Sono passati alcuni giorni da quando la laserista sedicenne Giorgia Cingolani ha manifestato il proprio disagio alle regate nazionali di Napoli. “Tornare a terra e trovare i ragazzi della Fraglia pronti a prendermi in giro, senza ritegno, davanti a tutti è stato triste. Molto triste“. Queste le sue parole, come riportato su Gazzetta.it, le potete rileggere qui. Qualuno ha dato seguito a quelle parole? Secondo quanto ci è stato possibile ricostruire solo in parte. Il presidente federale Ettorre ha chiesto spiegazioni all’allenatore di Giorgia che, non essendo presente al momento dell’ “incidente” ha suggerito di rivolgersi direttamente a lei, alla ragazza. Questo contatto però non c’è stato, nonostante che il presidente, modificando il proprio programma originale, abbia deciso di andare proprio a Napoli, dove ha presenziato alla premiazione. Nonostante che tra i premiati ci fosse anche Giorgia, presidente e atleta non hanno incrociato gli occhi. Il presidente sostiene di essere stato fortemente scoraggiato ad avvicinarsi dalla madre della ragazza, Barbara della Valle, nota a tutta la comunità velica per la sua incessante attività sui social media. La signora della Valle nega di essersi opposta a tale incontro e pare impossibile venirne fuori. Doveva salutare per prima Giorgia per mostrare rispetto, se non alla persona, all’istituzione che Ettorre rappresenta, oppure doveva salutare prima il presidente per mostrare la sensibilità dovuta ad una minore che denuncia un disagio? Mentre scegliete la risposta che meglio si adatta alla vostra, di sensibilità, sappiate che il presidente sostiene adesso che incontrerà Giorgia alla sua prossima regata Laser, tra due settimane. Troppo tardi? Giorgia Cingolani ha già subito l’onta di essere stata considerata una “teste non credibile” dal sistema della giustiza federale. Credete che un adolescente sia così interessato alla sottile differenza che passa tra “bugiardo” e “teste non credibile“? La risposta sta nel come i ragazzini della Fraglia si sono rivolti a Giorgia, chiamandola “spia“. Già, questi sono i raffinati signorini e signorini che escono dalla scuola di vela della Fraglia della Vela di Riva del Garda, dove, sentenze federali alla mano, ai meno svegli si dice amabilmente che “sono lenti come la merda che esce del culo“. Allora perchè stupirsi? La Fraglia Vela di Riva è ormai una entità completamente indipendente dalla Federazione Italiana Vela. Quest’ultima sembra aver abdicato dall’idea di riportarla alla ragione. In un mondo normale se una 16enne denuncia un atto di bullismo come quello subito da Giorgia, si fermano i giochi, si accerta immediatamente la verità e si prendono dei provvedimenti. Nessuna giustificazione può interferire con l’accertamento della verità. Invece qui vince il silenzio. Ma non contate sul nostro. E visto che non lo ha fatto nessuno, intanto: scusa Giorgia.

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Le motivazioni del doppio proscioglimento della Fraglia Vela di Riva e del suo allenatore Santiago Lopez (vedi il post precedente qui per il testo completo) sono destinate ad aprire un profondo dibattito nella vela italiana. Quella nel suo complesso da un lato, quella del club trentino dall’altro. Già, sembra proprio questa la voragine che si apre. I due proscioglimenti seguono evidentemente strade indipendenti. E da tali li affrontiamo.

Proscioglimento Fraglia Riva. Secondo la Corte Federale di Appellole problematiche relative alla regolazione interna della vita dell’affiliato esulano dall’ambito di competenza federale“. La tesi è interessante. Peccato che questo articolo 4, comma 7 dello Statuto FIV, indicato dalla Corte non sia stato tenuto in considerazione né dal Procuratore Federale in fase di indagine, né dal Tribunale Federale ai fini della prima sentenza. Ora che la Corte Federale di Appello smentisca le due principali entità che gestiscono la Giustizia Federale forse è affascinante per chi vuol vederci un segno di estrema autonomia tra gli organi. In effetti, guardando meglio, è solo un segno di estrema confusione. Ed è impossibile restire alla tentatazione, in queste circostanze, di vederlo come un pretesto. Specie in un contesto storico nel quale la FIV si è appena dotata di un Codice Etico che è vero che è stato introdotto successivamente ai fatti in questione, ma avrebbe quanto meno potuto indurre i Giudici della Corte a non togliersi lo “sfizio” di contraddire Procuratore e Tribunale Federale su un argomento sensibile come questo che gravita intorno al problema del bullismo.

Proscioglimento Santiago Lopez. Il Tribunale Federale di appello ha sancito che la velista Giorgia Cingolani non è credibile. Giudicate voi. Questo è il verbale della sua deposizione:

La Corte Federale di Appello si è presa la straordinaria responsabilità di ritenere che questa deposizione non avesse alcuna conseguenza disciplinare. Del resto che Giorgia Cingolani fosse in qualche modo nel mirino dell’autorità sportiva emerge chiaramente anche da questo altro documento, che riguarda una intervista che la stessa velista aveva rilasciato a Gazzetta.it. L’intervista ha per contenuto sostanzialmente gli stessi avvenimenti della deposizione. La potete rivedere qui

Quello che appare incredibile, in questa richiesta di archiviazione, è la considerazione finale. Giorgia viene dipinta come influenzata “dalla capacità pesuasiva del giornalista” (sic!) ma, considerando la sua vittoria nel campionato mondiale Laser di categoria, si propone l’archiviazione. Che sia possibile collegare il risultato sportivo alla decisione di procedere o meno nei confronti di un potenziale illecito disciplinare è davvero sorprendente. Che razza di modello educativo ha in mente il Procuratore Federale Giancarlo Sabbadini per la vela italiana? Quello che ne esce qui, ovvero: “chi va forte, può dire le bugie” fa venire i brividi. Stesse brividi avvertibili nelle acrobazie verbali dei documenti riportati. Squarciamo questa ipocrisia. Se Giorgia Cingolani, sprovveduta 16enne dipinta in balia della madre, non dice la verità, vuol dire che è una bugiarda. Eppure Giorgia cita fatti precisi, circostanze dove è testimone diretta. Una bugiarda che vince una regata, per quanto importante, merita indulgenza? E meritano indulgenza quei “gentiluomini” della squadra velica della Fraglia che hanno accolto ieri a Napoli, a margine della nazionale Laser, Giorgia con sfottò e prese in giro? Noi crediamo di no.

 

 

 

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Se Giorgia Cingolani fosse un Laser, sarebbe più ascoltata? Lo chiediamo provocatoriamente al presidente federale Francesco Ettorre brillante risolutore della diatriba sul caso Laser, ma non ancora in grado di fare lo stesso con la quindicenne Giorgia. Già, Ettorre incassa l’indubbio successo nel caso che da anni tiene in scacco l’intero movimento velico italiano, quello della classe Laser.ILCA ha finalmente provveduto a revocare il proprio riconoscimento ad Assolaser e si accinge ad autorizzare l’attività di AICL. E’ giusto attribuire alla guida della FIV il pieno merito della risoluzione finale. Ettorre è riuscito con determinazione dove il suo predecessore Carlo Croce aveva miseramente fallito, riportando in modo chiaro, netto, inequivocabile, la Federazione saldamente alla guida delle associazioni di classe. Ettorre ha reso possibile, ha fatto, ciò che Charlie Cross alla guida contemporaneamente di FIV e World Sailing, aveva fatto sembrare irrealizzabile. In termini politici è una vittoria enorme che in questi giorni il presidente può assoporare, ma non gustare sino in fondo. Lo scintillante successo nella vicenda Laser è infatti in parte offuscato, come una nube dispettosa che intralcia un’ alba perfetta, da l’eco, tutt’altro che spento, di altra questione, quella legata all’ultima sentenza del Tribunale Federale, ancora sul caso Fraglia Vela di Riva del Garda. Nessuno della FIV, non il presidente, non coloro che a vario titolo si occupano di vela giovanile (Alessandra Sensini in testa) ha ancora sentito il bisogno di prendere posizione rispetto ad una sentenza che nei fatti tratteggia un modello didattico che definire “ruvido” è forse eufemistico. Come non era difficile immaginare questo silenzio non ha prodotto buoni frutti. Sui social media in queste ore il dibattito è accesissimo. Gli amministratori della pagina Facebook Amici della Vela 2.0, al culmine di una delle molte discussioni infuocate, hanno deciso di bannare proprio la quindicenne Giorgia Cingolani, figlia di Barbara della Valle, la genitrice che ha sollevato il coperchio sui discutibili metodi educativi messi in atto nella scuola Optimist della Fraglia della Vela di Riva del Garda e, a sua volta, bannata dalla pagina. Per gli amministratori della pagina madre e figlia non si attenevano alle linee guida della pagina, non nella sostanza dei loro interventi, ma nella forma di alcuni. Difficile non ammettere che la critica avesse un fondamento. Eppure resta ben fondato il dubbio che altre strade per ottenere lo stesso scopo, magari più mirate (censurando specificatamente i passaggi oltre il consentito non completamente le persone) sarebbero risultate più efficaci. Così facendo si fa (si è fatta) una pericolosa confusione tra vittima e carnefice. Giorgia Cingolani è la testimone di un modello sbagliato (che uno dei club velici più importanti d’Italia mette in atto da anni), però ha un cattivo carattere. E quello di sua madre è pure peggio. No. No. Giorgia Cingolani è una vittima. Punto a capo. Barbara della Valle è la genitrice che ha sfidato uno dei circoli più potenti d’Italia perchè ha visto le sue figlie a disagio dopo aver frequentato una scuola vela organizzata in nome e per conto della Federazione Italiana Vela. Questo passaggio è fondamentale. La pagina Amici della Vela 2.0 rappresenta una delle comunità veliche più numerose sul più popolare dei social media. Ce ne siamo occupati in passato (vedi qui), ora ci interessa rilevare che a seguito della decisione di bannare Giorgia Cingolani, circa il 3% degli appartenenti al gruppo hanno deciso di lasciare il gruppo medesimo in segno di disapprovazione e/o solidarietà nei confronti della quindicenne. Una reazione forte. Decisa. Sulla quale forse gli amministratori di Amici della Vela 2.0 avvieranno una riflessione. O forse no. In fondo non ci riguarda. Quello che più preme è che sia la FIV, il suo presidente, a non ignorare questi messaggi. Che urlano di una speciale sensibilità sull’argomento che è semplicemente folle ignorare. Il problema del modello educativo da proporre nelle scuole vela federali così come è tratteggiato dalla sentenza che assolve Santiago Lopez, allenatore della Fraglia di Riva, deve essere discusso adesso. Lo slancio del sucesso nella vicenda Laser possa essere d’inerzia. Giorgia e Barbara sono logorroiche, insopportabili, pedanti. E fanno un mucchio di errori, generose come sono. Ma sono le vittime ed è impossibile non stare dalla loro parte.Oltre che a voler loro bene.

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E’ previsto per domani a Roma il Consiglio Federale FIV. Non conosciamo ufficialmente l’ordine del giorno, ma saremmo molto sorpresi che non riguardasse le conseguenze della ormai famosa motivazione della sentenza su l’ultima puntata del caso Fraglia Vela Riva/Lopez vs Della Valle/Lutterotti e la situazione nella classe Laser. Cominciamo da quest’ultima. Domani saranno passati 10 giorni dall’ultimo incontro a Genova tra il presidente Francesco Ettorre e il delegato ILCA Jeff Martin. Incontro concluso con la richiesta ufficiale della FIV di disconescere Asssolaser e riconoscere AICL, richiesta alla quale ILCA si era impegnata di rispondere entro pochi giorni. I pochi giorni sono abbondantemente passati e della risposta non c’è traccia. Che succede adesso? Siamo ansiosi di saperlo e chiediamo che dal Consiglio Federale esca una posizione chiara in tal senso. Anche se sembra difficile crederlo, la situazione innescata dalla motivazione all’ultima sentenza del Tribunale Federale è ancora più complessa. In ballo c’è l’intera reputazione delle scuole di vela italiane. Come dimostra la lettera che abbiamo appena ricevuto:E’ indispensabile che il presidente Francesco Ettorre e la responsabile della vela giovanile Alessandra Sensini forniscano risposte univoche. Altrimenti possiamo aspettarci una cosa sola: che gli iscritti alle scuole vela, minate nella loro credibilità, del prossimo anno calino drasticamente. E’ questo che vuole la FIV? Domani lo sapremo.

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Perdonate il titolo. Purtroppo è strettamente necessario. E se pensate che sia offensivo siete fuori strada. Già. Per il Tribunale Federale, lo spiega esso stesso motivando la sentenza che vedeva opposti due genitori di due optimisti (Barbara della Valle e Monica Lutterotti) e la Fraglia della Vela di Riva con il suo allenatore Santiago Lopez, la frase “sei lento come la merda che esce dal culo” rivolta ai ragazzini “non può essere ritenuta offensiva per il contesto e le modalità specifiche”. Dunque, sostenere che il Tribunale sia stato lento a diffondere una sentenza depositata il 7 dicembre, ma resa pubblica solo l’11 alle 15, non è offensivo, viste le modalità specifiche. E’ solo un pretesto. Ben più importante è che per il Tribunale Federale le scuole di vela italiane sono una specie di sintesi tra un camp per marines e un angiporto, dove gli insulti sono creativi, pur restando volgarissimi. Ora è in qualche modo reso ufficiale, messo nero su bianco. Viene certificato uno stile, un atteggiamento che praticamente in ogni altro settore della nostra società sarebbe definito oltre il limite del bullismo. Che ne pensano il presidente Francesco Ettorre e Alessandra Sensini, a capo del settore giovanile? Avranno la sensibilità per spendere due parole sull’argomento? Le scuole di vela “macho per macho“, dove i piccoli decenni sono strapazzati a male parole, sono il modello che anche loro hanno in mente? Pensano anche loro che SLCLMCEDC (acronimo dell’immortale scemenza detta da Lopez) sia un modo sensato per approcciare un minore? Pensiamo sia indispensabile che chiariscano il punto. Sul tavolo, per arrivare a questa sentenza, ci sono due testimonianze video scioccanti su atteggiamenti dell’allenatore che vanno ben oltre la frase ingiustamente famosa. Per il Tribunale Federale quei video, i loro contenuti, simili alle deposizioni rese davanti al Procuratore Federale, sono in qualche modo confutati da altre testimonianze rese durante l’istruttoria. La naturale conseguenza di questo ragionamento è che i contenuti di quei video sono almeno parzialmente falsi e gli autori di quelle testimonianze almeno parzialmente bugiardi. Davvero? Nelle motivazioni della sentenza si legge che non è dimostrata la condotta illecita dell’allenatore e per questo viene prosciolto. Qualcosa non funziona. La testimonianza accorata e accurata di una minore è stata confutata. Bella responsabilità. E anche un segnale inquietante. Altri watt, altra potenza alla luce sinistra che sembra illuminare adesso, grazie a questa sentenza, la vela giovanile italiana. Dobbiamo necessariamente riparlarne. Se comunque l’allenatore è stato prosciolto, non così il club che organizzava la scuola vela “macho per macho“. Alla Fraglia Vela di Riva tocca una deplorazione scritta, che non appare semplice da decifrare. Non siamo stati capaci di reperire un precedente simile. Solo questo significa che al club trentino tocca l’onore, si fa per dire, della prima volta. Nessun circolo velico italiano può vantare una vergogna simile sul proprio diario di bordo e speriamo vivamente che la circorstanza induca il presidente Giancarlo Mirandola a riflettere. Voleva la gloria, l’ha avuta: nessun dirigente velico prima di lui ha ricevuto una sanzione simile disintegrando la reputazione del proprio circolo. Di peggio può solo affondarlo definitivamente ed è sorprendente che nessuno di quelle parti si renda conto di quanto siamo vicini a tanto. O meglio, veramente qualcosa di peggio c’è ed è non credere alla testimonianza di una bambina. A proposito. Fossimo i suoi genitori la cosa non finirebbe qui. I machi non ci sono mai piaciuti.

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Il 28 novembre scorso, senza che la FIV si degnasse di comunicarlo, il Tribunale Federale ha emesso la propria sentenza in merito al caso Barbara della Valle/ Monica LutterottiFraglia Vela di Riva del Garda/Lopez del quale ci siamo tanto occupati in passato. Ecco quanto pubblicato sul sito federale:

Curioso che manchi la firma di un giudice, vero? Dettagli formali immaginiamo. Dettagli che stonano comunque. Restiamo in fremente attesa delle motivazioni. Che non potranno essere altrettanto formalmente imperfette visto che si tratta di una specie di magica trasformazione. Queste testimonianze (qui qui e qui) portano infatti all’assoluzione di Lopez e il circolo alla deplorazione scritta. Ognuno può farsi la propria idea. Sempre in attesa delle motivazioni, per comprendere come sia stato possibile, si capisce… stay tuned.

 

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Nuova puntata nella lunga storia tra la Fraglia della Vela di Riva del Garda e le signore della Valle e Lutterotti. Un’altra pagina nera della vela italiana.

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Prendiamo atto che l’associazione denominata Fraglia della Vela di Riva del Garda è in guerra con la vela italiana. Prendiamo atto che il suo presidente Giancarlo Mirandola dice una cosa e ne fa un’altra. Prendiamo atto che il presidente della FIV Francesco Ettorre non è al momento in grado di fermare la slavina di melma che, ingrassandosi sempre più, sta ricoprendo la vela italiana. Ecco, preso atto di tutto questo, viene da domandarci: che fare? Riflettere sugli errori commessi è sempre buona abitudine. Ma solo se serve ad evitarne di successivi. E’ una lezione che alla Fraglia trentina sembrano invece ignorare. L’ultima puntata di cui siamo testimoni è una bizzarra iniziativa dell’avvocato della Fraglia Francesco Zarbo che si è preso la briga di scrivere alla Procura Generale dello Sport presso il CONI in merito alla lettera della bambina Carlotta Cingolani pubblicato su questo sito (per chi l’avesse persa, è qui). L’iniziativa è stata rimbalzata alla Procura Federale che ha aperto delle indagini preliminari che prevedono, come da lettera qui in alto, intanto la convocazione a Genova della signora della Valle, madre di Carlotta. Perché abbiamo definito bizzarra l’iniziativa del legale della Fraglia di scrivere alla Procura Generale dello Sport? Perché costui non dovrebbe ignorare che prima di scrivere a quell’indirizzo è necessario scrivere alla Procura Federale e solo dopo, semmai, inoltrare la lettera al CONI. Ma lasciate perdere le procedure e le prassi legali. Torniamo alla sostanza. La sostanza è una lettera sconvolgente scritta da una bambina che urla al mondo il proprio peggior incubo: aver frequentato la scuola di vela della Fraglia, essere venuta a contatto con il mondo della Fraglia. Un mondo di parolacce, di prevaricazioni, di sputi in faccia. Noi pensiamo invece che in un mondo giusto, un mondo che ha a cuore i diritti dei minori, quella lettera dovrebbe portare alla chiusura della scuola della Fraglia, la demolizione fisica del circolo e la costruzione di un parco giochi al suo posto. Quella lettera che l’avvocato della Fraglia ha l’ardire di portare all’attenzione del CONI è sconvolgente ed è l’atto di accusa più potente che sia mai stato scritto verso una istituzione velica da quando esiste la Federazione Italiana Vela. Risulta altrettanto sconvolgente che, a fronte di quella lettera che ripubblichiamo, il presidente Ettorre sia andato a Riva del Garda con l’intenzione di placare gli animi e ne sia uscito peggio di un nulla di fatto, cioè con una foto in compagnia dei ragazzini della locale scuola di vela (proprio quella!) strumentalizzata dalla stessa Fraglia. Nessun gesto distensivo è uscito dalla Fraglia dopo la sua visita. Nessuna richiesta di pacificazione. Niente di niente. Due sentenze consecutive della Giustizia Federale non hanno prodotto nessuna revisione delle posizioni del club trentino. Ora siamo alle denunce al CONI. La Fraglia è chiaramente fuori controllo. E l’ultima puntata è lontana dall’essere scritta.

Intanto, per non dimenticare da che parte è il marcio, la denuncia di Carlotta:

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AICO. Associazione Italiana Classi Optimist oppure Associazione Italiana Calunniatori Organizzati? La domanda è lecita dopo aver ascoltato la testimonianza di un lettore che ha sentito che le sue orecchie un consigliere di questa organizzazione sostenere che Barbara della Valle sia una pregiudicata con tre condanne penali alle spalle. Peccato che sia completamente falso. Chi è Barbara della Valle? La madre di Carlotta Cingolani, la bambina autrice della lettera pubblicata ieri su questo blog che ha fatto indignare l’Italia intera. Tentare di minare la credibilità della signora della Valle è un atto vile e di raro squallore. La connessione tra la classe Optimist e la Fraglia Vela di Riva è come noto ben salda e consolidata attraverso la figura di Norberto Foletti, da anni segretario della classe italiana Optimist e per anni consigliere Fraglia. In questa storia non ci sono dubbi e incertezze su chi sia la vittima e chi il (i) carnefice. La vittima è una mamma che ha visto trattare la figlia in modo inqualificabile. E che continua ad essere al centro di una campagna di denigrazione altrettanto inqualificabile. Di questa storia si sta occupando la Procura Federale e la Procura della Repubblica. Che un consigliere AICO parli così a sproposito è preoccupante per il livello di degrado raggiunto da questa classe. Ci auguriamo che la classe porga al più presto le sue scuse. Senza se, senza ma.

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C’è un match in corso nella vela italiana. Uno scontro senza precedenti tra uno dei più titolati club velici e un suo allenatore con una bambina. Non è un errore di battitura, la sproporzione dei protagonisti è davvero in questi termini: una timoniera di Optimist e un sodalizio velico famosissimo. Il titolo di questa storia incredibile è: Fraglia della vela di Riva del Garda contro buon senso e resto del mondo. Dove eravamo rimasti? Ad una sentenza del tribunale federale. Cioè il provvedimento disciplinare nei confronti dell’allenatore del club trentino Santiago Lopez, sospeso per 20 giorni e per altri 10 dalla sua attività di allenatore. E a 4000 (quattromila) euro di sanzione disciplinare pecuniaria alla Fraglia medesima per responsabilità oggettiva. Questo succedeva il 21 aprile, il documento originale, lo trovate qui.

Che cosa è successo da allora? Immediatamente dopo gli avvocati della Fraglia trentina hanno fatto sapere di ritenere la sentenza ingiusta e di essere pronti, una volta lette le motivazioni della sentenza, a presentare ricorso. Le motivazioni sono rese pubbliche qualche giorno dopo e una settimana dopo pare proprio che gli avvocati della Fraglia mantengano le loro intenzioni, presentando ricorso.

Carlotta Cingolani con Ettorre.

Carlotta Cingolani con il presidente FIV Francesco Ettorre.

La notizia è sorprendente perché è uno schiaffo al tentativo di mediazione nel quale si adoperato il presidente federale Francesco Ettorre. Costui lo scorso 28 aprile ha ricevuto a Genova prima Carlotta e Giorgia Cingolani poi, successivamente, Giancarlo Mirandola, presidente della Fraglia Vela di Riva del GardaCarlotta Cingolani è la giovane “optimista” al centro dell’incidente che ha determinato l’azione disciplinare nei confronti del suo allenatore e del suo circolo. Giorgia, la sorella maggiore, ha recentemente conquistato il secondo posto al campionato europeo Laser 4.7 in Spagna. Ma è anche testimone diretta e vittima dell’assurdo clima di tensione vissuto nella vela trentina. Secondo quanto ci risulta, nell’occasione Ettorre prima si è bonariamente intrattenuto con la famiglia Cingolani, poi, successivamente, ha strigliato il presidente Mirandola invitandolo a presentare le sue scuse. Scuse sue e dell’allenatore Lopez. Affettusoso e quasi paterno prima con le “ragazze”, duro e severo con il dirigente poi. Non ci è voluto un sociologo per interpretare le mosse del presidente FIV. E infatti un primo incontro tra Mirandola e Barbara della Valle, madre di Carlotta e Giorgia, è avvenuto nei giorni scorsi a Riva del Garda. Mirandola si è dichiarato disponibile a presentare le scuse ufficiali del suo club. In quanto a quelle di Lopez, Mirandola si è spinto sino a garantirle, pena il licenziamento dell’allenatore dalla Fraglia. Mentre avviava la trattativa caldamente sollecitata da Ettorre, però Mirandola riteneva opportuno anche presentare ricorso alla FIV per la sanzione inflitta. Questo perché evidentemente Mirandola ritiene ingiusta la condanna. Il che è perfettamente legittimo. Un comportamento forse comprensibile da un punto di vista tecnico legale. Ma indubbiamente lontano parecchi anni luce dalla strada di rasserenamento degli animi invocata dalla FIV. Del quale l’intrattanersi in serenità delle ragazze Cingolani con presidente, era un segno tangibile. Di fatto una mina potente alla credibilità del presidente Ettorre che non sembra in grado di ricondurre al buon senso un club affiliato. E che apre le porte ad una polemica ancora tutta da scrivere. Pendono sul tavolo del procuratore federale altri 2 punti del caso Cingolani/Fraglia/Lopez precedentemente stralciati. Oltre naturalmente ad un nuovo esposto di un’altra genitrice: un formidabile ulteriore atto di accusa verso il modo di operare degli allenatori del club trentino. Ecco cosa certamente non evita il ricorso della Fraglia. Come fa Mirandola a non vederlo? Si tratta di tutta pessima pubblicità per la vela italiana. Con la quale il presidente, anzi i presidenti, non sembrano essere capaci di fare i conti. Si tratta, tra l’altro, volendo agire alla radice del problema, di ridisegnare completamente il profilo dell’istruttore di vela Optimist. La federazione intende sfruttare l’occasione per aprire un seminario sull’argomento? Che razza di argomenti ha adoperato Ettorre con Mirandola se questi, tornato a casa, ha deciso di ricorrere contro la sentenza federale? Ha Ettorre la personalità sufficiente per guidare la vela italiana? A questo punto è lecito chiederselo.

 

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Eravamo già stati molto sfavorevolmente impressionati dalla reazione della Fraglia della Vela di Riva alla condanna da parte del Tribunale federale. La decisione di ricorrere in appello, per quanto formalmente legittima ci è parsa del tutto inopportuna nel contesto di una madre offesa, di altre denunce sul tavolo del Procuratore generale riguardanti il medesimo punto. L’inadeguatezza di quel circolo a gestire una situazione che riguarda un argomento delicato, delicatissimo, come l’approccio dei minori allo sport della vela è sotto gli occhi di tutti. Così come è sotto gli occhi di tutti l’impotenza della FIV nel caso. Incredibilmente il presidente Francesco Ettorre non riesce a trovare argomenti per arginare questo caso, per indurre la stessa Fraglia a comportamenti meno tragicamente dannosi per il movimento velico nazionale. Il club, la sua dirigenza è completamente sordo ad ogni ipotesi di mediazione, di riconoscimento delle proprie responsabilità. Ma forse il presidente federale dovrebbe cominciare a prendere in considerazioni ben altre misure. Cioè immaginare una vela italiana senza la Fraglia Vela di Riva. Lo scriviamo perché nelle ultime ore si è passato il segno. Sono stati creati su Facebook due falsi profili che irridono offendendo profondamente le due madri che sinora hanno avuto il coraggio, mettendoci la faccia, di denunciare il “metodo Fraglia” di approccio alla vela. Un metodo fatto di violenza verbale e altri comportamenti del tutto ingiustificati nei confronti dei minori. E’ ovvio che nessuno si sogna di ritenere i due profili direttamente ascrivibili al club trentino. Quello che è certo è che siano figli direttamente dell’atmosfera che la Fraglia ha contribuito a creare con la sua linea di completa incapacità di ammettere di aver commesso degli errori. Le due mamme denuncianti si chiamano Barbara della Valle e Monica Lutterotti. Lo stesso giorno della prima sentenza contro la Fraglia sono apparsi quesi due profili. Osservateli bene.

Vengono storpiati i nomi di entrambe le signore e derise le loro foto del profilo. Poca cosa direte voi rispetto a quello che si vede on line. Beh, in effetti è solo la prima puntata. Perché i due profili diventano subito molto attivi commentando un po’ tutto quello che passa nelle pagine Facebook dedicate alla vela. Non fermandosi di fronte a niente. Neppure alla tragedia della barca finita sulle scogli a Rimini. Guardare per credere. Ce ne è pure anche per chi scrive, “affettuosamente” chiamato “Bontempo”.

Il mondo velico non era mai caduto, prima d’ora, tanto in basso. Alla Fraglia Vela di Riva e al suo presidente Giancarlo Mirandola chiediamo di prendere immediatamente le distanze da queste volgarità che indossano incontrovertibilmente la maglia della sua squadra. Di chiedere scusa e di provare finalmente a rasserenare gli animi. La stessa richiesta la rivolgiamo alla Federazione Italiana Vela, che non può più essere spettatrice. I risvolti sono inquietanti e coinvolgono la classe Optimist nel suo complesso. Al momento dell’incidente tra la minore Cingolani (figlia di Barbara della Valle) e la Fraglia, di cui ha iniziato a occuparsi il Tribunale federale Marcello Meringolo era il direttore tecnico della Fraglia (della quale oggi risulta consulente). Lo stesso Meringolo è allenatore nazionale della squadra nazionale under 15 per la classe Optimist. Elena Giolai è contemporaneamente ufficio stampa della classe Optimist e della Fraglia Vela di Riva. Il segretario (da due decenni) della stessa classe, Norberto Foletti,

Mirandola e Foletti

Mirandola e Foletti (il primo a destra)

è stato per anni consigliere della Fraglia e appare al fianco di Mirandola anche nella presentazione della più stagione di regate del club (a destra). La classe di base della vela italiana non può restare un secondo di più nelle mani di queste persone che non hanno mosso un dito in queste settimane per dissociarsi dalla linea impostata da Mirandola nella vicenda. La FIV ha il dovere di intervenire. Subito. Con provvedenti chiari e diretti. Abbiamo bisogno di sapere da che parte sta.

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Barbara delle Valle

Barbara della Valle con una delle sue figlie

Una donna bionda sola contro tutti. Una donna capace, sempre da sola, di mettere all’angolo il circolo velico più importante d’Italia. Si può condividere o meno il suo stile o il suo approccio, ma quello che ha fatto Barbara della Valle è prodigioso. Indice di una personalità e di una intensità del tutto fuori dal comune. Tecnicamente Barbara ha molto di una leonessa, in termini di personalità prima di tutto. Per come difende i propri cuccioli poi. C’è chi maneggia fatti ed opinioni con le pinze, con prudenza. Lei li brandisce contro chi le ha fatto un torto, del male. Per chi scrive Barbara è la persona più coraggiosa della vela italiana, una vera e propria benedizione. Il battipanni del quale avevamo bisogno per scuotere un mondo accartocciato su se stesso ormai incapace di prendersi le proprie responsabilità. Barbara non è corruttibile. Il suo mantra è: “rispetto per tutti, deferenza per nessuno”. Si pone nello stesso identico modo quando approccia un bambino amico delle sue figlie (ne ospita 4 in questi giorni per le regate di Riva) o quando interloquisce con il presidente della FIV. Il che l’ha portata ad ingaggiare senza complesso alcuno una battaglia senza precedenti che mette a nudo tutte le debolezze di un sistema marcio. Il mito dell’allenatore macho che strapazza, verbalmente e materialmente i ragazzini che si avvicinano alla vela, noi lo abbiamo sempre criticato in punta di penna, lei, Barbara, lo ha divelto, con fatti su fatti, argomenti su argomenti. La Fraglia della Vela di Riva del Garda ha provato in ogni modo a farla tacere. Le hanno offerto dei soldi. Hanno organizzato un gruppo modesto di genitori per smentirla. Lei li ha svergognati uno per uno. Senza mezze misure. Barbara non ne ha. E’ logorroica, travolgente, puntigliosa. Ha un marito ufficiale di Marina. La sua figlia maggiore è una delle grandi speranze della vela italiana, quella minore deve ancora riprendersi dalla sventura di essere capitata tra le mani di un allenatore scellerato e decidere che cosa fare della sua carriera velica appena iniziata. La mamma vigila che questa decisione venga presa con tutta la serenità possibile in queste circostanze. La vela italiana aveva bisogno di Barbara della Valle e noi siamo orgogliosi di stare dalla sua parte. Del resto siamo solo alla prima puntata…

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