Tanto spettacolo, poco pubblico

E’ stato il fine settimana delle regate della Star Sailors League a Nassau, Bahamas. La combinazione di uno gruppo di velisti eccezionalmente qualificato e di una efficace produzione video ha generato uno spettacolo in diretta streaming che ha un solo paragone possibile, la coppa America. L’ntrigante coincidenza di portare a paragone il paradigma della velocità (i cat visti a Bermuda) e quello della lentezza (la Star) ha reso tutto ancor più avvincente e stimolante. Insomma, uno spettacolo imperdibile. Conoscete qualcuno che lo abbia visto e non lo abbia trovato entusiasmante? Eppure, nonostante tanta bellezza, un fondo di amarezza è, almeno per chi scrive, difficile da nascondere. E’ una sensazione legata ai numeri. L’ultima regata, sabato pomeriggio in Italia, ha avuto un finale super spettacolare allo sprint tra il brasiliano Robert Scheidt e l’inglese Paul Goodison. In quel momento erano collegati in diretta, da tutto il mondo, poco più di mille spettatori. Successivamente alla regata, un tam tam di plauso e apprezzamento ha attraversato il web. Nonostante questo circa 24 ore dopo per il replay della regata (vedi foto qui sotto) però poteva vantare ancora un numero spettacolarmente basso di spettatori. Che delusione. Onestamente ci aspettavamo ben altra audience. Quache zero in più… Come è possibile che quello che da noi appassionati è considerato il meglio riceva così pochi contatti? Dove è il trucco, il corto circuito? O dovremmo concludere che la vela è uno sport talmente accartocciato su se stesso da smuovere davvero quattro gatti, non su scala italiana, ma letteralmente e non in scala, in tutto il mondo? Ci sono forse delle attenuanti. Forse qualcosa di meglio poteva essere fatto sul piano della comunicazione. E magari anche nella produzione (mancavano le riprese aeree). Difficile però puntare il dito su una organizzazione completamente privata che investe risorse proprie. Sono i soli a farlo, tanto di cappello. Certo non è questo il centro del problema. Forse la Star non è così seducente per il grande, grandissimo pubblico. E magari quello che è sembrato appassionante era, nella sua lentezza, troppo noioso? Possibile. Resta il fatto che poche migliaia di spettatori da tutto il pianeta per uno spettacolo come quello delle Star a Nassau sono un segnale allarmante sul quale il mondo della vela è chiamato a interrogarsi. Siamo così pochi? Siamo destinati a sparire?

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1 commento

  1. Caro Luca, i problemi della vela sono ahimé molti e tutti purtroppo vanno contro la visibilitá e l’apprezzamento di questo sport. Il primo problema che personalemte vedo é che la vela offre una miriade di eventi tutti dai nomi roboanti: credo non esista nessuno sport al mondo che vanta tanti “campioni del mondo” come la vela. Ogni classe ha il suo campione, a scapito del “Campione” che il grande pubblico vuole. Nell’automobilismo, nel motociclismo, persino nel calcio (per non parlare di tennis, sci, ciclismo, etc) esistono pochi super campioni che catalizzano l’attenzione e alcune (poche) manifestazioni sono riconosciute come l’olimpo assoluto. In vela tutto si disperde in mille rivoli con mille campioni e campioncini e questo senza dubbio diventa difficile da comunicare e non attrae l’attenzione. Il secondo punto é senza dubbio la lentezza dello sport velico, appassionante per chi, da navigante, riesce a seguire i dettagli di una manovra, di un sorpasso, di una conduzione tecnicamente straordinaria ma assolutamente incomprensibile per chi non naviga. Non dimentichiamo che i grandi numeri li fanno i tifosi, non i praticanti, che si identificano in un gesto sportivo che possono comprendere e che li entusiasmi. Un sorpasso di Valentino Rossi o di Sebastian Vettel, nessun tifoso potrebbe mai neppure lontanamente pensare di farlo, peró si identificano in questo gesto, riescono a immaginarsi li e a sognare. Lo stesso vale per una rovesciata di Ronaldo, o un scalata dello Stelvio in bici, o un rovescio incrociato di Federer o una discesa della Vonn. Al contrario vedere un finale in fotofinisch fra Sheidt e Goodison é entusiasmante solo per chi ne apprezza il contenuto tecnico, molto difficile da comprendere se non si é velisti e magari anche regatanti. Un terzo problema é il popolo dei velisti, per natura tradizionalista e poco incline alla novitá: é sufficiente leggere i commenti sulla passata Coppa America, nei quali una gran maggioranza di velisti tifava per il ritorno dei vecchi CA, per capire che l’aspetto spettacolare é davvero lontana dalla mentaliutá dei velisti stessi. La CA di Bermuda ha avuto mille difetti senza dubbio, primo fra tutti l’arroganza del team Oracle che ha maneggiatao i regolamenti come un affare in famiglia e secondo la presunzione di poter vendere la vela come uno sport affermato, ruchiedendo diritti televisivi come se fosse la F1. Peró bisogna riconoscere che ha introdotto novitá degne di essere valutate molto bene: velocitá, un campo di regata limitato (forse anche troppo), esasperazione delle barche, tempi brevi (forse anche troppo brevi), inclusa la possibilitá di incidenti (vedi la scuffia di New Zealand) che fa parte di qualsiasi sport estremo. Personalmente credo che seguire, migliorandola ovviamente, quella formula, possa aprire nuovi scenari al nostro sport, facendo anche accettare ai velisti della domenica come sono io, che non hanno chances di partecipare ad eventi top, esattamente come un gentlemen driver impegnato in gare automobilistiche minori non ha chances di sedersi su una Mercedes F1 e partecipare a un mondiale. E poi basta con la definizione di mondiale a campionati che oggettivamente non sono mondiali, in quanto non hanno una preselezione degna di questo nome: barche minori, a mio modo di vedere, possono fregiarsi di campionati assoluti di classe, non mondiali, e chi vince un assoluto Sunfish, per esempio, non deve potersi fregiare del titolo di campione mondiale, che genera confusione fra i potenziali tifosi. Personalmente credo che la creazione di una classe esasperata (come i cat con foil) aperta solo a team di professionisti, con caratteristcihe simili a quelle introdotte la CA passata, e che organizzi un circuito annuale di regate seguibili anche con riprese televisive e che venga definito e riconosciuto dalla Federeazione internazionale come campionato mondiale assoluto di vela potrebbe parzialmente risolvere il problema della visibilità della vela, appassionando anche tifosi e spettatori che magari potranno avvicinarsi a questo sport

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