E’ fissata per il prossimo 6 febbraio l’udienza della Corte Federale di appello. Udienza resa necessaria dal contemporaneo appello del Procuratore Federale e dell’avvocato della Fraglia Vela di Riva alla sentenza del Tribunale Federale resa nota nelle sue motivazioni lo scorso 11 dicembre. Le motivazioni della sentenza sono visibili qui Più specificatamente la Fraglia ricorre contro la deplorazione scritta che il Tribunale gli ha inflitto e il Procuratore nei confronti del proscioglimento di Santiago Lopez, istruttore della medesima Fraglia. Si tratta di due visioni opposte, su una sentenza che ha fatto molto discutere dato che delinea i comportamenti ammissibili in una scuola di vela. La nostra posizione è nota e facilmente rintracciabile nei numerosi articoli scritti sull’argomento. Rimaniamo alla finestra in attesa di questa nuova imminente puntata. Decisiva. Nel frattempo, come è noto, la FIV ha scelto, discutibilmente, di non commentare ufficialmente la sentenza ma, contestualmente, si è dotata di un Codice Etico che da quest’anno viene esteso automaticamente a tutti i tesserati (sinora veniva sottoscritto soltanto dai componenti delle squadre nazionali olimpiche). Nelle prossime ore il Codice verrà diffuso on line. La novità è un significativo passo in avanti su quali comportamenti la FIV si aspetta dai propri tesserati, un arma preziosa per sedare e dipanare assai meglio in futuro casi simili a quello in questione. Tuttavia, la pur encomiabile iniziativa del Consiglio Federale, è del tutto vana di fronte all’ostinatezza con la quale la Fraglia ha affrontato e affronta la vicenda. Non importa che la cattiva pubblicità derivata vada ben oltre i confini di Riva del Garda. Di tutto questo, alla locale Fraglia, resa semicieca dal suo provincialismo, sembra non importare niente a nessuno. Fatti loro? Non proprio. La Fraglia di Riva è libera di prendere a picconate la propria reputazione, ciò che le dovrebbe essere impedito è di estendere il danno all’intero movimento velico nazionale, cosa che invece sta accandendo da mesi.

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Se Giorgia Cingolani fosse un Laser, sarebbe più ascoltata? Lo chiediamo provocatoriamente al presidente federale Francesco Ettorre brillante risolutore della diatriba sul caso Laser, ma non ancora in grado di fare lo stesso con la quindicenne Giorgia. Già, Ettorre incassa l’indubbio successo nel caso che da anni tiene in scacco l’intero movimento velico italiano, quello della classe Laser.ILCA ha finalmente provveduto a revocare il proprio riconoscimento ad Assolaser e si accinge ad autorizzare l’attività di AICL. E’ giusto attribuire alla guida della FIV il pieno merito della risoluzione finale. Ettorre è riuscito con determinazione dove il suo predecessore Carlo Croce aveva miseramente fallito, riportando in modo chiaro, netto, inequivocabile, la Federazione saldamente alla guida delle associazioni di classe. Ettorre ha reso possibile, ha fatto, ciò che Charlie Cross alla guida contemporaneamente di FIV e World Sailing, aveva fatto sembrare irrealizzabile. In termini politici è una vittoria enorme che in questi giorni il presidente può assoporare, ma non gustare sino in fondo. Lo scintillante successo nella vicenda Laser è infatti in parte offuscato, come una nube dispettosa che intralcia un’ alba perfetta, da l’eco, tutt’altro che spento, di altra questione, quella legata all’ultima sentenza del Tribunale Federale, ancora sul caso Fraglia Vela di Riva del Garda. Nessuno della FIV, non il presidente, non coloro che a vario titolo si occupano di vela giovanile (Alessandra Sensini in testa) ha ancora sentito il bisogno di prendere posizione rispetto ad una sentenza che nei fatti tratteggia un modello didattico che definire “ruvido” è forse eufemistico. Come non era difficile immaginare questo silenzio non ha prodotto buoni frutti. Sui social media in queste ore il dibattito è accesissimo. Gli amministratori della pagina Facebook Amici della Vela 2.0, al culmine di una delle molte discussioni infuocate, hanno deciso di bannare proprio la quindicenne Giorgia Cingolani, figlia di Barbara della Valle, la genitrice che ha sollevato il coperchio sui discutibili metodi educativi messi in atto nella scuola Optimist della Fraglia della Vela di Riva del Garda e, a sua volta, bannata dalla pagina. Per gli amministratori della pagina madre e figlia non si attenevano alle linee guida della pagina, non nella sostanza dei loro interventi, ma nella forma di alcuni. Difficile non ammettere che la critica avesse un fondamento. Eppure resta ben fondato il dubbio che altre strade per ottenere lo stesso scopo, magari più mirate (censurando specificatamente i passaggi oltre il consentito non completamente le persone) sarebbero risultate più efficaci. Così facendo si fa (si è fatta) una pericolosa confusione tra vittima e carnefice. Giorgia Cingolani è la testimone di un modello sbagliato (che uno dei club velici più importanti d’Italia mette in atto da anni), però ha un cattivo carattere. E quello di sua madre è pure peggio. No. No. Giorgia Cingolani è una vittima. Punto a capo. Barbara della Valle è la genitrice che ha sfidato uno dei circoli più potenti d’Italia perchè ha visto le sue figlie a disagio dopo aver frequentato una scuola vela organizzata in nome e per conto della Federazione Italiana Vela. Questo passaggio è fondamentale. La pagina Amici della Vela 2.0 rappresenta una delle comunità veliche più numerose sul più popolare dei social media. Ce ne siamo occupati in passato (vedi qui), ora ci interessa rilevare che a seguito della decisione di bannare Giorgia Cingolani, circa il 3% degli appartenenti al gruppo hanno deciso di lasciare il gruppo medesimo in segno di disapprovazione e/o solidarietà nei confronti della quindicenne. Una reazione forte. Decisa. Sulla quale forse gli amministratori di Amici della Vela 2.0 avvieranno una riflessione. O forse no. In fondo non ci riguarda. Quello che più preme è che sia la FIV, il suo presidente, a non ignorare questi messaggi. Che urlano di una speciale sensibilità sull’argomento che è semplicemente folle ignorare. Il problema del modello educativo da proporre nelle scuole vela federali così come è tratteggiato dalla sentenza che assolve Santiago Lopez, allenatore della Fraglia di Riva, deve essere discusso adesso. Lo slancio del sucesso nella vicenda Laser possa essere d’inerzia. Giorgia e Barbara sono logorroiche, insopportabili, pedanti. E fanno un mucchio di errori, generose come sono. Ma sono le vittime ed è impossibile non stare dalla loro parte.Oltre che a voler loro bene.

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C’è una velista adolescente che in questi giorni sta facendo parlare molto di se. Non per le sue imprese in regata, il Laser 4.7 è la sua barca, che pur sono notevoli non solo in campo nazionale, ma per ben altro. Il suo nome è Giorgia Cingolani. Ed è l’autrice di una denuncia sconvolgente che se avete dimenticato (risale al luglio scorso), vi consigliamo di rivedere qui. Questa denuncia, insieme a quella della madre di Giorgia, Barbara della Valle (la potete rivedere qui) e di un’altra mamma, Monica Lutterotti (la cui testimonianza potete rivedere qui) hanno portato al procedimento contro la Fraglia Vela di Riva del Garda e del suo allenatore Santiago Lopez. Come è noto quel procedimento si è concluso (le motivazioni della sentenza le trovate qui) con il proscioglimento di Lopez e una deplorazione scritta nei confronti del club velico di Riva del Garda. Le motivazioni hanno suscitato molte perplessità e parecchi malumori nei confronti di quali la presidenza FIV ha fatto sostanzialmente orecchie da mercante. Perchè se è certamente vero che le sentenze si rispettano, queste devono poter essere discusse specie come quando, come in questo caso, investono uno dei cardini del nostro sport, la sua porta d’ingresso principale, quella verso gli adolescenti. Il presidente Ettorre e il responsabile della vela giovanile Sensini devono uscire dalla banalità di “rispettiamo l’autonomia del Tribunale Federale” per affermare con chiarezza a quale modello di vela giovanile pensano. Quello eufemisticamente ruvido, definito dalle motivazioni della sentenza che sdogana il linguaggio triviale consentito all’istruttore Lopez, oppure un altro. Ma quale altro? Mentre aspettiamo una presa di posizione che tarda ad arrivare, la credibilità dell’intero impianto della vela giovanile italiana mostra tutte le sue crepe. Perchè l’intreccio che vede opposta la piccola/grande Giorgia Cingolani, sua sorella Carlotta e sua madre da un lato e la Fraglia Vela di Riva d’altra è lungi dall’essere finito. Non è concluso per la semplicissima ragione che i bambini, gli adolescenti sono strutturalmente incapaci di accettare le bugie. E nella sua giovanissima carriera di velista di gran talento, Giorgia Cingolani di bugie ne ha già viste troppe. Noi come lei siamo attoniti di fronte all’atteggiamento del suo vecchio circolo. Lo abbiamo scritto più volte, lo ripetiemo ancora in questo mondo di sordi: un club velico, a maggior ragione uno dei più importanti d’Italia e d’Europa, non può entrare in guerra con un bambino e con i suoi genitori. Se lo fa, non ha capito il proprio ruolo e il senso della propria esistenza. Un semplice incidente di percorso è diventato un caso nazionale per l’incapacità di un circolo di ammettere i propri errori, in principio piccoli, poi sempre più grandi in un crescendo travolgente. Incapace di vedere oltre il proprio naso il presidente della Fraglia Giancarlo Mirandola ha trascinato il suo circolo al minimo storico della sua popolarità, subendo una deplorazione scritta da parte del Tribunale Federale che è uno schiaffo a cinque dita al suo orgoglio e alla sua storia. Tutto questo pur di non ammettere che il suo allenatore Lopez si era comportato in modo incontrovertibilmente inadeguato. Già, si trattava di essere umili per un istante e riconoscere un errore. Ma essere umili, anche solo temporaneamente, non è proprio la migliore delle qualità del presidente Mirandola. Il presidente Ettorre avrebbe potuto indurre Mirandola ad evitare tutto questo. Ma non ne è stato capace. Il fatto che ci abbia provato a lungo parla in modo preoccupante dei suoi limiti come mediatore. Nella storia della FIV non c’era mai stato un circolo con un atteggiamento altrettanto ribelle rispetto al centro. E il precedente è pericoloso. Molto pericoloso. Così come lo è continuare a minimizzare la rabbia di Giorgia. Giorgia Cingolani ha scritto questa lettera al Procuratore Federale:

 

Denuncia di Giorgia Cingolani su Santiago Lopez

Procuratore sono Giorgia Cingolani e ho saputo che lei ha archiviato il procedimento su Santiago per quello che è successo a Malta l’anno scorso perché lui ha detto che non ha fatto assistenza ai tre della fraglia che regatavano e questo non è vero perché io ero in acqua e Santiago seguiva i tre in acqua e a terra. In acqua stava sul gommone di Cervia con l’istruttore Nicola Bissi. Santiago seguiva i 3 come sempre durante le regate, faceva i breafing e regolava le loro vele. Ricordo anche che durante il penultimo giorno in acqua ho protestato un ragazzino di Santiago, Alex de Murtas, e Santiago poi ha parlato con il mio allenatore Antonio Tamburin per chiedergli se io avevo poi fatto la protesta a terra. Questo glielo può confermare anche Antonio Tamburin. Tutto quello che sta succedendo non è bello e non mi piace perché io dico la verità.
Come tesserata FIV ho imparato che se vengo a conoscenza di qualcosa che è un illecito ho l’obbligo di denunciare e quindi io voglio denunciare che Santiago ha dichiarato il falso sia per il fatto di Malta ma anche per quello che ha dichiarato sull’episodio della palestra perché sono stata io ad accompagnare mia sorella in palestra il 7 febbraio e l’ho lasciata a Santiago che l’ha fatta entrare poi quando me ne sono andata la cacciata dalla palestra. Io voglio denunciare queste cose e voglio essere sentita.
Giorgia Cingolani
Chi si prende la responsabilità di dire a Giorgia che le sue speranze per una vela più pulita sono mal riposte? Vuol farlo lei presidente Ettorre?
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Perdonate il titolo. Purtroppo è strettamente necessario. E se pensate che sia offensivo siete fuori strada. Già. Per il Tribunale Federale, lo spiega esso stesso motivando la sentenza che vedeva opposti due genitori di due optimisti (Barbara della Valle e Monica Lutterotti) e la Fraglia della Vela di Riva con il suo allenatore Santiago Lopez, la frase “sei lento come la merda che esce dal culo” rivolta ai ragazzini “non può essere ritenuta offensiva per il contesto e le modalità specifiche”. Dunque, sostenere che il Tribunale sia stato lento a diffondere una sentenza depositata il 7 dicembre, ma resa pubblica solo l’11 alle 15, non è offensivo, viste le modalità specifiche. E’ solo un pretesto. Ben più importante è che per il Tribunale Federale le scuole di vela italiane sono una specie di sintesi tra un camp per marines e un angiporto, dove gli insulti sono creativi, pur restando volgarissimi. Ora è in qualche modo reso ufficiale, messo nero su bianco. Viene certificato uno stile, un atteggiamento che praticamente in ogni altro settore della nostra società sarebbe definito oltre il limite del bullismo. Che ne pensano il presidente Francesco Ettorre e Alessandra Sensini, a capo del settore giovanile? Avranno la sensibilità per spendere due parole sull’argomento? Le scuole di vela “macho per macho“, dove i piccoli decenni sono strapazzati a male parole, sono il modello che anche loro hanno in mente? Pensano anche loro che SLCLMCEDC (acronimo dell’immortale scemenza detta da Lopez) sia un modo sensato per approcciare un minore? Pensiamo sia indispensabile che chiariscano il punto. Sul tavolo, per arrivare a questa sentenza, ci sono due testimonianze video scioccanti su atteggiamenti dell’allenatore che vanno ben oltre la frase ingiustamente famosa. Per il Tribunale Federale quei video, i loro contenuti, simili alle deposizioni rese davanti al Procuratore Federale, sono in qualche modo confutati da altre testimonianze rese durante l’istruttoria. La naturale conseguenza di questo ragionamento è che i contenuti di quei video sono almeno parzialmente falsi e gli autori di quelle testimonianze almeno parzialmente bugiardi. Davvero? Nelle motivazioni della sentenza si legge che non è dimostrata la condotta illecita dell’allenatore e per questo viene prosciolto. Qualcosa non funziona. La testimonianza accorata e accurata di una minore è stata confutata. Bella responsabilità. E anche un segnale inquietante. Altri watt, altra potenza alla luce sinistra che sembra illuminare adesso, grazie a questa sentenza, la vela giovanile italiana. Dobbiamo necessariamente riparlarne. Se comunque l’allenatore è stato prosciolto, non così il club che organizzava la scuola vela “macho per macho“. Alla Fraglia Vela di Riva tocca una deplorazione scritta, che non appare semplice da decifrare. Non siamo stati capaci di reperire un precedente simile. Solo questo significa che al club trentino tocca l’onore, si fa per dire, della prima volta. Nessun circolo velico italiano può vantare una vergogna simile sul proprio diario di bordo e speriamo vivamente che la circorstanza induca il presidente Giancarlo Mirandola a riflettere. Voleva la gloria, l’ha avuta: nessun dirigente velico prima di lui ha ricevuto una sanzione simile disintegrando la reputazione del proprio circolo. Di peggio può solo affondarlo definitivamente ed è sorprendente che nessuno di quelle parti si renda conto di quanto siamo vicini a tanto. O meglio, veramente qualcosa di peggio c’è ed è non credere alla testimonianza di una bambina. A proposito. Fossimo i suoi genitori la cosa non finirebbe qui. I machi non ci sono mai piaciuti.

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L’attesa motivazione della sentenza del procedimento nei confronti di Santiago Lopez e Fraglia Vela Riva è finalmente arrivata. La trovate cliccando qui. I commenti a dopo.

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Il 28 novembre scorso, senza che la FIV si degnasse di comunicarlo, il Tribunale Federale ha emesso la propria sentenza in merito al caso Barbara della Valle/ Monica LutterottiFraglia Vela di Riva del Garda/Lopez del quale ci siamo tanto occupati in passato. Ecco quanto pubblicato sul sito federale:

Curioso che manchi la firma di un giudice, vero? Dettagli formali immaginiamo. Dettagli che stonano comunque. Restiamo in fremente attesa delle motivazioni. Che non potranno essere altrettanto formalmente imperfette visto che si tratta di una specie di magica trasformazione. Queste testimonianze (qui qui e qui) portano infatti all’assoluzione di Lopez e il circolo alla deplorazione scritta. Ognuno può farsi la propria idea. Sempre in attesa delle motivazioni, per comprendere come sia stato possibile, si capisce… stay tuned.

 

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L’attesa decisione della Corte Federale di Appello è arrivata. Confermata la sentenza di primo grado. La Fraglia Vela di Riva  e Santiago Lopez sono colpevoli.

 

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Non sono ancora le 9 del mattino a Cervia, dove questa mattina è in programma la Spring Cup, regata di Optimist. Il piazzale comincia ad affollarsi di velisti e allenatori. Tra loro, come da foto,  anche Santiago Lopez, il tecnico della Fraglia della Vela di Riva del Garda recentemente sospeso dal Tribunale Federale per comportamenti impropri. Dobbiamo presumere che, avendo presentato ricorso alla sentenza, la Fraglia del presidente Giancarlo Mirandola ritenga la condanna sospesa. E tecnicamente ha forse ragione. C’è però qualcosa d’altro oltre ai tecnicismi della burocrazia. Si chiamano buon senso e opportunità. La FIV predica per un abbassamento dei toni. Il messaggio sembra irricevibile dalla Fraglia che schiera il suo tecnico in una manifestazione ufficiale. Le scuse evidentemente non solo possono attendere, ma forse non sono neppure prese in considerazione. Il messaggio ai propri soci è netto e chiaro: tiriamo dritto, non ci pieghiamo. Lo stesso messaggio deve arrivare anche ai soci junior. Non importa che il nostro allenatore sia sotto provvedimento disciplinare, la Fraglia ha le proprie regole e non risponde a nessuno. Possono essere dei minori affidati ad un circolo di questo tipo? Non abbiamo mai visto nella storia della vela italiana un club in aperta sfida al potere centrale quanto la Fraglia della Vela di Riva. Ci domandiamo dunque se questa Fraglia possa ancora far parte del movimento velico italiano.

Nella gallery l’allenatore della Fraglia Riva, Santiago Lopez questa mattina a Cervia con la squadra ufficiale del circolo:

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Quella che trovate qui sotto è la lettera che la mamma Fraglia della Vela Riva del Gardadi un “piccolo” velista della Fraglia Vela di Riva ha inviato nei giorni scorsi a La Gazzetta dello Sport e che viene pubblicata oggi. La Gazzetta aveva già pubblicato, nella sua edizione cartacea un’altra lettera di un’altra genitrice. Questa lettera che pubblichiamo anche noi oggi, ha dato vita ad un esposto inviato, nei giorni scorsi, al Procuratore Federale FIV. Costui, se lo riterrà opportuno (e non vediamo come potrebbe fare altrimenti) darà il via a indagini sul caso. Ogni commento è superfluo.

Mi chiamo Monica Lutterotti e sono la mamma di un ragazzino del 2006 che fino ad agosto del 2016 faceva parte della squadra agonistica Optimist cadetti della Fraglia Vela Riva allenato da Santiago Lopez.

Vorrei portare la mia testimonianza perche credo fermamente che la verità debba essere detta nella convinzione che lo sport debba essere tutt’ altro. Sono stata costretta a portare via mio figlio dalla Fraglia Vela Riva il circolo della città dove sono nata e cresciuta e dove vivo con la mia famiglia. Il linguaggio verbale adottato dall allenatore era molto pesante nei riguardi di mio figlio che non rispetta il canone atletico del circolo e veniva apostrofato con parole come “ciccione di merda”…..riportato poi da altri ragazzini che adottavano lo stesso linguaggio cosa per altro riferita dagli stessi genitori che ora difendono a spada tratta l’allenatore. Durante l’allenamento in acqua oltre a non essere seguito..e forse per questo nel 2015 e stato investito da un catamarano. .fortunatamente solo danni alla vela e al boma….veniva incitato con “forza sei lento come la merda che esce dal culo”….”coglione”…..questa bella parola poi l’allenatore si è permesso di dirmelo…riferita a mio figlio che non poteva regatare all ultima prova del meeting perche aveva 40 di febbre. .davanti a molte persone….tutto ciò e stato riferito al direttore tecnico al presidente e mi fu risposto che la vela è questa è se non mi stava bene potevo cambiare sport!

 

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La Fraglia Vela di Riva del Garda

 

La sentenza del Tribunale Federale è ancora “calda” sui tavoli delle redazioni dei giornali, ed ecco, via email, la risposa del club trentino:

La Fraglia Vela Riva ha preso atto oggi della decisione del Tribunale Federale presieduto dall’avv. Ghibellini in relazione al caso di spiaggiamento di una propria atleta avvenuto lo scorso mese di ottobre. 

La Fraglia Vela Riva affida ai propri legali una nota formale di commento alla decisione N. 2/2017 del tribunale di Federvela: “Abbiamo suggerito alla Fraglia Vela Riva e all’allenatore Santiago Lopez di non commentare in alcun modo la decisione N. 2/2017 del Tribunale F.I.V. Riteniamo di dover impugnare una decisione che non si può condividere assolutamente. Parleremo esclusivamente attraverso atti formali, che siamo chiamati a proporre, nella convinzione che il tecnico e la Fraglia Vela Riva siano stati ingiustamente sanzionati”.

Avv. Alessandro Malossini e Avv. Francesco Zarbo

 

La Fraglia dunque non ci sta.  Decide di sfruttare l’articolo 41 del Regolamento di Giustizia Federale, questo:

Ricapitoliamo. Niente può accadere sino a quando non usciranno le motivazioni della sentenza. Cioè entro 10 giorni. A quel punto però anche l’avvocato della della Valle, potrebbe ritenere insufficienti le sanzioni e ricorrere per le motivazioni opposte a quelle degli avvocati di Riva del Garda. Per farlo hanno entrambi 15 giorni dal momento della pubblicazione delle motivazioni (come da punto 2 dell’articolo 41).

Che dire. L’ostinazione della Fraglia ci lascia basiti. Una sentenza tutto sommato blanda poteva essere una buona occasione per cercare di voltare pagina. Non sarà così. Per altre settimane continueremo a parlare di questo caso. Che presto sarà affiancato da altri, già in rampa di lancio presso la Procura Federale. Un frullatore del quale la vela non ha bisogno alcuno. Ma alla Fraglia, seppellito ogni buon senso, sembrano non rendersene conto.

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