Il brillante secondo posto di Flavia Tartaglini nella classe RS:X salva la faccia della foltissima rappresentativa italiana a Miami, nella prova di World Cup. La squadra ufficiale prevedeva una flotta di ben 34 velisti, 6 allenatori, un fisioterapista, un team manager e il direttore tecnico per 7 classi su 10. Questa affollata spedizione ha partorito il criceto di un podio (RS:X W) e due presenze in medal race (ancora RS:X W  e 470 W). Ci sarebbe, anzi c’è, un’altra buona prestazione, quella di BressaniZorzi sul Nacra. Ma l’equipaggio era presente da indipendente, a proprie spese, orgogliosamente al di fuori di quello che per dimensioni può essere rappresentato come il carrozzone federale. A metà del quadriennio olimpico il modesto risultato del team ufficiale italiano in Florida suona come un pericoloso campanello di allarme che non può essere ignorato. I numeri sono inequivocabili.


La tabella mostra i due migliori risultati ottenuti dagli italiani a Miami. Se la definiamo, tutto sommato, una bella riga di merdesimi, si offende qualcuno? Nonostante le migliori intenzioni pare impossibile vedere il bicchiere mezzo pieno per un movimento che viene da due olimpiadi (2012, 2016) senza medaglie. A metà del cammino verso Tokio non ci sono certezze, solo speranze. Speranze che la Tartaglini regga, così come il Nacra, adesso che il gioco si fa più duro. Intanto registriamo la sproporzione tra l’investimento fatto per mandare 17 barche, 9 tavole e il relativo seguito dall’altra parte dell’oceano e i risultati ottenuti. Quale altra nazione aveva una squadra altrettanto folta? Qui la sproporzione è stridente. Le tre classi (Nacra, 49erFX e Finn) non presenti in Florida poi, mica erano ferme. Per loro il tassametro del pubblico finanziamento girava altrove. Numeri alla mano siamo una nazione di ultra retroguardia del medagliere olimpico velico. Però abbiamo i mezzi di una superpotenza. Spendiamo e spandiamo. Sono soldi pubblici, è troppo raccomandare sobrietà in attesa di tempi migliori? Probabilmente no. Solo l’Italia ricorre massicciamente ai Corpi Militari per la formazione delle proprie squadre. A Miami erano la stragrande maggioranza della nostra spedizione. E’ una peculiarità tutta nostra. Soldi pubblici in cambio di niente. Pardon, niente medaglie, ma decine e decine di stipendiati. Una seria riflessione sul rapporto costo/beneficio si impone. Ne riparliamo presto.

 

 

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Vittorio Bissaro, il miglior velista italiano di classi olimpiche nello scorso quadriennio, ha diritto di prepararsi come crede alla stagione che incalza con le regate più importanti alle porte. Il diritto ha ragione di esistere almeno quanto il nostro di dubitare sulla efficacia della sua preparazione che per molti mesi si è svolta, soprattutto, su Maserati. Bissaro è un atleta delle Fiamme Azzurre. Non è un particolare secondario. Rifletteteci.

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Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri sono gli unici due atleti della squadra olimpica italiana di Rio 2016 a non aver ancora consegnato il loro report sulla manifestazione al direttore tecnico Michele Marchesini. Si presume che non lo faranno più. Così il loro punto di vista, la loro analisi sulla medal race attraverso la quale è sfuggita una medaglia che pareva se non sicura, molto probabile, rimarrà per sempre privato. Non analizzabile da terzi, non patrimonio comune della vela italiana. Il dettaglio spiega perfettamente quanto egocentrica sia la visione della carriera velica di certi velisti. E quanto li stessi siano incapaci di sentirsi parte di un movimento trasversale nel quale ogni dettaglio dovrebbe essere patrimonio comune nell’obiettivo di crescere. Dove ogni successo, ogni medaglia, al pari di ogni sconfitta e delusione sono patrimonio comune. Il dettaglio della mancata analisi della sconfitta non è purtroppo il solo che la coppia BissaroSicouri ci fornisce per delineare il profilo perfetto del velista egoista/egocentrico, quello che non riesce a vedere un millimetro oltre il primo naso, che pensa soltanto alle proprie esigenze e non a quelle della squadra di cui fa parte. In queste ore comincia a Hyeres, in Francia, la stagione europea della World Cup, il circuito di massimo livello delle classi olimpiche. Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri non ci saranno. Ormai è certo che non andranno più in barca insieme.

Maserati di Giovanni Soldini

Il primo da alcuni mesi segue il pellegrinare caraibico del Maserati di Giovanni Soldini, la seconda ha partecipato senza particolari velleità al campionato italiano della classe 49erFX. Ognuno impiega il proprio tempo come desidera penserete voi. Giusto. Peccato che tanto Bissaro che Sicouri siano atleti delle Fiamme Azzurre, cioè il gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria. Ossia, in altre parole, sono pagati con soldi pubblici. Sono ovviamente arrivati a quello stipendio in funzione dei loro brillanti risultati in Nacra nel quadriennio precedente. Adesso c’è qualcuno che vuole spiegarci in nome e di che cosa Bissaro e Sicouri percepiscono attualmente uno stipendio pubblico? Siccome il programma di Maserati non è in alcun modo funzionale alle classi olimpiche, Bissaro è forse in ferie da mesi? Accidenti quanto sono lunghe le vacanze per gli atleti delle Fiamme Azzurre. Bissaro è un fuoriclasse è deve essere lasciato libero come un artista, come fosse un Michelangelo o un Caravaggio? Affascinante ipotesi. Forse un giorno lo diventerà. Per ora però, con tutto il rispetto, l’equivalente di capolavori, cioè medaglie d’oro, non se ne sono viste. Nell’attesa dargli del denaro pubblico per farsi i fatti suoi, non è un po’ troppo dato che viviamo in un Paese tutt’altro che economicamente florido? Il modello italiano dei gruppi sportivi, almeno nella vela, è sempre più irritante e insostenibile. Chi entra a farne parte ci resta (le eccezioni sono pochissime) a vita. In altre parole ci si entra motivatissimi e, una volta dentro, quella spinta progressivamente si affievolisce. Uno stipendio per girare il mondo e andare in barca a vela? Non esiste un solo giovanotto/a che non lo sogni. Il punto è che che posto a vita garantito e agonismo ad alto livello sono inconciliabili per drastica differenza di motivazioni. Infatti nessun altro Paese al mondo ricorre a simile formula di assistenzialismo. Chi sostiene il contrario mente. Il solo Paese assimilabile  al nostro in questo campo è la Francia. Ma in Francia sono 10 in tutto i velisti nei gruppi sportivi militari. In Italia solo le Fiamme Gialle sono molte, molte di più. Ma non è solo un problema di numeri. La differenza sostanziale nel metodo è che l’arruolamento è sottoposto a revisione ogni 2 anni. Senza risultati non si resta a spese dello Stato. E’ la federazione stessa a farsi carico del problema, a stilare le classifiche. Se questo sistema fosse introdotto in Italia ci sarebbe una drastica riduzione dei posti disponibili e il sistema sarebbe infinitamente più serio. Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri, che abbiamo preso in questo articolo come simbolo dello spreco, dello sbeffeggiamento impunito del sistema, non si sognerebbero di comportarsi come fanno. In quanto al report olimpico, fossimo al posto di Marchesini, li dispenseremmo. Perché hanno perso le olimpiadi è ormai scritto forte e chiaro nel loro comportamento nei mesi successivi.

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