Testa o Croce?

Quella che vedete qui accanto è la foto di Charlie Cross (aka Carlo Croce) che è arrivata ieri sera nelle redazioni di tutti i giornali. Accompagnava uno sconcertante comunicato stampa di Immagina, la società di comunicazione che cura le pubbliche relazioni dello Yacht Club Italiano e tra le cui socie figura Umberta Croce, nipote del presidente uscente del club medesimo. Un caso di nepotismo sul quale del resto ci siamo già intrattenuti. Abbiamo definito il comunicato sconcertante non per amor di polemica, semplicemente perché non è possibile usare un’altra parola. Come sapete si sono appena svolte le votazioni per il rinnovo delle cariche dello Yacht Club Italiano che ha eletto i 15 consiglieri che il prossimo 24 marzo, a loro volta, eleggeranno il nuovo presidente. Carlo Croce ha ottenuto, seppur di poco, il maggior numero dei voti, ma la sua rielezione è tutt’altro che certa. Anzi, analizzando i nomi dei componenti del Consiglio, ragionevolmente improbabile, dato che la maggioranza è orientata sul nome di Nico Reggio. Questa previsione deve essere risultata particolarmente indigesta a Charlie Cross che ha dato fiato alle trombe del suo ufficio stampa con un peana della sua attività e delle sue doti di dirigente. Un atto sconcertante, appunto, per una serie di motivi che proviamo ad elencare prima di entrare nel merito del comunicato. In questo momento tecnicamente Carlo Croce non è presidente dello Yacht Club Italiano. La carica è in sospeso sino al 24 marzo, quando ci saranno le elezioni. Usare l’ufficio stampa dello YC, sorvolando elegantemente che si tratta di sua nipote e che dovrebbe fare gli interessi di tutti (Nico Reggio incluso), per magnificare le sue doti è un gesto di rara volgarità e forse anche di più, materia per i probiviri del circolo medesimo. Un gesto di volgarità da un signore che ha impostato tutta la sua vita personale di dirigente all’understatement, al tenersi lontano da ogni enfasi e polemica? Verremo forse un giorno a sapere che si è trattato di un comunicato a sua insaputa? No, non c’è niente da ridere. Semmai da piangere scorrendo il comunicato che comincia così: “Esprime grande soddisfazione il Presidente dello Yacht Club Italiano, Carlo Croce, al termine dell’incontro di questo pomeriggio con il neo Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini.” Dunque il presidente che in realtà non è presidente intende prendersi un merito che non ha. Questo (prosegue il comunicato): “Il nuovo “BluePrint”, infatti, non prevede più il tombamento del Porticciolo, ma il mantenimento dello specchio acqueo che da oltre un secolo è sede di antichi e gloriosi club sportivi ed è punto di riferimento per centinaia di genovesi amanti degli sport remieri e nautici nonché fucina di tanti campioni olimpici italiani. «Le azioni di opposizione al tombamento esercitate in questi anni dallo Yacht Club Italiano e dagli altri Circoli nautici hanno finalmente portato all’esito sperato e perseguito – ha detto Carlo Croce – Sono contento che siamo riusciti a convincere il Presidente Signorini e l’architetto Piano che chiudere il Porticciolo sarebbe stato un grosso errore. Errore che avrebbe causato la perdita d’identità delle associazioni a tutto svantaggio dei loro soci tutti e degli atleti». Che faccia tosta. Tutti sanno a Genova, e allo Yacht Club Italiano meglio che in ogni altro luogo, che Charlie Cross ha fatto poco o niente (più niente che poco) nella gestione del “problema”. Anzi, il suo atteggiamento passivo è proprio forse la ragione principale dell’insoddisfazione dei soci sfociata nella votazione che promette di scalzarlo dalla presidenza. La votazione, appunto. Il comunicato stampa della nipote prosegue così: “Si tratta quindi di un importante risultato raggiunto dal Presidente Croce che ha avuto il suo riconoscimento anche all’interno dello Yacht Club. Infatti, per la sesta volta consecutiva, egli ha ottenuto il più alto numero di voti (248) tra i candidati alle elezioni per il Consiglio direttivo in seno al quale viene nominato il Presidente.” Non ci sono bugie in questa affermazione, da un punto di vista formale almeno. Se però questa realtà viene meglio interpretata ci si accorge che nel 2001, anno della sua seconda elezione Croce aveva preso il 90% di preferenze dei votanti, 16 anni e 5 elezioni dopo le preferenze hanno appena superato il 50% dei votanti. Una caduta verticale che spiega meglio di ogni parola il perché la parabola dell’avventura di Charlie Cross sia alla fase finale. Insomma, sostenere, sic et simpliciter, che Croce per la sesta volta sia stato il candidato alla presidenza più votato consente di non fare peccato (cioè di non mentire), ma omette un pezzo determinante di verità. Perduto ogni pudore il comunicato chiude parlando di palanche, cioè di vil denaro. Troviamo scritto: “Inoltre, durante l’ultima gestione, lo Yacht Club Italiano ha raggiunto la solidità finanziaria con bilanci fortemente positivi i cui margini potranno essere reinvestiti nelle attività sociali e sportive in calendario nel prossimo quadriennio.” Insomma, grazie a Croce lo YCI ha fatto la grana. Perché, se arriva Nico Reggio, saranno debiti per tutti? C’era una volta Carlo Croce, un uomo elegante. Ci sono tanti molti modi di uscire di scena. E Charlie Cross negli ultimi mesi ha avuto modo di allenarsi a tal scopo. Uscito senza rimpianti di alcuno dalla presidenza FIV per limiti di mandato, recordman di World Sailing, primo presidente non rieletto dopo il primo mandato nella storia dell’organizzazione, non si rassegna alla prospettiva di lasciare anche la poltrona dello YCI, sino al coprirsi di ridicolo con il comunicato stampa più inopportuno nella storia della vela italiana. La preghiamo mister Cross, la preghiamo in ginocchio: ci dica che è stato scritto a sua insaputa. Almeno ci faremo una risata. Così viene solo da piangere osservando mesti gli ultimi bagliori del crepuscolo di ex dirigente. Pardon, ex dirigente elegante.

 

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