Viva Gradoni. Abbasso questo Optimist

Congratulazioni al tredicenne Marco Gradoni neo campione mondiale Optimist a Pattaya, in Thailandia. Congratulazioni estese al suo allenatore Simone Ricci e al suo club Tognazzi Marine Village, entrambi indispensabili. Auguriamo a Marco, se lo desidererà, una carriera da velista ricca di soddisfazioni. Marco non è il primo italiano a diventare campione del mondo Optimist. Era già successo a Sabrina Landi (1987, in Olanda), a Ugo Vanelo (1988, in Francia), a Luca Bursic (1997, Irlanda) e due volte a Mattia Pressich (1998 e 1999 in Portogallo e in Francia). Quello di Gradoni è dunque il sesto titolo mondiale Optimist italiano nella storia. Il palmares tricolore è completato da tre medaglie di bronzo: 1993 (Tosi), 1996 (Bertaglia) e 2000 (Furlani). Scorrete questi nomi: Landi, Vanelo, Bursic, Pressich, Tosi, Bertaglia e Furlani. Con tutto il rispetto: o li avete conosciuti persona, o siete del loro circolo o avete abitato dalle loro parti, oppure è proprio difficile che vi ricordiate di loro come velisti. Come campioni di vela, come si ritiene che siano i vincitori del campionato mondiale Optimist insieme a quelli che finiscono sul podio ad una regata tanto importante. Qualcosa è successo nella vita di ognuno di loro, qualcosa che li ha portati a navigare altri mari a fare altre esperienze. Alcune (e di successo) collegate al mare. Altre no. Essere in vetta alla classe Optimist fa venire una specie di vertigine. Che porta altrove. Lontano dalle boe che contano, quelle delle regate olimpiche. Vogliamo che la classe Optimist prepari i campioni per le classi olimpiche? Preso atto che in Italia non succede “sfruttiamo” la sorte e il talento che ci ha regalato (con il concreto e materiale contributo del suo allenatore e del suo circolo) il successo di Marco Gradoni. Proviamo a fare autocritica. Perché sino ad oggi in Italia chi è arrivato in alto come Marco poi ha cambiato strada sportiva? Qualcuno in Federazione si è posto il problema, oppure semplicemente parlare di Optimist senza preconcetti rende tutti nervosi?

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AICO: Associazione Italiana Calunniatori Organizzati

AICO. Associazione Italiana Classi Optimist oppure Associazione Italiana Calunniatori Organizzati? La domanda è lecita dopo aver ascoltato la testimonianza di un lettore che ha sentito che le sue orecchie un consigliere di questa organizzazione sostenere che Barbara della Valle sia una pregiudicata con tre condanne penali alle spalle. Peccato che sia completamente falso. Chi è Barbara della Valle? La madre di Carlotta Cingolani, la bambina autrice della lettera pubblicata ieri su questo blog che ha fatto indignare l’Italia intera. Tentare di minare la credibilità della signora della Valle è un atto vile e di raro squallore. La connessione tra la classe Optimist e la Fraglia Vela di Riva è come noto ben salda e consolidata attraverso la figura di Norberto Foletti, da anni segretario della classe italiana Optimist e per anni consigliere Fraglia. In questa storia non ci sono dubbi e incertezze su chi sia la vittima e chi il (i) carnefice. La vittima è una mamma che ha visto trattare la figlia in modo inqualificabile. E che continua ad essere al centro di una campagna di denigrazione altrettanto inqualificabile. Di questa storia si sta occupando la Procura Federale e la Procura della Repubblica. Che un consigliere AICO parli così a sproposito è preoccupante per il livello di degrado raggiunto da questa classe. Ci auguriamo che la classe porga al più presto le sue scuse. Senza se, senza ma.

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Questa Fraglia va espulsa dal movimento velico

Eravamo già stati molto sfavorevolmente impressionati dalla reazione della Fraglia della Vela di Riva alla condanna da parte del Tribunale federale. La decisione di ricorrere in appello, per quanto formalmente legittima ci è parsa del tutto inopportuna nel contesto di una madre offesa, di altre denunce sul tavolo del Procuratore generale riguardanti il medesimo punto. L’inadeguatezza di quel circolo a gestire una situazione che riguarda un argomento delicato, delicatissimo, come l’approccio dei minori allo sport della vela è sotto gli occhi di tutti. Così come è sotto gli occhi di tutti l’impotenza della FIV nel caso. Incredibilmente il presidente Francesco Ettorre non riesce a trovare argomenti per arginare questo caso, per indurre la stessa Fraglia a comportamenti meno tragicamente dannosi per il movimento velico nazionale. Il club, la sua dirigenza è completamente sordo ad ogni ipotesi di mediazione, di riconoscimento delle proprie responsabilità. Ma forse il presidente federale dovrebbe cominciare a prendere in considerazioni ben altre misure. Cioè immaginare una vela italiana senza la Fraglia Vela di Riva. Lo scriviamo perché nelle ultime ore si è passato il segno. Sono stati creati su Facebook due falsi profili che irridono offendendo profondamente le due madri che sinora hanno avuto il coraggio, mettendoci la faccia, di denunciare il “metodo Fraglia” di approccio alla vela. Un metodo fatto di violenza verbale e altri comportamenti del tutto ingiustificati nei confronti dei minori. E’ ovvio che nessuno si sogna di ritenere i due profili direttamente ascrivibili al club trentino. Quello che è certo è che siano figli direttamente dell’atmosfera che la Fraglia ha contribuito a creare con la sua linea di completa incapacità di ammettere di aver commesso degli errori. Le due mamme denuncianti si chiamano Barbara della Valle e Monica Lutterotti. Lo stesso giorno della prima sentenza contro la Fraglia sono apparsi quesi due profili. Osservateli bene.

Vengono storpiati i nomi di entrambe le signore e derise le loro foto del profilo. Poca cosa direte voi rispetto a quello che si vede on line. Beh, in effetti è solo la prima puntata. Perché i due profili diventano subito molto attivi commentando un po’ tutto quello che passa nelle pagine Facebook dedicate alla vela. Non fermandosi di fronte a niente. Neppure alla tragedia della barca finita sulle scogli a Rimini. Guardare per credere. Ce ne è pure anche per chi scrive, “affettuosamente” chiamato “Bontempo”.

Il mondo velico non era mai caduto, prima d’ora, tanto in basso. Alla Fraglia Vela di Riva e al suo presidente Giancarlo Mirandola chiediamo di prendere immediatamente le distanze da queste volgarità che indossano incontrovertibilmente la maglia della sua squadra. Di chiedere scusa e di provare finalmente a rasserenare gli animi. La stessa richiesta la rivolgiamo alla Federazione Italiana Vela, che non può più essere spettatrice. I risvolti sono inquietanti e coinvolgono la classe Optimist nel suo complesso. Al momento dell’incidente tra la minore Cingolani (figlia di Barbara della Valle) e la Fraglia, di cui ha iniziato a occuparsi il Tribunale federale Marcello Meringolo era il direttore tecnico della Fraglia (della quale oggi risulta consulente). Lo stesso Meringolo è allenatore nazionale della squadra nazionale under 15 per la classe Optimist. Elena Giolai è contemporaneamente ufficio stampa della classe Optimist e della Fraglia Vela di Riva. Il segretario (da due decenni) della stessa classe, Norberto Foletti,

Mirandola e Foletti
Mirandola e Foletti (il primo a destra)

è stato per anni consigliere della Fraglia e appare al fianco di Mirandola anche nella presentazione della più stagione di regate del club (a destra). La classe di base della vela italiana non può restare un secondo di più nelle mani di queste persone che non hanno mosso un dito in queste settimane per dissociarsi dalla linea impostata da Mirandola nella vicenda. La FIV ha il dovere di intervenire. Subito. Con provvedenti chiari e diretti. Abbiamo bisogno di sapere da che parte sta.

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Fraglia: vergogna senza fine

Quella che trovate qui sotto è la lettera che la mamma Fraglia della Vela Riva del Gardadi un “piccolo” velista della Fraglia Vela di Riva ha inviato nei giorni scorsi a La Gazzetta dello Sport e che viene pubblicata oggi. La Gazzetta aveva già pubblicato, nella sua edizione cartacea un’altra lettera di un’altra genitrice. Questa lettera che pubblichiamo anche noi oggi, ha dato vita ad un esposto inviato, nei giorni scorsi, al Procuratore Federale FIV. Costui, se lo riterrà opportuno (e non vediamo come potrebbe fare altrimenti) darà il via a indagini sul caso. Ogni commento è superfluo.

Mi chiamo Monica Lutterotti e sono la mamma di un ragazzino del 2006 che fino ad agosto del 2016 faceva parte della squadra agonistica Optimist cadetti della Fraglia Vela Riva allenato da Santiago Lopez.

Vorrei portare la mia testimonianza perche credo fermamente che la verità debba essere detta nella convinzione che lo sport debba essere tutt’ altro. Sono stata costretta a portare via mio figlio dalla Fraglia Vela Riva il circolo della città dove sono nata e cresciuta e dove vivo con la mia famiglia. Il linguaggio verbale adottato dall allenatore era molto pesante nei riguardi di mio figlio che non rispetta il canone atletico del circolo e veniva apostrofato con parole come “ciccione di merda”…..riportato poi da altri ragazzini che adottavano lo stesso linguaggio cosa per altro riferita dagli stessi genitori che ora difendono a spada tratta l’allenatore. Durante l’allenamento in acqua oltre a non essere seguito..e forse per questo nel 2015 e stato investito da un catamarano. .fortunatamente solo danni alla vela e al boma….veniva incitato con “forza sei lento come la merda che esce dal culo”….”coglione”…..questa bella parola poi l’allenatore si è permesso di dirmelo…riferita a mio figlio che non poteva regatare all ultima prova del meeting perche aveva 40 di febbre. .davanti a molte persone….tutto ciò e stato riferito al direttore tecnico al presidente e mi fu risposto che la vela è questa è se non mi stava bene potevo cambiare sport!

 

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La Fraglia sfida la FIV

Santiago Lopez in Fraglia su Facebook

Ormai siamo alla provocazione aperta, alla sfida esplicita tra Fraglia della Vela di Riva e la Federazione Italiana Vela. Come è tristemente noto il club e il suo allenatore Santiago Lopez hanno ricevuto proposta di deferimento da parte del Procuratore Generale FIV. E il 21 aprile prossimo ci sarà la sentenza sul caso che riguarda comportamenti assolutamente impropri nei confronti di una minore. Logica e buon senso insieme ad un elementare rispetto delle istituzioni vorrebbero che il club tenesse un basso profilo in attesa della sentenza. Chiunque capirebbe che una situazione tanto delicata l’allenatore in questione dovrebbe cautelativamente essere sospeso. Chiunque salvo che alla Fraglia di Riva del Garda, dove evidentemente il presidente Giancarlo Mirandola ha perso completamente la testa. E il senso della misura. Quella che vedete qua sopra è una foto apparsa ieri sulla pagina Facebook ufficiale del club trentino. Dalla quale si evince che Santiago Lopez, l’allenatore che secondo il Procuratore Generale della FIV si è reso protagonista di atti censurabili nei confronti di una minore non solo non è stato sospeso. E’ perfettamente attivo. E continua, in nome e per conto della Fraglia della Vela di Riva ad essere a contatto con i minori. I loro genitori lo sanno? Ci domandiamo che cosa ha da dire la FIV di Francesco Ettorre, il presidente tutto di un pezzo che per primo ha deciso di difendere l’onore della vela italiana nella battaglia della classe Laser. Accetta di essere platealmente sbeffeggiato da una società affiliata? Quante FIV esistono? E’ Rodolfo Bergamaschi, l’incauto Presidente della XIV Zona (quella della Fraglia) che si spinto a offrire la sua solidarietà al club, a dettare la linea? Aspettiamo risposte. In ballo c’è la dignità della vela italiana. Il dovere di comportamenti inequivocabili quando sono coinvolti i minori. Questa Fraglia va sciolta e rifondata.

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La Fraglia minimizza, ma…

Si è svolta ieri sera, venerdì, l’assemblea dei soci della Fraglia della Vela di Riva del Garda. Il club velico che, secondo il Procuratore Federale, dovrebbe essere deferito insieme ad un suo allenatore, per possibili danni materiali, fisici e morali ai suoi allievi. E che danneggiano indirettamente la FIV che autorizza l’attività del circolo medesimo. Ci eravamo presi la libertà, in quanto soci onorari della Fraglia, di chiedere le dimissioni del presidente Giancarlo Mirandola e del suo Consiglio. Per l’inadeguatezza con la quale hanno condotto la vicenda. Naturalmente non ci hanno preso sul serio. Anzi, apprendiamo da un giornale locale (qui) che il presidente intende querelarci. Al di là delle sue intenzioni sembra più interessante notare che la linea scelta dal club trentino sia quella di minimizzare a tutti i costi (anche a quello della verità) l’iniziativa del Procuratore Federale. “Stiamo parlando parlando di una barchetta spiaggiata” dice al quotidiano L’Adige, il presidente Mirandola. Che sembra davvero essersi dimenticato del documento che ha ricevuto nelle settimane scorse dalla FIV. Il documento firmato dal Procuratore Generale Sabbadini parla di molto altro. Per questo abbiamo deciso di pubblicarlo. A beneficio dei soci della Fraglia che hanno diritto di conoscere la realtà. Che va ben oltre “una barchetta spiaggiata“.La proposta di deferimento del Procuratore Generale FIV

Questa la verità incontrovertibile, giudicate voi se non siano necessari dei provvedimenti e/o delle prese di responsabilità oppure il tutto vada ridotto ad una barchetta, un Optimist, andato a scogli. La Fraglia della Vela di Riva, il club che emerge dai rilievi del Procuratore FIV merita la fiducia dei molti genitori che gli affidano i loro figli? Noi crediamo di no. Ribadiamo che alla vigilia di un evento straordinariamente importante che coinvolge i ragazzi di tutto il mondo un segnale di chiara discontinuità debba essere dato. E che quindi il presidente abbia il dovere morale di fare un passo indietro. Per salvare l’integrità del suo circolo. E non crediamo che sia il solo a dover fare un passo indietro. Ieri sera nel corso dell’Assemblea dei soci,  il Presidente di Zona FIV Rodolfo Bergamaschi, ci è parso quanto meno inopportuno. “Grazie a nome mio e della Federazione per quello che fate” ha detto Bergamaschi nel corso di un suo breve intervento di saluto. Considerato il procedimento disciplinare in corso quel grazie a nome della FIV poteva probabilmente essere risparmiato per tempi migliori.

 

 

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Un caos chiamato Fraglia di Riva

Premessa indispensabile. Chi scrive è in conflitto d’interessi. Della Fraglia della Vela di Riva del Garda sono da qualche anno socio onorario. Un riconoscimento del tutto immeritato al quale proverò finalmente a dare un senso chiedendo le dimissioni del Presidente Giancarlo Mirandola e di tutto il Consiglio. Una richiesta in fondo blanda rispetto all’entità dei fatti che stanno travolgendo il club trentino, uno dei più famosi di tutta l’Italia velica. Una richiesta che ci auguriamo venga accolta questa sera nel corso della tradizionale assemblea dei soci. Quella che precede la regata di Optimist più numerosa al mondo che si svolge nella settimana di Pasqua. Optimist e Fraglia sono indissolubilmente legati. L’anello di congiunzione è Norberto Foletti, il segretario della classe famoso per affittare alla classe medesima un suo capannone, senza essere capace di vergognarsene neppure un po’. Foletti è stato per molti anni consigliere della Fraglia e non se ne è mai troppo allontanato. Quando lo ha fatto, un suo uomo di assoluta fiducia Marcello Meringolo è stato nominato direttore tecnico ed oggi ne è consulente. In molti giurano che la sua influenza sia ancora notevole tanto più che il presidente Mirandola, ex direttore di banca, è espressione dei proprietari di barca del circolo, che storicamente non hanno molto a che fare con la vela agonistica che invece ha reso il club famoso. Comprensibile che il presidente abbia ancora bisogno di lui. Ma perché Mirandola e il Consiglio dovrebbero dimettersi? Perché il 15 marzo scorso hanno ricevuto dal Procuratore Generale FIV Giancarlo Sabbadini notizia della chiusura delle indagini preliminari e dell’intendimento di deferimento del tesserato Santiago Lopez (allenatore del club, ndr) e del club medesimo. La Fraglia ha avuto 8 giorni di tempo per presentare una memoria oppure chiedere di essere ascoltata. Il 28 marzo a Roma, presso l’ufficio del Procuratore Generale si sono presentati il Presidente Mirandola, accompagnato da Lopez.  Da quel momento due opzioni una sanzione senza incolpazione o la nomina di un difensore per il deferimento a giudizio. Poi la palla passa al Tribunale Federale, presieduto dall’avvocato genovese Alessandro Ghibellini. Saranno loro ad emettere la sentenza, l’udienza è prevista per il prossimo 21 aprile e lo stesso giorno avremo la sentenza le cui motivazioni saranno disponibili entro 20 giorni. I meccanismi  legali ci interessano sino a un certo punto. Il fatto specifico che ha determinato tutto questo anche, tanto più che riguarda una minore. Quello che conta è che il comportamento dell’allenatore sia stato definito dal Procuratore Generale “gravemente imprudente e negligente”  oltre che capace di “procurare possibili danni materiali, fisici e morali agli allievi, danneggiando indirettamente l’immagine della Federazione, che tale attività autorizza“. In tutto questo viene riconosciuta una “responsabilità oggettiva” da parte della Fraglia della Vela di Riva, che porta il Procuratore Generale a mettere nero su bianco che “intende procedere al loro deferimento per aver commesso illecito disciplinare“. Non è una sentenza, certo. Ma è una valutazione oggettiva di una figura indipendente. Non dovrebbe essere più che abbastanza per convincere il Consiglio della Fraglia a fare un passo indietro almeno sino alla sentenza? Non è quello che ci si dovrebbe aspettare da una organizzazione seria che si occupa da anni del delicatissimo settore della vela agonistica per bambini? Non ci soffermiamo sulle modalità dell’incidente per la semplice ragione che, indagando a nostra volta su quanto accaduto, ci siamo imbattuti in un ambiente fortemente degradato. Dove quanto portato nero su bianco dal Procuratore Generale FIV deve essere considerato la punta di un iceberg. Abbiamo scoperto per esempio che un linguaggio triviale ed esiziale viene comunemente utilizzato dagli istruttori della classe Optimist a Riva in nome di un “machismo” incomprensibile e dannoso. Un bambino o una bambina sono impacciati in una manovra? Verranno elegantemente apostrofati con “sei lento come la merda che esce dal culo“. Un caso isolato di un cretino che si sente importante usando un linguaggio scurrile? No, la testimonianza incrociata di un gruppo di mamme scandalizzate sino agli occhi sbarrati. Si potrebbe andare avanti a lungo con numerosi altri esempi, ma a quale scopo? La volgarità non si misura con una bilancia o col metro, è piuttosto un principio che una volta infranto provoca solo oblio. La violenza verbale, parente stretta di quella fisica, è il presupposto osceno del bullismo, uno dei gravi deficit della nostra epoca. A terra la situazione non migliora per niente. Se i genitori affidano i loro figli più che largamente minorenni ad un club blasonato come quello in questione convinti di essere al sicuro, sappiate che il controllo è molto relativo. La promiscuità è all’ordine del giorno, con tanto di foto se non proprio hard, almeno completamente inopportune, scattate quando dovrebbero essere i dirigenti del club a vigilare, che girano di chat in chat con linguaggio inaccettabile. Esagerazioni? Chi scrive ha visto con i propri occhi chat paginate di chat tra ragazzini che bestemmiano o vantano prestazioni sessuali incrociate. Del tutto inconsapevoli non solo della gravità del loro linguaggio ma dei rischi ai quali vanno incontro. Millanterie adolescenziali? Chissà. Quello che è certo è che l’attività della classe Optimist sia completamente sfuggita di mano ai vertici del circolo. E non da ieri. L’attuale consiglio ha il dovere di fare un passo indietro per ridare un briciolo di dignità a un circolo del quale un po’ mi vergogno di essere socio onorario. Lo scrivo con grave imbarazzo perché apprendo questa mattina dai giornali locali che il presidente Mirandola intende querelarmi per la vignetta pubblicata ieri. Da socio onorario a querelato in un battibaleno. Sic transit gloria mundi. 🙂

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Scarso come un velista italiano, dannoso come un Optimist

Viziato, indolente, coccolato, esigente, attaccatissimo al vil denaro. Ma soprattutto: perdente. Comunque la pensiate a proposito dei velisti italiani, in particolare quelli delle derive monotipo e delle classi olimpiche dovete convenire su un punto inequivocabile: alle olimpiadi fanno ridere. Non vi piace il tono sarcastico? Eccovi accontentati, tanto la sostanza non cambia: sono dei perdenti. Lo sono stati sino ad oggi i maschietti dato che l’ultimo campione olimpico italiano Agostino Straulino ha vinto il suo alloro un’era geologica fa, nel 1952 e, dettaglio niente affatto secondario, se nascesse oggi non sarebbe croato. Cioè figlio di una nazione che attualmente con l’Italia neppure confina. Per le donne la situazione è leggermente migliore, grazie a quella che potremo definire una anomalia, visto che non ha fatto scuola. Alessandra Sensini, ultimo oro della vela italiana olimpica (Sydney 2000) da sola ha un bottino di medaglia (oltre all’oro, due di bronzo e una di argento) che vale quasi un terzo delle medaglie complessivamente vinte dagli italiani in tutte le edizioni dei Giochi (14).

Quale è il problema? Perché l’Italia non esprime campioni della vela? Come è possibile che nazioni che non hanno neppure accesso al mare (l’Austria per esempio) ci precedano nel medagliere olimpico? Come è possibile che nazioni come Norvegia, Danimarca, Svezia e Germania dove si naviga a latitudini dove la vela è praticamente impossibile per molti mesi all’anno abbiano vinto complessivamente  molte più medaglie di noi? Come spiegarsi infine che nazioni del tutto simili alla nostra come Francia o Spagna abbiano un medagliere infinitamente più ricco del nostro? Rinfreschiamoci la memoria con le statistiche olimpiche complete aggiornate. 
ORO ARGENTO BRONZO TOTALE
GRAN BRETAGNA 28 19 11 58
USA 19 23 18 60
NORVEGIA 17 11 3 31
SPAGNA 13 5 1 19
FRANCIA 12 9 14 35
DANIMARCA 12 9 9 30
AUSTRALIA 11 8 8 27
SVEZIA 10 12 13 35
NUOVA ZELANDA 9 7 6 22
OLANDA 7 8 7 22
BRASILE 7 3 8 18
URSS 4 5 3 12
GERMANIA 3 4 4 11
AUSTRIA 3 4 1 8
ITALIA 3 3 8 14

Tutto questo, logica alla mano, si può spiegare in un solo modo: i nostri velisti sono più scarsi dei loro colleghi, più somari insomma. Alle ultime olimpiadi di Rio siamo tornati a casa senza medaglie. La stessa cosa era successo 4 anni prima a Londra e 4 anni prima ancora, in Cina, ci era voluta la solita “anomala” Sensini e un ragazzo argentino naturalizzato per lo scopo, Diego Romero, (a sinistra al suo rientro a terra in Cina da medaglia di bronzo) per non tornare a mani vuote. Non è il momento di una seria autocritica che coinvolga le radici del problema? Qualcuno vuole finalmente ammettere che la radice del problema della vela italiana si chiama Optimist? A molti, quasi a tutti, questa affermazione, questo indice puntato sulla classe dei più piccoli, suonerà impropria, clamorosamente falsa addirittura. La percezione che si ha dall’esterno della classe Optimist in Italia è il contrario di un fallimento. Cioè un rigoglioso successo: molti titoli, regate con partecipazioni straordinarie, spesso da record. Il punto, anzi il problema, è che ci si dimentica che la classe Optimist dovrebbe essere propedeutica alla vela olimpica, dovrebbe cioè formare i velisti che una volta cresciuti diventano equipaggi olimpici. Se ci dimentichiamo di questo, se pensiamo ad una classe Optimist fine a se stessa, o al massimo, come di fatto accade in Italia, ad una fabbrica di equipaggi di 420 che non ha uguali in Europa e nel mondo, allora sì, la classe italiana Optimist è un clamoroso successo.

Se invece del dito che la indica però guardiamo alla luna, dobbiamo verificare per esempio il solo velista nella squadra olimpica di Rio de Janeiro con il tricolore, con trascorsi significativi in termini di risultati nella classe Optimist fosse Ruggero Tita, peraltro selezionato all’ultimo secondo e autore, come tutti gli altri, di una prova non memorabile. Tita e basta. Tutto qui il contributo della formidabile corazzata della classe Optimist italiana alla vela olimpica nel quadriennio appena trascorso. Che a guardar bene tanto formidabile non deve essere. Non per ragioni casuali, non per un destino cinico e baro, ma per precise motivazioni tecniche. Esploriamone un paio. La prima è che in Optmist si va, incredibilmente, fino a 15 anni, che sono troppi. Perché? Perché per vincere in Optimist non bisogna essere troppo alti (rispetto alla media di 15enni ovviamente). Chi a quell’età, e sono la maggioranza, è già “troppo” alto, a primeggiare tra gli optimisti non riuscirà mai. Senza risultati, sarà bollato come un perdente o quanto meno un non predestinato alla vela e finirà per abbandonare. Perché senza risultati tanto la famiglia quanto il circolo di appartenenza non saranno invogliati ad insistere. Peccato però che la vela olimpica attuale sia fatta, con l’eccezione dei ruoli di timoniere per il 470 (tanto maschile quanto femminile), per spilungoni. In altre parole: tutte le classi olimpiche attuali sono disegnate in modo tale che un velista “lungo e sottile” sia naturalmente più a non solo più a suo agio a bordo, ma risulti più efficiente, che poi è quello che conta. E la questione non è opinabile. Ci sono ovviamente eccezioni, ma nella stragrande maggioranza dei casi è così. Perché la classe italiana Optimist non abbassa di un anno il limite massimo per partecipare alle regate in modo di dare maggiori chances anche a coloro destinati ad altezze superiori? Tecnicamente non potrebbe unilateralmente, è una decisione che dipende dalla classe internazionale. Però potrebbe favorire il processo. Non lo fa. O comunque non abbastanza. Diciamo la verità, anzi, una ovvietà: un 15enne, più maturo di un 14enne, ha maggiori possibilità di vincere tanto in campo nazionale, quanto in quello internazionale. Un caso evidente, anzi eclatante, dove la classe antepone i propri interessi, le proprie medaglie, all’interesse generale della vela nazionale. Così quando leggiamo che i nostri ragazzi vincono in campo internazionale, forse dovremmo renderci conto che si tratta di una buona, ottima notizia, principalmente per la classe, non per la vela italiana in generale. O al massimo per la classe 420.

Sapete che quella italiana è la flotta 420 più forte al mondo? In altri Paesi si privilegiano 29er o FX. Da noi no, per come è strutturata la classe Optimist attualmente, il passaggio naturale successivo è il 420, dove spesso vinciamo titoli importanti senza riuscire a produrre però velisti memorabili in chiave olimpica. Un’altra ragione tecnica della debolezza delle squadre olimpiche nazionali risiede nel fatto che lo straordinario successo della classe italiana Optimist, dovuto soprattutto, come vedremo tra poco, all’abilità del suo segretario, Norberto Foletti, di fatto non lascia spazio a classi alternative. Open Bic (a destra) e Topper, per dirne due di alternative, hanno un appeal nettamente superiore allo sgraziato Optimist, sono più belle, più tecniche, dipendono assai meno dal peso (e quindi anche dalla lunghezza di chi li conduce), ma in Italia, al contrario di quello che succede nel resto del mondo faticano moltissimo, schiacciati come sono dalla trionfale affermazione dell’Optimist. Un’affermazione, come visto, per lo più fine e se stessa. Le rispettive associazioni di classe (di Open Bic e Topper) non sono all’altezza? Forse. Ragione di più per aiutarle, cosa che spetterebbe alla FIV.

Sapevate che per mettere in piedi una regata Optimist in Italia un circolo deve affiliarsi alla classe? Ufficialmente, per quanto appaia bizzarro, per essere certi che siano rispettati determinati criteri organizzativi, in realtà questo sistema ha consentito negli anni e consente adesso al segretario Foletti di stringere ottimi e decisivi rapporti con i presidenti dei circoli. I presidenti dei circoli sono quelli che votano presidente e consiglieri federali. Organizzare una regata di Optimist, con i numeri della classe in Italia, è un affare, spesso un ottimo affare. Un indotto a molti zeri, che fa gola a tutti. La Fraglia Vela di Riva (Garda trentino e club di Foletti) è grazie all’Optimist il circolo con il miglior bilancio d’Italia, per dirne una. Tutto bene? Si, sempre se leggiamo questa storia con la visuale ridotta di una singola classe. No, se lo scopo ultimo è quello di migliorare la qualità della vela olimpica italiana. La verità è che questo virtuosissimo, sempre e solo per la classe, meccanismo ha reso Foletti l’uomo più potente della vela italiana. Talmente sopra ogni giudizio da permettersi il discutibilissimo sfizio di affittare un capannone di proprietà alla classe. Tutto in regola, per carità. Apparentemente persino un affare, in termini economici,  per l’associazione medesima. Vogliamo dire che è almeno (parecchio) inopportuno? Un segno, l’ennesimo, di onnipotenza: nessun presidente federale, ne tanto meno i consiglieri, ha il coraggio di mettere dei paletti alla sua organizzazione, perché la rete di relazioni del segretario della classe, di fatto è in grado di spostare molti voti. Decisivi per ogni votazione da anni. Foletti in FIV non contratta per strappare condizioni favorevoli, oppure mezzi per la sua classe, chiede e ottiene. Lui può. E’ del tutto evidente che la classe Optimist italiana non sia funzionale alla vela nostrana olimpica, che, risultati alla mano, avrebbe un gran bisogno di aiuto. E’ molto triste verificare che delle semplici questioni politiche non consentono nessun tipo di riforma. Ma è molto triste soprattutto per quei dirigenti. Teniamoci allora una classe Optimist fortissima e una compagine olimpica sgangheratissima. Ce la meritiamo.

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