferma da parte della Corte Federale di Appello di confermare la sentenza di primo grado attraverso un post su Facebook di Elena Giolai, ufficio stampa del club trentino, viene fatto sapere che si attendono le motivazioni per rileggerle (sic!) e proporre ulteriori impugnazioni. Immaginiamo al CONI dato che la Giustizia Federale prevede due gradi di giudizio e entrambi si sono espressi contro la Fraglia. Poi la chiosa contro chi lede la reputazione e l’onore del club e dell’allenatore. Ecco il punto: chi è che lede davvero la reputazione e l’onore del club trentino? L’urlo di una madre ferita, una bambina vessata in vari modi, oppure il club medesimo in una apparentemente inarrestabile china masochistica? Alla Fraglia di Riva del Garda hanno tolto i freni. Inibitori prima di tutto, ma non solo. Oltre c’è solo il suicidio sportivo, e siamo ad un passo da ciò. Non abbiamo memoria di un club radiato dalla Federazione, nel Regolamento di Giustizia (articolo 72, provvedimenti a carico degli affiliati) si parla di revoca di affiliazione. E qualcuno forse a Genova comincia a prenderlo in considerazione. Ipotesi estrema? Magari lo è, ma se questa ipotesi viene da molti esclusa sarebbe solo per introdurre sanzioni individuali. L’articolo 61, per esempio, a nostro avviso sembra fatto su misura per il caso di specie. Al punto 2 recita così: “Il tesserato che pubblicamente, con parole, scritti od azioni, lede gravemente la dignità il decoro, il prestigio della Federazione o degli Organi Federali commette illecito disciplinare“. L’articolo 66 elenca le sanzioni che posso venire inflitte dagli organi di Giustizia Federale: ammonizione, deplorazione, sanzione pecuniaria, sospensione, revoca dell’affiliazione, radiazione. Il vero punto all’ordine del giorno ormai è la gestione di Giancarlo Mirandola del Club trentino che viaggia come un missile fuori orbita verso l’estinzione della vela a Riva del Garda. Se esclude, dopo ben sentenza univoche, la possibilità di ritornare sui propri passi. Se non soddisfatto ricorre al CONI, quale possibilità ha la Fraglia Vela di Riva del Garda di rientrare nel movimento velico nazionale dal quale con i suoi comportamenti si chiama fuori? Forse è bene ricordare il fiume di accuse nei confronti del club è ormai inarrestabile. Pendono altre cause sia in Procura Federale che in Procura della Repubblica. Altri genitori, giorno dopo giorno, trovano il coraggio di denunciare l’anomalia di una scuola vela non più degna di essere chiamata tale. Tutto questo, lo capirebbe anche un bambino, finirà per travolgere Mirandola e il suo club. C’era una volta la Fraglia. Oppure c’è ancora?

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