Le coseguenze di una vela che non crede ai bambini

Le motivazioni del doppio proscioglimento della Fraglia Vela di Riva e del suo allenatore Santiago Lopez (vedi il post precedente qui per il testo completo) sono destinate ad aprire un profondo dibattito nella vela italiana. Quella nel suo complesso da un lato, quella del club trentino dall’altro. Già, sembra proprio questa la voragine che si apre. I due proscioglimenti seguono evidentemente strade indipendenti. E da tali li affrontiamo.

Proscioglimento Fraglia Riva. Secondo la Corte Federale di Appellole problematiche relative alla regolazione interna della vita dell’affiliato esulano dall’ambito di competenza federale“. La tesi è interessante. Peccato che questo articolo 4, comma 7 dello Statuto FIV, indicato dalla Corte non sia stato tenuto in considerazione né dal Procuratore Federale in fase di indagine, né dal Tribunale Federale ai fini della prima sentenza. Ora che la Corte Federale di Appello smentisca le due principali entità che gestiscono la Giustizia Federale forse è affascinante per chi vuol vederci un segno di estrema autonomia tra gli organi. In effetti, guardando meglio, è solo un segno di estrema confusione. Ed è impossibile restire alla tentatazione, in queste circostanze, di vederlo come un pretesto. Specie in un contesto storico nel quale la FIV si è appena dotata di un Codice Etico che è vero che è stato introdotto successivamente ai fatti in questione, ma avrebbe quanto meno potuto indurre i Giudici della Corte a non togliersi lo “sfizio” di contraddire Procuratore e Tribunale Federale su un argomento sensibile come questo che gravita intorno al problema del bullismo.

Proscioglimento Santiago Lopez. Il Tribunale Federale di appello ha sancito che la velista Giorgia Cingolani non è credibile. Giudicate voi. Questo è il verbale della sua deposizione:

La Corte Federale di Appello si è presa la straordinaria responsabilità di ritenere che questa deposizione non avesse alcuna conseguenza disciplinare. Del resto che Giorgia Cingolani fosse in qualche modo nel mirino dell’autorità sportiva emerge chiaramente anche da questo altro documento, che riguarda una intervista che la stessa velista aveva rilasciato a Gazzetta.it. L’intervista ha per contenuto sostanzialmente gli stessi avvenimenti della deposizione. La potete rivedere qui

Quello che appare incredibile, in questa richiesta di archiviazione, è la considerazione finale. Giorgia viene dipinta come influenzata “dalla capacità pesuasiva del giornalista” (sic!) ma, considerando la sua vittoria nel campionato mondiale Laser di categoria, si propone l’archiviazione. Che sia possibile collegare il risultato sportivo alla decisione di procedere o meno nei confronti di un potenziale illecito disciplinare è davvero sorprendente. Che razza di modello educativo ha in mente il Procuratore Federale Giancarlo Sabbadini per la vela italiana? Quello che ne esce qui, ovvero: “chi va forte, può dire le bugie” fa venire i brividi. Stesse brividi avvertibili nelle acrobazie verbali dei documenti riportati. Squarciamo questa ipocrisia. Se Giorgia Cingolani, sprovveduta 16enne dipinta in balia della madre, non dice la verità, vuol dire che è una bugiarda. Eppure Giorgia cita fatti precisi, circostanze dove è testimone diretta. Una bugiarda che vince una regata, per quanto importante, merita indulgenza? E meritano indulgenza quei “gentiluomini” della squadra velica della Fraglia che hanno accolto ieri a Napoli, a margine della nazionale Laser, Giorgia con sfottò e prese in giro? Noi crediamo di no.

 

 

 

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