Il presidente FIV Francesco Ettorre è un uomo dinamico. Macina chilometri da un capo all’altro dell’Italia senza risparmiarsi. Per questo non ci ha sorpreso, nei giorni scorsi, vederlo prendere la parola nel corso dell’Assemblea Straordinaria della classe Optimist tenuta a Napoli in concomitanza con una importante regata. Ci pareva una importante occasione perfetta per chiarire la posizione della FIV in merito alle linee guida da tenere nelle scuole di vela, dopo che una sentenza del Tribunale Federale che ha assolto un istruttore dai modi come minimo rudi. Il Presidente ha ritenuto non fosse il caso di intervenire e così rimaniamo in attesa. L’ argomento, quello dei doveri/diritti degli allenatori dei giovanissimi è troppo importante per far finta di nulla e continueremo a sollecitare il Presidente su questo punto cruciale. Mandereste vostro figlio in una scuola di vela dove gli allenatori si comportano molto duramente e si usa un linguaggio triviale? Lei, Presidente, lo farebbe? La sua presenza a Napoli, silente sull’argomento, serve solo a rafforzare l’attuale gestione della classe Optimist. E, visto che non ha una preparazione tecnico agonistica (nel mondo velico si è occupato di tutt’altro) Presidente, si è accorto che risolto il problema della classe Laser, resta quello dell’Optimist, il problema centrale della vela italiana? Si chiama autoreferenzialità. La classe Optimist italiana produce campioncini che assai raramente o mai approdano, rimanendo in testa alla flotta, nelle classi olimpiche. Siccome il problema drammatico della vela italiana è che non produce medaglie olimpiche, si tratta di scegliere. Meglio lasciare le cose come stanno ed essere incapaci di conquistare medaglie olimpiche o avere il coraggio di intervenire alla radice del problema? E’ il quesito tecnico fondamentale che Ettorre si è trovato sul tavolo lasciatogli in eredità dal predecessore Charlie Cross. Per affrontarlo servivano e servono spalle molte larghe. Ettorre ha dimostrato di averle domando la questione Laser. Giocava fuori casa, un po’ alla sbaraglio. Qui, con gli Optimist, è ben diverso. Ci sono equilibri più delicati. La lunghissima permanenza del cavaliere Norberto Foletti al vertice della classe Optimist italiana ricorda molto quella di Macrino Macrì con Assolaser. Foletti è stato a lungo dirigente della Fraglia Vela di Riva. Ma non ha mosso un dito per salvare la reputazione del suo circolo travolto dalle accuse di bullismo al suo allenatore. Avrà avuto le sue buone ragioni. Che non coincidono con quelle della vela italiana. E quando ci siede troppo a lungo sulla stessa poltrona si finisce per far confusione tra se stessi e ciò che si rappresenta, fraintendendo alla radice il senso del volontariato sportivo. Il signor Foletti va ringraziato e accompagnato alla porta. Per la semplice ragione che la classe Optimist italiana in questi anni ha ingrassato a dismisura se stessa, ma ha fallito miseramente nella sua missione di fornire qualità alla vela olimpica italiana. Non siamo nel campo delle opinioni. Sono le medaglie olimpiche che misurano la bontà di un movimento velico. Il nostro è uno degli ultimi in campo mondiale. Un dirigente coscienzioso dovrebbe prendere il toro per le corna. Non farsi vedere ad un’assemblea contribuendo a diffondere il messaggio che tutto va bene. Non è così.

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