La potenza di un attimo

A Kiel, l’unico porto al mondo che abbia mai ospitato due olimpiadi, il mare è grigio, scuro e poco profondo. Se non gli si dovesse il rispetto necessario a tutti i mari del pianeta, potremmo dire, sintetizzando e banalizzando, che è antipatico. Se sei un velista, prima o poi farai una regata da quelle parti. Farai i conti, durante le giornate d’estate che a quella latitudine non finiscono mai, con un cielo mutevole come un caleidoscopio e con l’odore della terra, meglio della campagna, che arriva trasportato dal vento, quasi mai dolce. Il vento di Kiel non ti accarezza mai, piuttosto ti prende a schiaffi. O li prendi come schiaffi di un padre che ti vuole bene ma anche ti vuole crescere ruvidamente, come adesso non è più di moda, oppure ti arrabbi, ti arrabbi tanto. Vincere una regata a Kiel non è da tutti, anzi è per pochissimi. Quei pochissimi disposti a ricevere schiaffi dal vento senza abbassare lo sguardo, anzi offrendo l’altra guancia. Ci vogliono un mucchio di schiaffi del vento per formare un campione. Una serie infinita di delusioni, di bordeggi sbagliati, di virate e strambate venute male. Di colpi di freddo, tanto freddo,  di incomprensioni con l’allenatore, con il nostromo del circolo. C’è tutto questo e molto altro ancora nell’urlo liberatorio con le braccia al cielo (lo vedete qui sopra) con il quale Francesco Marrai celebra la conquista del primo posto nella Kieler Woche, la settimana di Kiel alla fine di una medal race rocambolesca nella quale era entrato quarto in classifica uscendone vincitore. Colpi di scena, recuperi, sorpassi. Tutti gli ingredienti con i quali vengono condite le regate più belle. Con i quali gli attimi di una regata diventano ricordi indelebili che dureranno una vita. Grazie di averli condivisi, Francesco. E complimenti.

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Paolo, Umberto e i sogni di un velista

Paolo Giargia e Umberto Varbaro. Di Varazze il primo. Di Follonica il secondo. Sono due giovani, giovanissimi laseristi. Entrambi plurimedagliati, anche a livello internazionale. Sarebbe bello, questa sera, attraversare per un istante soltanto, con il fiocco a farfalla, la mente e i loro sogni. Tre settimane fa a Formia Paolo e Umberto hanno vinto una prova ciascuno nella regata nazionale Laser.

Le altre quattro, con distacco le aveva vinte Francesco Marrai. Che arrivava lì dopo aver vinto il trofeo princesa Sofia a Palma di Maiorca, una delle super classiche della vela. L’equivalente della ciclistica Parigi-Robaix, così come il SOF di Hyeres, dove Marrai è finito oggi al secondo posto (con gli stessi punti del primo) corrisponde alla Freccia Vallona o viceversa, non importa. Potremmo anche scomodare il tennis con Wimbledon e il Roland Garros. Il livello è quello.  Ricordiamo molto bene la faccia di Giargia e Varbaro mentre tagliavano il traguardo davanti a Marrai. L’urlo dei rispettivi allenatori, i complimenti, che come una raffica dolcissima, partita dalle bocche di tutti gli spettatori neutrali, li investiva. Sono facce, sono soddisfazioni, che non si dimenticano. Non è difficile immaginare che quelle soddisfazione, quell’istante sublime nel quale tagli per primo la linea del traguardo, sia riaffiorato oggi nei pensieri di Giargia e Varbaro, alla notizia del brillantissimo risultato di Marrai a Hyeres.

Marrai a Hyeres
Francesco Marrai con la maglia gialla del leader della classifica guida la flotta a Hyeres

Risultati alla mano, Francesco Marrai è attualmente il laserista numero uno al mondo. In quella occasione però a Formia, era stato battuto. Per carità, mica è diventato un marziano. A Giovanni Coccoluto e Marco Gallo, come Marrai atleti delle Fiamme Gialle, capita con ragionevole frequenza di arrivargli davanti. Sempre più raramente quest’anno, ma capita e capiterà ancora, perché i laseristi italiani sono bravi e il livello medio si è molto elevato ultimamente. I giovani Giargia e Varbaro non possono certo confessarlo a nessuno, questo pomeriggio. Li prenderebbero per pazzi o esaltati. Ma loro che l’hanno battuto, il formidabile Marrai di questi tempi, sanno certo che a patto di partire primi, dalla parte giusta e in velocità. A patto di non sbagliare neppure una virata e men che meno una strambata. A patto di non navigare mai in scarso e indovinare tutti, ma proprio tutti, i salti di vento. A patto di non fare un solo metro in più in spalla alla boa di bolina e di riuscire a poggiare al massimo in poppa, ogni volta che una raffica lo consente: battere Marrai si può. Ecco perché questa sera d’orgoglio della vela italiana è bellissimo sentirsi un po’ tutti Giargia e Varbaro. Pensare che si può. Con la regata perfetta si può battere Marrai e sentirsi i numero uno. Per un istante, per una raffica, per una notte. Marrai a Hyeres

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Il Gallo cedrone e i doveri di un militare

Il post Facebook di Marco Gallo

Quello che vedete qui sopra è lo sconcertante post apparso sul profilo Instagram di Marco Gallo, finanziere salernitano. Secondo classificato al campionato nazionale Laser appena concluso al Lido di Ostia. Perché sconcertante? Vediamo di ricostruire gli eventi per chi non ha avuto il fato di viverli in prima persona. Sabato la flotta è tornata a terra dopo due regate disputate (la sesta e la settima del programma). La classifica vedeva Giovanni Coccoluto in prima posizione con 2 punti di vantaggio su Francesco Marrai e 10 su Marco Gallo. Tutti e tre sono atleti delle Fiamme Gialle. Domenica poi il meteo ha impedito lo svolgimento dell’ottava prova. Dunque quella avrebbe dovuto essere la classifica finale. Invece sappiamo che la classifica che passa agli archivi vede Marrai campione italiano davanti a Gallo e Coccoluto. Che cosa è successo? E’ successo che al rientro in porto Coccoluto e Marrai si sono protestati a vicenda. Ma mentre la protesta del primo nei confronti del secondo è stata respinta, quella di Marrai è stata accolta. E la conseguente squalifica di Coccoluto ha cambiato la classifica finale e il nome del campione italiano. E’ davvero un peccato che il titolo nazionale della classe più importante d’Italia sia stato assegnato da una Giuria e non da l’esito delle regate in acqua. E’ apparso non solo insolito, ma persino inopportuno che i due protestanti appartenessero allo stesso corpo militare. Chi scrive ha espresso queste perplessità direttamente al loro responsabile tecnico delle Fiamme Gialle, Pierluigi Fornelli (nella foto sotto al centro con Marrai e Coccoluto). Il tutto ben oltre il tramonto, direttamente fuori la stanza dove la Giuria stava discutendo (e lo ha fatto a lungo) il caso. 

Non poteva Fornelli imporre ai due “litiganti” di stracciare le rispettive proteste in nome della sua autorità militare, visto che si trattava di due compagni di squadra? Certo, avrebbe potuto. Ma ha scelto di non farlo, la sua opinione, può non essere condivisa ma deve essere rispettata. “Qualunque sia l’esito delle proteste, il loro vantaggio in classifica è tale che comunque sul podio resterà un atleta delle Fiamme Gialle” ci ha detto Fornelli. Che così ha argomentato: “Diverso sarebbe se fossimo ad una regata internazionale, consideriamo questo un passaggio formativo. C’è agonismo, rivalità tra i due ragazzi e le proteste fanno parte delle regate. Impareranno qualcosa di importante anche qui”. Una visione più romantica dello sport ci fa pensare che avremmo preferito che lo stesso Fornelli (oppure i suoi superiori presenti alle regate) avesse optato per l’idea di cancellare d’autorità entrambe le proteste. Non è stato così ma non si può dire che la sua posizione non abbia una sua logica. Ne abbiamo quindi preso atto. Con un briciolo d’amarezza. Visto che la protesta che ha deciso poi il campionato era basata su la testimonianza di un terzo regatante obiettivamente un po’ distante per essere preso come decisivo nell’episodio che ha determinato l’assegnazione del titolo. E che anche la protesta presentata da Coccoluto aveva un testimone, guarda caso Gallo stesso, ancor più distante. Ma se per Fornelli e dunque per le Fiamme Gialle, il caso è stato indirizzato sul “via libera alle proteste tra compagni di squadra” ce ne siamo fatti una ragione. Non si può dire la stessa cosa per il terzo del team “Laser Fiamme Gialle”, Marco Gallo che scrive su Instagram che “non si sente di fare i complimenti a chi lo ha preceduto per il modo in cui ha conquistato il titolo”. Che è quello deciso dai suoi superiori. Da tempo ci lamentiamo pubblicamente del mal funzionamento dei Gruppi Sportivi Militari. Ci lamentiamo del fatto che troppo spesso chi ne fa parte sia ossessivamente concentrato sui propri diritti (ricevere lo stipendio) e molto poco sui propri doveri. Essere un militare è una cosa molto seria. Che questi ragazzi dimenticano troppo spesso. Marco Gallo non si sente di fare i complimenti a chi lo precede. Sostiene che non meglio identificati “addetti stampa” scrivano “minchiate”? Marco Gallo (a destra) non può permettersi il lusso di parlare o scrivere come se si trovasse al bar. Ha il dovere di complimentarsi con il vincitore in tutti i casi. Se poi come in questo, si tratta di un suo compagno di squadra deve esserne più che felice. Ai Gruppi Sportivi Militari la collettività demanda anche il compito di formare degli uomini. Con Gallo la missione pare lungi dall’essere compiuta. La domanda è: si merita di restare nelle Fiamme Gialle un signore che dimostra di non avere idea delle responsabilità che questo comporta?

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