Il Gallo cedrone e i doveri di un militare

Quello che vedete qui sopra è lo sconcertante post apparso sul profilo Instagram di Marco Gallo, finanziere salernitano, secondo classificato al campionato nazionale Laser appena concluso al Lido di Ostia. Perché sconcertante? Vediamo di ricostruire gli eventi per chi non ha avuto il fato di viverli in prima persona. Sabato la flotta è tornata a terra dopo due regate disputate (la sesta e la settima del programma) con una classifica che vedeva Giovanni Coccoluto in prima posizione con 2 punti di vantaggio su Francesco Marrai e 10 su Marco Gallo. Tutti e tre sono atleti delle Fiamme Gialle. Domenica poi il meteo ha impedito lo svolgimento dell’ottava prova, dunque quella avrebbe dovuto essere la classifica finale. Invece sappiamo che la classifica che passa agli archivi vede Marrai campione italiano davanti a Gallo e Coccoluto. Che cosa è successo? E’ successo che al rientro in porto Coccoluto e Marrai si sono protestati a vicenda, ma mentre la protesta del primo nei confronti del secondo è stata respinta, quella di Marrai è stata accolta e la conseguente squalifica di Coccoluto ha cambiato la classifica finale e il nome del campione italiano. E’ davvero un peccato che il titolo nazionale della classe più importante d’Italia sia stato assegnato da una Giuria e non da l’esito delle regate in acqua. E’ apparso non solo insolito, ma persino inopportuno che i due protestanti appartenessero allo stesso corpo militare. Chi scrive ha espresso queste perplessità direttamente al loro responsabile tecnico delle Fiamme Gialle, Pierluigi Fornelli (nella foto sotto al centro con Marrai e Coccoluto), ben oltre il tramonto, direttamente fuori la stanza dove la Giuria stava discutendo (e lo ha fatto a lungo) il caso. 

Non poteva Fornelli imporre ai due “litiganti” di stracciare le rispettive proteste in nome della sua autorità militare, visto che si trattava di due compagni di squadra? Certo, avrebbe potuto. Ma ha scelto di non farlo, la sua opinione, può non essere condivisa ma deve essere rispettata: “qualunque sia l’esito delle proteste, il loro vantaggio in classifica è tale che comunque sul podio resterà un atleta delle Fiamme Gialle” ci ha detto Fornelli. Che così ha argomentato: “Diverso sarebbe se fossimo ad una regata internazionale, consideriamo questo un passaggio formativo. C’è agonismo, rivalità tra i due ragazzi e le proteste fanno parte delle regate, impareranno qualcosa di importante anche qui”. Una visione più romantica dello sport ci fa pensare che avremmo preferito che lo stesso Fornelli (oppure i suoi superiori presenti alle regate) avesse optato per l’idea di cancellare d’autorità entrambe le proteste. Non è stato così ma non si può dire che la sua posizione non abbia una sua logica. Ne abbiamo quindi preso atto. Con un briciolo d’amarezza visto che la protesta che ha deciso poi il campionato era basata su la testimonianza di un terzo regatante obiettivamente un po’ distante per essere preso come decisivo nell’episodio che ha determinato l’assegnazione del titolo. E che anche la protesta presentata da Coccoluto aveva un testimone, guarda caso Gallo stesso, ancor più distante. Ma se per Fornelli e dunque per le Fiamme Gialle, il caso è stato indirizzato sul “via libera alle proteste tra compagni di squadra” ce ne siamo fatti una ragione. Non si può dire la stessa cosa per il terzo del team “Laser Fiamme Gialle”, Marco Gallo che scrive su Instagram che “non si sente di fare i complimenti a chi lo ha preceduto per il modo in cui ha conquistato il titolo”. Che è quello deciso dai suoi superiori. Da tempo ci lamentiamo pubblicamente del mal funzionamento dei Gruppi Sportivi Militari. Ci lamentiamo del fatto che troppo spesso chi ne fa parte sia ossessivamente concentrato sui propri diritti (ricevere lo stipendio) e molto poco sui propri doveri. Essere un militare è una cosa molto seria, che questi ragazzi dimenticano troppo spesso. Marco Gallo non si sente di fare i complimenti a chi lo precede e sostiene che non meglio identificati “addetti stampa” scrivano “minchiate”? Marco Gallo (a destra) non può permettersi il lusso di parlare e scrivere come se si trovasse al bar. Ha il dovere di complimentarsi con il vincitore in tutti i casi, se poi come in questo, si tratta di un suo compagno di squadra deve esserne più che felice. Ai Gruppi Sportivi Militari la collettività demanda anche il compito di formare degli uomini. Con Gallo la missione pare lungi dall’essere compiuta. La domanda è: si merita di restare nelle Fiamme Gialle un signore che dimostra di non avere idea delle responsabilità che questo comporta?

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3 risposte a Il Gallo cedrone e i doveri di un militare

  1. Francesco scrive:

    Perché non condividere la libertà di protestare un compagno di squadra? Come giustamente scrivi, le proteste fanno parte integrante della regata: se c’è un’infrazione in acqua che si può risolvere a terra va fatto, è brutto ma le regole sono queste e all’estero sono abituati a farlo.
    Se la giuria ha accolto la protesta significa che Marrai era stato danneggiato in gara quindi un eventuale “ordine di squadra” che avesse cancellato le proteste, avrebbe assegnato il campionato all’atleta sbagliato. Bene invece così.
    Complimentarsi con chi vince, sportivamente e onestamente, è invece un dovere di ogni sportivo, non solo di un militare. Pollice verso per Gallo.

  2. Pingback: Il Gallo Cedrone e i doveri dei militari (a vela) | Vento e Vele

  3. Lucio Fabbi scrive:

    Le proteste fanno parte della vela e tutte le proteste fatte “in casa” servono da allenamento per quelle “in trasferta”.
    Forzare Marrai e Coccoluto a ritirare le proteste sarebbe stata una interferenza della normale gestione della regata.
    Fornelli ha fatto bene.
    La Giuria è sicuramente un “ente terzo” più indipendente del proprio allenatore.
    L’anno scorso al Principessa Sofia due 49er italiani si sono protestati a vicenda e non è sembrato strano a nessuno.
    Vergona a Gallo per la poca sportività.
    Un giorno, quando e se uscirà dalla pubertà, forse sarà un velista completo.

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